Uno scambio di idee, una intuizione e poi, con la somministrazione, la conferma che uno dei farmaci usati per curare alcune malattie come l’artrite reumatoide, il lupus o la psoriasi possa avere effetti positivi anche nel contrastare il coronavirus. “Abbiamo utilizzato il Tocilizumab su due pazienti dell’ospedale Cotugno” hanno spiegato dal “Pascale” di Napoli. E le loro condizioni sono migliorate.

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Come funziona. Nei casi gravi di infezione da Covid-19, l’insorgere di una polmonite severa (con ricorso alla terapia intensiva e il rischio di decesso) non è solo dovuta alla replicazione del virus Sars- Cov-2, ma anche a una reazione eccessiva del sistema immunitario che, in alcuni casi, diventa causa stessa di danno e di progressione dei sintomi. Paradossalmente, insomma, il sistema immunitario complica le cose e genera quella che i medici chiamano una “tempesta di citochine”, proteine che regolano la migrazione delle cellule immunitarie verso il sito dell’infezione e uno stato infiammatorio che causa danno del tessuto a livello dell’interstizio del polmone. I medici stanno dunque tentando, in alcuni casi, di utilizzare farmaci già in commercio per malattie diverse, ma sempre legate a una risposta immunitaria eccessiva.

“Noi siamo un istituto oncologico, non trattiamo certo influenze – spiega Franco Buonaguro dell’Istituto Nazionale Tumori Ircss Fondazione Pascale di Napoli – Ma una sera di sei giorni fa, chattando con i miei colleghi, riflettevamo sui nuovi farmaci oncologici che possono causare effetti collaterali legati al sovraccarico del piccolo circolo tra cuore e polmone e generano una tempesta di una particolare citochina, detta ‘interleuchina 6’ (come nei casi gravi di Covid, ndr)”. Per far fronte a questo problema, si utilizza il Tocilizumab, un farmaco che modula le reazioni immediate ed eccessive del sistema immunitario tipiche nell’artrite reumatoide, nel lupus e nella psoriasi. “Da qui, l’intuizione che poteva forse abbassare il livello delle interleuchina 6 nei casi gravi di Covid”.

L’efficacia. Il rischio però era che potesse creare effetti collaterali imprevisti. “Dai colleghi cinesi, abbiamo scoperto che lo stavano già usando”, spiega Buonaguro. Su 21 pazienti cinesi, ha avuto successo senza effetti collaterali problematici. “Lo abbiamo subito usato su due pazienti dell’ospedale Cotugno di Napoli. Uno grave e già intubato, l’altro in procinto di esserlo. Nel giro di 24 ore, in entrambi i pazienti il livello delle interleuchine si è abbassato. In 48 ore il primo paziente è stato ‘estubato’, mentre il secondo non ha più avuto necessità di essere intubato. Si tratta di approcci possibili perché questi farmaci, sebbene commercializzati per altre malattie, hanno superato tutte le prove cliniche per la sicurezza”.

Gli altri farmaci.Su questa stessa base, la Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) ha stilato le linee guida delle terapie da utilizzare nei pazienti con Covid. Nei casi più lievi si suggerisce l’impiego di un antiretrovirale già approvato per l’Hiv, il Lopinavir. Il farmaco inibisce le cosiddette proteasi, cioè degli enzimi virali che il virus Hiv utilizza per assemblare nuove particelle virali e riprodursi. Il virus Sars-Cov-2 impiega una proteasi diversa, su cui si è visto che il Lopinavir ha azione inibente, anche se in misura meno efficace.

Per i pazienti con sintomi severi, la Simit suggerisce la Clorochina utilizzata contro la malaria. Come il Tocilizumab, mostra la capacità di modulare la risposta immunitaria. Si sta poi provando anche un farmaco nuovo, non ancora commercializzato, per i pazienti più gravi. È il Rendezivir della Gilead (sviluppato per Ebola) che è risultato essere efficace contro il coronavirus Sars dell’epidemia del 2003. I dati sulla sua validità sono solo in vitro: non è stato mai commercializzato, quindi non ci sono molti dati sull’uomo. È poi un farmaco sperimentale e non si hanno ottime notizie sul fronte della sua sicurezza e non essendo stato approvato, la Gilead non ha la possibilità di distribuirlo su larga scala (viene infattiriservato solo ai casi più gravi).

I limiti. Purtroppo, poi, la poca conoscenza del virus e l’assenza di studi clinici non permettono di provare la corrispondenza biunivoca tra farmaco e guarigione dal Covid-19. Nonostante le analisi e i risultati positivi, insomma, non si sa ancora se il paziente sia guarito per le medicine o se sarebbe guarito anche senza.

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