Oltre cinquemila nuovi contagi registrati ieri (5.372), sia pure con 129 mila tamponi, sorprendono anche il professor Giuseppe Ippolito dello Spallanzani, membro autorevole del Comitato tecnico scientifico: “Speravamo in una crescita inferiore, ora ci vuole attenzione giorno per giorno per programmare eventuali chiusure più limitate possibile”. Il governo osserverà la situazione per qualche giorno, la linea del presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è imposta anche al ministro della Salute Roberto Speranza, che voleva fare più in fretta. Ma entro giovedì 15 dovrà uscire il nuovo Dpcm (decreto del presidente del Consiglio) e conterrà restrizioni: probabilmente per gli orari di bar e locali (chiusura alle 22 o alle 23, ma non per i ristoranti) e forse anche per i trasporti, battesimi e matrimoni, fiere e sport da contatto. Rischia il campionato di calcio, se non subito, all’ulteriore aumento dei contagi visto che è allo studio un dispositivo per variare le misure in base alla crescita di Rt, l’indice di trasmissione del virus: secondo l’ultimo monitoraggio diffuso ieri, riferito al periodo 17-30 settembre che sembra già storia, è a 1,06 (sopra 1 un infetto contagia in media più di una persona e quindi l’epidemia cresce). Possibili “chiusure locali” temporanee, ha detto la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, revocabili se in 14 giorni la situazione migliora. Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, a domanda, ieri non ha escluso nemmeno lo stop agli spostamenti tra le Regioni. Nessuno pensa di chiudere le scuole, anzi il monitoraggio settimanale dice che i contagi scolastici sono stati solo il 2,5 per cento del totale tra il 29 settembre e il 4 ottobre. Molti di più quelli in ambito familiare: 75 per cento. Ma il movimento attorno alle scuole preoccupa eccome. Purtroppo però i dati diffusi dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di Sanità, provenienti dalle Regioni, fanno sempre difetto: manca il link epidemiologico di 4.041 su 12.618 nuovi contagi della settimana presa in esame, cioè per uno su tre. Dopo quasi otto mesi un po’ troppi.

I casi giornalieri sono raddoppiati in meno di una settimana, venerdì 2 ottobre erano 2.499. Il rapporto tra positivi e tamponi non è mai stato così alto: 4,19%, fino alla settimana scorsa non era mai arrivato al 3 per cento dalla fine del lockdown. Preoccupano la Campania e la Lombardia, 769 e 983 contagi con progressioni allarmanti. Naturalmente, per quanto i numeri siano in apparenza sovrapponibili a quelli del 19 marzo, quando i casi erano 5322, il paragone non sta in piedi: allora i tamponi erano stati 17.236, ieri 129.471; lo facevano a malati gravissimi. Aumentano anche i decessi, 28 ieri e il trend è in crescita, ma il 19 marzo erano stati 427. E in terapia intensiva c’erano 2.498 persone, ieri 387 con un aumento di 29 da giovedì. Insomma il sistema sanitario sa trattare meglio il virus, soprattutto negli ospedali ma anche sul territorio. La falla ad ogni modo è qui, come spiega il professor Andrea Crisanti, docente di Microbiologia a Padova: “Con questi numeri il tracciamento dei contatti non è più possibile”. Per questo proponeva di moltiplicare i tamponi fino a 3-400 mila al giorno. Anche il professor Ippolito, del resto, osserva che “il problema è fare i prelievi”. Infatti al ministero della Salute si pensa a come rafforzare i dipartimenti di prevenzione delle Asl.

I casi registrati in Italia in 14 giorni ogni 100mila abitanti sono passati da 34,2 (14-27 settembre) a 44,37 (21 settembre-4 ottobre), Spagna e Olanda sono sopra i 300, la Francia a 260 e il Regno unito a 218. Quelli che aumentano di più sono i sintomatici, non è buon segno: da 6.650 a 8.198, cioè più di due terzi. Scendono, ovviamente, i casi rilevati con il tracciamento dei contatti: 31,8% contro 35,8. Aumentano quelli rilevati con attività di screening (33,2% contro 28,2%). Il 29,1% dei nuovi casi è stato rilevato attraverso la comparsa di sintomi e nel 5,9% non è stato riportato l’accertamento diagnostico.

Inquietanti le conclusioni che sottolineano “un’accelerazione del progressivo peggioramento dell’epidemia di SARS-CoV-2 segnalato da dieci settimane, che si riflette in un notevole carico di lavoro sui servizi sanitari territoriali” e “per la prima volta” segnalano “elementi di criticità significativa relativi alla diffusione del virus nel nostro Paese”.

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