La doccia fredda, per Salvini, arriva in tarda serata, con una nota firmata Presidenza del Consiglio. Quel Gianluca Savoini che da giorni il capo della Lega fa finta quasi di non conoscere era alla cena del 4 luglio, a Villa Madama a Roma, con il premier Giuseppe Conte e con il presidente Vladimir Putin, su richiesta di Claudio D’Amico. Ovvero, “del consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini”. In altri termini, “l’invito è stato sollecitato” da uno stretto collaboratore del capo della Lega, Matteo Salvini. La nota di Palazzo Chigi precisa di “aver compiuto tutte le verifiche del caso” e aggiunge: “D’Amico, tramite l’Ufficio di vicepresidenza ha giustificato l’invito, in virtù del ruolo dell’invitato di Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del Presidente del Consiglio di inoltrarla agli organizzatori”.

Intanto la Procura di Milano studia cellulari e celle telefoniche. Si indaga su un’ipotesi di corruzione internazionale con al centro una compravendita di gasolio tra una società russa e l’Eni. Prezzo 1,5 miliardi di dollari. Di questi circa 65 milioni, ovvero il 4% del “discount” sul prezzo totale sarebbero finiti nelle casse della Lega per finanziare le ultime elezioni europee. Il resto dello sconto, circa il 6%, sarebbe andato a funzionari del governo di Mosca. Una bella fetta di denaro che secondo le ultime attività della Procura sarebbe rimasto concretamente in Russia. Un riscontro importante e che proverebbe che in qualche modo l’affare è andato avanti. Che poi si sia chiuso realmente è ancora da capire.

Di certo, a oggi, c’è un’accusa di corruzione internazionale nei confronti di Gianluca Savoini, ex giornalista della Padania e presidente dell’associazione Lombardia Russia che ha gli uffici nella sede della Lega in via Bellerio a Milano. Poi c’è l’ormai famoso audio dell’incontro avvenuto all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre scorso, reso noto da BuzzFeed. A quell’incontro per pianificare l’affare del gasolio c’erano tre russi e tre italiani. Tra questi Gianluca Savoini, un tale Francesco, sulla cui identità la Procura pare abbia chiuso il cerchio, e tale Luca, ovvero l’avvocato d’affari di origine calabrese Gianluca Meranda. Presenza ammessa dallo stesso legale con una lettera inviata ieri alla stampa e nella quale spiegava di un incontro del tutto legittimo. Per questo la prossima settimana sarà sentito in Procura. Ancora da capire in che veste: da indagato o da testimone. Con buona probabilità, Savoini sarà interrogato già domani.

A questo punto non vi è dubbio che “Ita 2” nell’audio è Meranda che dice: “Francesco (Ita 1, ndr) dice che non c’è problema ad avere una quarta compagnia in mezzo. La cosa più importante è che si tratti di un’azienda nota (…). L’ideale sarebbe da grande compagnia a grande compagnia con la banca in mezzo”. Ed è sempre “Ita 2”, ovvero Luca, a spiegare il piano di rientro a favore della Lega: “L’idea come concepita dai nostri ragazzi politici è che con uno sconto del 4 per cento 250.000 più 250.000 al mese per un anno, possono sostenere una campagna”. E ancora: “Il 4% a noi è sufficiente. Hanno fatto i loro piani con un 4 netto, quindi se ora dici che lo sconto è del 10 per cento, direi che il 6 per cento è vostro. Ok? “. È sempre “Ita2” che parla. Dall’audio si capisce che Francesco è “Ita1”. Pare, dunque, che le trattative vengano portate avanti dall’avvocato Meranda (allo stato non indagato).

C’è poi la parte russa. Tra i tre c’è un tale Ylia, che dovrebbe essere Ylia Yakunin, manager di Mosca, legato all’avvocato Vladimir Pligin, parlamentare della Duma dal 2003 al 2016. Ed è lo stesso Pligin che viene citato nel’audio: “Stiamo aspettando che Pligin torni per discuterne”. Pligin è vicino al vicepremier russo Dmitry Kozak. Negli anni Novanta i due fondarono una società giuridica nei cui uffici il 17 ottobre 2018, secondo quanto riportato dal settimanale l’Espresso, si sarebbe svolto un incontro tra lo stesso Salvini e Kozak. Il giorno dopo, la mattina, avviene l’incontro dell’hotel Metropol.

Gli altri due interlocutori russi restano, allo stato, sconosciuti. Ma c’è poi altro su cui lavora la Procura e cioè la rete di contatti che orbitano attorno allo stesso Savoini. Tra questi c’è, ad esempio, Claudio D’Amico, ex parlamentare del Carroccio, ex capo di gabinetto del ministro Calderoli, nonché attuale consulente di Salvini per quanto riguarda gli affari internazionali. D’Amico allo stato non risulta indagato né tantomeno gli si attribuisce un ruolo nella trattativa. L’indagine, dunque, sembra poter accelerare. In attesa degli interrogatori, della rogatoria e di possibili acquisizioni documentali negli uffici dell’Eni, la società che avrebbe dovuto comprare il gasolio e che già giovedì ha smentito ogni sua partecipazione all’affare.

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