Personalmente, tutto è cominciato a forza di passare di fronte a una mensa per i poveri e vedere una fila lunghissima di persone dignitosissime in coda per un piatto di pasta. Quelle file che ci danno fastidio perché fanno soffrire e che preferiamo non guardare. Ma anche se chiudiamo gli occhi o non passiamo più da quella strada, non scompaiono.

E allora: la Società Editoriale Il Fatto è nata dodici anni fa con l’intento di costruire un’impresa stabile e funzionante, ma allo stesso tempo fondata sul principio etico della libertà di informazione. Abbiamo scelto di non ricevere alcun finanziamento pubblico e di asserire che il nostro manifesto fosse la Costituzione Italiana. In tutti questi anni, siamo riusciti prima di tutto a esistere ancora e dunque a superare la crisi del mercato editoriale. Abbiamo non solo mantenuto la nostra forza lavoro, ma siamo persino cresciuti, e ci siamo trasformati a pieno titolo in una media company, diversificando. Oggi oltre al giornale e alla testata online, pubblichiamo libri, abbiamo un mensile e facciamo produzione televisiva. Siamo quotati in Borsa con un progetto industriale molto ambizioso e tutt’ altro che semplice ma è una bella sfida.

Il Fatto Quotidiano ha svolto e continua a svolgere un servizio importante di informazione provocando spesso burrascose polemiche, ma le abbiamo sempre superate grazie a chi ha continuato a seguirci, a leggerci e ad avere fiducia in noi. Alla base di tutto il nostro progetto, abbiamo sempre riconosciuto la forte fidelizzazione con la nostra comunità di lettori e con la società civile. Siamo nati grazie a un consenso fortissimo ottenuto girando l’Italia nell’estate del 2009 e raccontando il progetto del giornale. E ancora prima che uscisse il primo numero, abbiamo ottenuto la fiducia di tantissime persone che si sono abbonate a occhi chiusi.

È con questo pensiero che nasce l’idea di una Fondazione umanitaria con una forte connotazione nazionale che ci permetta di far passare il messaggio che alle nostre parole cercheremo di affiancare i fatti e, nel nostro piccolo, di dare un contributo per cambiare le cose. Torneremo di nuovo a incontrare le persone. Da settembre daremo vita a un vero e proprio tour sul territorio per raccontare il progetto della nostra Fondazione. Con grande orgoglio pensiamo di dare valore al nostro marchio e alla nostra Società promuovendo progetti umanitari tangibili che possano agire sulle fasce più deboli che, nell’ultimo anno, con la pandemia, sono state colpite maggiormente. Crediamo fortemente che la società civile, fatta da chi può aiutare e da chi ha bisogno di aiuto, sia più forte di qualsiasi sostegno previsto dalla legge, per quanto importante.

La Fondazione attraverso l’organo di indirizzo e il comitato scientifico selezionerà i progetti sui quali lavoreremo coinvolgendo anche associazioni di volontariato che già operano nel nostro territorio e chi comprerà il nostro giornale, chi si abbonerà, saprà che, oltre a informarsi, sta contribuendo a una realtà che opera anche in senso umanitario. Spesso in vari modi raccontiamo che un mare di persone ha bisogno di tutto: cibo, lavoro, risorse per far studiare i propri figli. Ci sono donne che non riescono a scappare da chi le tortura, anziani senza quel minimo per vivere una vita semplicemente dignitosa. Tutte cose che raccontiamo e denunciamo, ma forse possiamo fare qualcosa di più. Non potremmo aiutare tutti, non potremmo certamente cambiare il mondo, non potremmo eliminare quella fila per un piatto di pasta, ma potremmo essere orgogliosi di aver dato il nostro contributo.

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