Ha un che di festa, Ritorno al crimine. Quelle un po’ caotiche, imprevedibili, dove spesso non si conoscono tutti gli invitati, ma non importa, il tono è chiaro e basta farsi cullare da musica, vino e “pistole” per trovare la giusta sintonia.

Padrone di casa è Massimiliano Bruno, regista e attore del film arrivato al secondo capitolo, insieme a un gruppo di interpreti (in primis Alessandro Gassmann, Edoardo Leo, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi) che rivestono i panni di improbabili criminali e tornano al tempo della Banda della Magliana, “anche se questa volta andiamo pure a Napoli e prendiamo in giro Gomorra”, racconta Bruno. Nel cast, del film, in onda su Sky, i cammei di Antonio Cabrini e Bruno Conti, investiti dalla sana commedia all’italiana, quando la cattiveria non era da bollino rosso: il primo viene preso in giro per com’è invecchiato, una sorta di “guarda com’eri e guarda come sei”; il secondo per la capigliatura immutabile (“E avevamo contattato pure Paolo Rossi e Marco Tardelli”).

Oltre al set, siete realmente un gruppo di amici…

Edoardo Leo è mio fratello ed è bravissimo in veste comica, nonostante non sia la sua cifra classica; poi anche con gli altri ci conosciamo da una vita.

Menzione alla Goggi.

Una persona fantastica: durante una delle pause le abbiamo chiesto di cantare Maledetta primavera e lei ha accettato, con la troupe in coro.

Si è prestata.

È una compagnona, giovane dentro; è una persona brava, intelligente e divertente; e poi ha studiato la Pastorelli (protagonista del primo episodio: interpreta lo stesso personaggio, 35 anni dopo), e ora parla esattamente come lei.

Con Leo siete cresciuti insieme.

Ci siamo conosciuti al Locale (celebre “locale” romano degli anni 90): c’erano pure Valerio Mastandrea, Daniele Silvestri, Rocco Papaleo, Angelo Orlando e Marco Giallini.

Al Fatto ha dichiarato anni fa: “Preferisco il ruolo di regista e sceneggiatore a quello di attore”.

È sempre così. Per questo ho rifiutato tantissimi ruoli e solo in pochi casi ho accettato senza sapere niente, come in Boris e L’ispettore Coliandro.

Refrattario.

Preferisco impegni di tre o quattro giorni, altrimenti mi scoccio; anche nei miei film ho piccole parti.

A 50 anni è diventato un “maestro”?

Ma come si fa? Mi occupo di commedie e intrattenimento, di cultura pop: i maestri sono altri; (ci pensa) ho conosciuto dei grandi maestri che poi si sono rivelati deludenti a livello umano, e persone che artisticamente non apprezzavo, ma che si sono tramutate in punti di riferimento professionale.

Un maestro per lei.

Gigi Proietti, eppure per la critica cinematografica era solo da film commerciali: quando ci parlavi ogni momento si tramutava in lezione di vita e artistica. Carisma raro.

Se potesse tornare indietro nel tempo, quale segreto vorrebbe scoprire?

Forse andrei a Bologna il 2 agosto 1980; (pausa) no, vorrei prendere un caffè con Mussolini per scoprire come parlava nel quotidiano, se anche nel privato manteneva la voce e l’atteggiamento da folle (ne fa una super imitazione).

Regista sempre.

Sogno un film basato su una storia omosessuale tra Hitler e il Duce.

Tra le sorprese di Ritorno al crimine c’è Achille Lauro.

Che carino. All’inizio ero spaventato, pensavo fosse un tipo trasgressivo e aggressivo, invece è arrivato e si è rivelato un tesoro: educato, preparato, bravissimo. E ho capito che è un vero professionista, nato per stare nel mondo dello spettacolo.

Ha imparato a sgridare sul set?

Non ce la faccio. Per questo prendo sempre degli aiuto registi cattivissimi; (pausa) alla fine penso sempre che in fondo è un film e non è necessario incavolarsi, un po’ come prima della finale ha dichiarato Mancini, quando gli ponevano domande apocalittiche: “È una partita di calcio”.

Relativizza.

Difendere spocchiosamente, narcisisticamente e in maniera violenta le proprie idee sul set, non fa parte di me. Non urlo e non tiro sedie.

Ha mai ricevuto sediate?

Seeeee, sa dove je la metto (ride). Pubblica questa risposta?

Sì.

Se vuole cambiamo con “mi faccio rispettare”.

Vita reale o il set?

Reale. Sul set, quella del regista non può essere reale perché è un incrocio tra chi ti vuole blandire e chi fregare.

Ne soffre?

Quando conosci i meccanismi, sai come attrezzarti per aggirare certe logiche.

Tra poco, come attore, torna in Boris

Non so ancora quando inizieremo, forse a settembre: rispetto a 15 anni fa siamo tutti molto più impegnati tra lavoro e famiglia, ed è complicato incrociare le agende di Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti e anche la mia. Però amo Boris.

Non ci sarà il contributo alla sceneggiatura di Mattia Torre, morto due anni fa.

Mi fa effetto, per questo ci ho pensato due volte prima di accettare: Mattia era bravissimo e mancherà la sua anima, il suo lato poetico, ma Ciarrapico e Vendruscolo (gli altri due autori) sono fortissimi.

Di Ritorno al crimine ci sarà il terzo capitolo…

Lo stiamo montando ed è tutto ambientato nel 1943: una battaglia della Banda della Magliana contro i nazisti. E i nazisti perdono. Di brutto.

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