Il sindacato di destra Ugl sposa l’associazione di rider con idee aziendaliste: un matrimonio di convenienza che spalanca le porte alla firma di un contratto nazionale dei fattorini molto gradito alle multinazionali del cibo a domicilio. Che non prevederà diritti e stipendi fissi per i lavoratori, ma consacrerà il sistema basato sui pagamenti a consegna. Da pochi giorni, l’Ugl – sigla nella quale si sono fatti le ossa Renata Polverini e Claudio Durigon – è alleata con l’Anar, gruppo che riunisce i rider favorevoli alle condizioni imposte dalle piattaforme, a partire dall’inquadramento “a partita Iva”. Il sindacato è pronto a fornire la sponda, incontrare Assodelivery – cioè Deliveroo, Glovo e Just Eat – e accettare di mettere nero su bianco che i fattorini vengano retribuiti a cottimo, come già succede nonostante la pronuncia contraria della Cassazione.

Un accordo che piacerà alle imprese, che non vogliono assumere come dipendenti i rider né garantire salari orari. La legge approvata a novembre 2019 dice che da novembre 2020 i fattorini devono avere un contratto collettivo. Entro quella data bisogna sottoscriverne uno, altrimenti scatterà l’automatica applicazione di quello della logistica (non firmato dalle app). Assodelivery finora non ha mai aperto una trattativa con Cgil, Cisl, Uil, Deliverance Milano e Rider Union Bologna: queste organizzazioni chiedono con forza l’assunzione e gli stipendi fissi. L’Anar, nata a settembre 2019 è invece allineata quasi del tutto con le imprese. Ma proprio per questo teme che, firmando un contratto, questo possa essere contestato in sede giudiziaria, perché mesi fa sono venute fuori testimonianze di incontri tra i promotori dell’associazione (prima della sua costituzione) e vertici delle aziende. Insomma, con la mano tesa dall’Ugl si tenterà di salvare la forma, perché si tratterebbe di un contratto firmato da un sindacato strutturato.

Articolo Precedente

Firenze. Lo stadio è solo un esempio della pessima amministrazione

prev
Articolo Successivo

Distanze e classi rimodulate: così cambierà la scuola

next