C’è di che riempirsi cuore e orecchie, con De Gregori a Caracalla. Eppure, a ben guardare, in una scaletta ricca ma strutturalmente rigida qualcosa manca. Se gli chiedi della rinuncia a Viva l’Italia, presenza costante nei concerti al teatrino di Caracalla appena due mesi fa, la sua replica è risoluta: “È una canzone pugnace, molto […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

In offerta per il primo mese a solo 1€*

(*successivamente 17,99€ / mese)
Articolo Precedente

Lo Strega delle risse: vinci il premio perdi il figlio

prev
Articolo Successivo

Gramsci dietro una pila di libri. E nacque la cultura socialista

next