C’è una puntata di Black Mirror che parla di un primo ministro britannico e di un maiale. No, qui il maiale non si incrocia con un pipistrello e non c’è un virus mortale, state tranquilli. Accade un fatto più straniante, e cioè che viene rapita la principessa amatissima della famiglia reale e che i rapitori comunicano al mondo che la rilasceranno solo se il primo ministro si accoppierà in diretta tv con un maiale. La tensione cresce, il pubblico da casa è in fibrillazione, i media creano dei corto circuiti imprevedibili. Ecco, io l’altra sera mentre attendevo la famosa diretta Facebook in cui il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana doveva comunicare al Paese se fosse o non fosse positivo al Coronavirus, mi sono sentita dentro quella puntata.

È stato il primo momento sinceramente distopico della mia vita. Ero lì, davanti allo schermo e immaginavo che in quell’attimo tutto potesse succedere: da Fontana che ci diceva “Sono positivo al Coronavirus, ma la mia faccia non è mai stata quella di uno che sta tanto meglio, quindi vado avanti come se niente fosse” a “Sto bene e per dimostrarvelo mi accoppierò con un maiale, ora”, a “Il test è positivo, sono incinto, Salvini ancora lo sa”. Giuro che ero pronta a tutto. E in effetti non sono rimasta delusa. Attilio Fontana ha messo in scena la migliore rappresentazione di se stesso e della Lega, ai tempi del Coronavirus, che si potesse immaginare. Una Lega a cui sta tornando indietro tutto come un boomerang, con gli effetti comici a cui stiamo assistendo.

Dopo una settimana in cui Fontana ne ha avute per tutti e ha recitato con convinzione la parte di quello che “Io sono io e il Coronavirus non è un cazzo”, dopo che ha dato lezioni di contenimento del virus mentre il virus gli entrava dalla finestra e si apriva una lattina di birra, dopo che ha spiegato al governatore della Toscana come si gestiscono le emergenze mentre una sua collaboratrice contagiata gli starnutiva sul foglio delle ordinanze, dopo che dava del “cialtrone” a Conte perché “Ho dovuto reagire per difendere i nostri medici” e intanto il medico che ha visitato la sua stretta collaboratrice ora sarà chiuso nella tuta cerata del Ris, ecco, dopo una settimana di lezioni a tutti, ha fatto la figura di merda che sappiamo. E non è che abbia scelto di arginare la situazione imbarazzante con la sobrietà che sarebbe stata opportuna, magari con un comunicato scarno, con poche righe su Facebook, no, ha messo in piedi quello show surreale con lui in diretta social mentre delle tizie con le mascherine gli passavano dietro, roba che mi aspettavo da un momento all’altro che quelle stesse tizie a un certo punto l’avrebbero portato via saltandogli addosso e poi bloccandolo col bastone da collo dell’accalappiacani come in certi video da Wuhan. E poi quel meraviglioso “La mia collaboratrice ha il Coronavirus ma io per ora no, per cui cari amici possiamo continuare a combattere questa battaglia per continuare a impedire la diffusione di questo virus!”. Che è come dire “Bene, mi sono appena fatto un doppio cheeseburger, possiamo continuare la dieta!”.

Il momento topico, infine, quello in cui Fontana ha voluto regalare al mondo la certezza che il Coronavirus sia intelligente e selettivo e che ha colpito la sua povera collaboratrice ma solo per arrivare a lui. Parlo del momento in cui si è infilato quella mascherina in diretta nazionale, quello in cui noi eravamo lì davanti allo schermo come ipnotizzati assistendo al suo, al nostro suicidio mediatico davanti al mondo. Tra l’altro, come se non fosse tutto già sufficientemente ridicolo, non riusciva neppure a infilarsi la mascherina e alla fine, con la mascherina mezza storta e quei fili che gli penzolavano dall’orecchio, cercava di rassicurare il Paese sembrando l’amico che a Carnevale, alla festa dell’azienda, si maschera da ginecologo per fare battute sceme alle colleghe. Ed è a quel punto che ci si è domandati cosa abbiano fatto di male i lombardi per passare dalla camicie di Formigoni agli occhiali con la montatura colorata alla Mughini di Maroni alla mascherina di Fontana.

Ieri poi, come se non bastasse, è saltato il voto sulla nuova autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini a causa dell’assenza del senatore leghista Luigi Augussori, anche lui in “quarantena volontaria”. A questo va aggiunto che lo stesso Matteo Salvini aveva incontrato a Milano Attilio Fontana il 24 febbraio, per cui se il governatore dovesse “positivizzarsi”, toccheranno tampone e isolamento pure al Capitano.

Ed è così che viene da ridere pensando a questa nemesi virologica per cui la Lega, quella che voleva la Padania, il distacco, l’autonomia dal resto dell’Italia, si sta avviando a ottenere, dopo tante battaglie quello che voleva. A breve, saranno il Sud Italia e il resto del mondo a chiedere la secessione. Arriverà pure il video razzista di Vincenzo De Luca che canta: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i padani”. Manca poco, me lo sento.

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