Solo due chilometri separano il centro storico del Comune di Albino da quello di Nembro, che insieme al vicino Alzano Lombardo è stato uno degli epicentri dell’epidemia di Covid-19. Ed è qui, nella Valle Seriana, in provincia di Bergamo, che si trovano sette delle quindici case di riposo lombarde che fino ad ora hanno aperto a pazienti Covid. Tra queste c’è Casa Honegger, dell’omonima fondazione. Struttura storica. Ha 140 posti letto, altri 60 nella casa protetta. In marzo, tra i suoi anziani ospiti, ha contato 48 morti, sugli oltre 600 registrati nella provincia bergamasca. “Molti sono deceduti dopo aver manifestato sintomi riconducibili al coronavirus”, conferma la direttrice sanitaria Tiziana Mosso. Casa Honegger aveva un reparto isolato dal resto della struttura. E, dopo i tanti decessi, molti posti liberi. Oggi quel reparto è un’area Covid con 22 letti. Da ieri ha iniziato a ricoverare pazienti che arrivano da ospedali e case di cura private della zona. Tanti hanno ancora bisogno dell’ossigenoterapia. Di loro si occupa una equipe costituita da dieci tra medici e infermieri. “Poi ci siamo avvalsi di consulenze in materia di sicurezza sanitaria, ci ha aiutati anche il servizio di Infettivologia dell’ospedale di Bergamo Papa Giovanni XXIII: per noi è stato un dovere morale”, spiega Mosso, la quale si augura però che anche il rimborso atteso dalla Regione sia equiparato a quello previsto per i reparti ospedalieri, che vengano cioè “riconosciuti anche tutti i costi aggiuntivi che questa emergenza richiede, dall’anticipazione dei farmaci ai Dpi per il personale”. Tutto sulla base dell’ordinanza con la quale Attilio Fontana e la sua giunta hanno disposto il trasferimento di pazienti Covid nelle Rsa dotate di strutture autonome, anche sul piano organizzativo, per liberare posti negli ospedali. Operazione facile? Non proprio secondo il presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo Guido Marinoni. “Di fronte alla scarsità di bombole Fontana ha puntato sulle case di riposo perché, come agli ospedali, hanno la distribuzione di ossigeno – dice Marinoni –. Ma se isolare un reparto è semplice, dato che basta alzare due muri, molto meno semplice è la rigida separazione degli operatori sanitari dell’area Covid dal resto del personale. Operazione complessa, quasi impossibile. Peraltro in strutture che sono state abbandonate vergognosamente, la Regione non ha provveduto a rifornirle di dispositivi di protezione individuale, tutto il territorio ne è rimasto privo”.

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