Il Fatto di domani. Primarie Pd, il terrore corre sul gazebo: adesso Roma teme il flop di Torino. Mix vaccini, il far west per la seconda dose

Di Il Fatto Quotidiano
14 Giugno 2021

PRIMARIE PD, IL FLOP E LA GRANDE PAURA. Undicimila voti in una città di quasi 900mila abitanti: dopo la chiamata torinese per pochi intimi (con un candidato vincitore, Stefano Lo Russo, che non sfonda quota 50 per cento e, anzi, si ferma al 38,6, con solo 400 preferenze in più del secondo), adesso nel Partito Democratico cresce l’ansia per le primarie di domenica prossima a Roma. Il segretario, Enrico Letta, ha cercato di tranquillizzare i suoi: la scarsa affluenza “non mi preoccupa per un motivo molto semplice: queste sono le prime attività del post Covid, sono naturalmente con numeri più ridotti rispetto a prima”. Sarà, ma se nella Capitale andassero a votare così poche persone un problema si porrebbe, eccome, soprattutto considerando i due avversari del vincitore in pectore, Roberto Gualtieri: Virginia Raggi (sulla quale Letta e Conte hanno posizioni diametralmente opposte) e Carlo Calenda (che la sua campagna la sta facendo da un po’). Sul Fatto di domani ci occuperemo allora di questo terrore e delle strategie dem per sostenere comunque l’ex ministro dell’Economia. Faremo poi il punto sulla situazione in Calabria e a Bologna, dove l’ex premier ha ufficializzato l’appoggio a Matteo Lepore. Cercheremo infine di capire proprio cosa intenda fare il Movimento 5 Stelle nel caso si vada ai ballottaggi con il Pd.

FERMI TUTTI, QUESTA È UNA VARIANTE (INDIANA). Altro che Independence Day: il Regno Unito è costretto a rimandare di quattro settimane la sospensione delle restrizioni, che era stata fissata per il 21 giugno. Quindi i locali notturni resteranno chiusi e la gente sarà incoraggiata a continuare il lavoro a distanza. Questo perché nel Paese si continua a diffondere la “variante Delta” (o Indiana) e sono morte dodici persone che avevano già completato il ciclo di vaccinazione. Proprio il timore che questa mutazione del coronavirus possa “bucare” l’immunizzazione suscita qualche preoccupazione nei virologi di casa nostra, dove siamo alle prese anche con un’altra questione, se possibile più urgente: la seconda dose “eterologa”. Da tre giorni stiamo assistendo a una babele di voci e pareri: dalle Regioni che procedono ancora in ordine sparso ai virologi al presidente dell’Ordine dei Medici. Il commissario Figliuolo ha reso noti nel pomeriggio i dati definitivi, aggregati per fasce d’età, di tutti i vaccinati over 60 con AstraZeneca; tra questi, circa un milione dovrebbero ricevere il richiamo con un siero diverso. Daremo anche uno sguardo al resto d’Europa, per capire come si stanno comportando negli altri paesi. Qui i dati odierni dei contagi.

QUELLO STRANO CARTEGGIO TRA IL BOSS E VIA ARENULA. Come vi abbiamo raccontato oggi, pochi giorni dopo l’insediamento del governo Draghi, il boss delle stragi, Giuseppe Graviano, ha preso carta e penna e dal carcere ha scritto alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Impossibile conoscerne il contenuto, che potrebbe essere rivelato solo dalla Guardasigilli. Oggi sul caso è intervenuto il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra: “C’è certamente una singolare coincidenza relativamente ai tempi in cui sono state inviate le missive”. Morra fa riferimento all’altra lettera, che sarebbe stata inviata nel 2013 dal boss di Brancaccio a Beatrice Lorenzin, all’epoca ministra del governo Letta in quota Pdl. Sul giornale di domani potrete leggere gli sviluppi di questa inquietante vicenda.

ISRAELE, IL GOVERNO FRANKESTEIN. L’esecutivo di Naftali Bennett ha ottenuto la fiducia della Knesset con 60 voti a favore, 59 contrari e un astenuto. Dopo dodici anni si chiude, dunque, l’era Netanyahu. La maggioranza è composta da 8 partiti molto diversi tra loro: tre di destra (Yamina, Lieberman e Saar), due di centro (Lapid e Gantz), due di sinistra (Micaheli e Horowitz) e la formazione arabo-islamista Abbas. Le larghe intese all’israeliana, insomma. Sul Fatto di domani vedremo nel dettaglio le figure che lo compongono e proveremo a capire se e quanto questa formazione monstre potrà durare.


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Minzolini, un condannato alla guida del Giornale. La notizia è diventata ufficiale: l’ex parlamentare ed ex direttore del Tg1, che nel 2015 ha rimediato una condanna definitiva a due anni e sei mesi per l’uso ingiustificato della carta di credito Rai, è il nuovo direttore del quotidiano.

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