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Rifiuti, consulenze ai revisori di Ama: ecco l’indagine

Bilanci - La Guardia di Finanza acquisisce gli incarichi affidati alla Ernst&Young che aveva dato ragione all’ex ad Bagnacani nello scontro con Virginia Raggi

Di Vincenzo Bisbiglia
28 Aprile 2019

Oltre 1 milione di euro in consulenze al gruppo Ernst & Young nel giro di 21 mesi, da aprile 2017 a dicembre 2018. La stessa società che svolge il ruolo di revisore legale di Ama Spa e che ha dato il via libera al progetto di bilancio 2017 firmato dall’ex cda guidato da Lorenzo Bagnacani. Proprio quel documento finanziario che invece la sindaca Raggi riteneva “sbagliato” e che chiedeva di modificare, come si evince dagli audio pubblicati la scorsa settimana dall’Espresso. Il fatto, se confermato, come relazionato agli attuali vertici Ama, metterebbe in dubbio l’indipendenza formale del revisore.

C’è una nuova puntata della querelle sui conti della municipalizzata dei rifiuti romana. La Guardia di Finanza ha acquisito gli incarichi esterni assegnati alle società che orbitano nel gruppo E&Y, e in particolare E&Y Financial-Business Advisor Spa – che attende ancora il pagamento di 8 fatture per 290.200 euro – Axteria Spa e Sei Consulting Srl. Oltre a un’offerta di consulenza da 190.000 euro, sottoposta da Ama a E&Y il 27 settembre 2019, per l’inventario dell’ormai nota partita crediti/debiti da 18,2 milioni di servizi cimiteriali (lavori di manutenzione di tombe e loculi) fra Ama creditrice e Comune debitore, che ha generato tutta l’impasse. Affidamento poi non andato a buon fine per diniego del Collegio sindacale di Ama. Qui la partita sui servizi cimiteriali risalenti al periodo 2008-2014 è centrale. Bagnacani dice che i crediti di Ama verso il Comune sono “certi, liquidi ed esigibili”, il Campidoglio li mette in dubbio sin dal 4 dicembre 2015, data della prima contestazione della Ragioneria generale capitolina. E&Y dà ragione a Bagnacani, il Collegio sindacale è sulle posizioni di Raggi.

Ma è sulla “indipendenza formale” del revisore che in queste ore si concentrano gli approfondimenti. L’art. 10 del d.lgs. 39/2010 dice che le due parti non devono avere “relazioni finanziarie dirette o indirette” altrimenti “l’indipendenza del revisore legale o della società di revisione legale risulta compromessa”, mentre il codice interno allarga le maglie al rispetto del 70% dell’importo percepito per i servizi di revisione contabile. In questo caso, il contratto di E&Y con Ama è pari a 144.000 euro l’anno (432.000 per il triennio 2016-2018), periodo in cui Axteria Spa – controllata da E&Y dall’1.05.2016 – ha lavorato al piano industriale di Ama e al servizio informatico e tutto il gruppo ha fatturato un ammontare di almeno 2,5 volte l’ammontare della revisione legale. A una prima contestazione del 13 dicembre 2018 – si legge in un verbale in possesso degli attuali vertici – “il revisore ha negato del tutto l’esistenza di altri incarichi incompatibili”. E contro questa lettura si scaglia anche Vanessa Ranieri, membro del cda e braccio destro di Bagnacani sul fronte legale: “I contratti di consulenza – dice – sono stati assegnati con bando della gestione societaria precedente. La società aggiudicatrice non era la E&Y, ma altra società che nel corso dell’espletamento è stata assorbita. A quel punto sotto la nostra gestione sono stati conclusi i contratti anche prima della naturale scadenza”.

Ci sono altre consulenze all’attenzione degli investigatori. In particolare, quelle assegnate all’avvocato Damiano Lipani, che da alcuni anni condivide lo studio con l’ex sottosegretario berlusconiano, Antonio Catricalà. Lipani è consulente legale Ama dal 2006 – la società dei rifiuti non ha una sua avvocatura –, ma è dal 2008 che assume un ruolo più influente, essendo molto vicino all’ex ad Franco Panzironi, a sua volta condannato in appello nel processo di Mafia Capitale. Pur non indagato, il cda all’epoca guidato da Daniele Fortini il 23 dicembre 2014 decide di “emarginare” il legale “per ragioni di opportunità”. “Panzironi era un cliente, noi lavoriamo per mandati legali, non per appartenenze o amicizie”, specifica l’avvocato. In realtà, come conferma Lipani, il rapporto non si interromperà mai veramente. Lo studio Catricalà-Lipani da giugno 2015 fattura ad Ama ben 1.177.000 euro. Pesa sul conto la difesa nel procedimento del “Lodo Colari”, che ha permesso all’azienda di risparmiare quasi 1 miliardo di euro richiesti dal “re della monnezza” Manlio Cerroni. E forse anche per questo Bagnacani si fida di lui. “Sono davvero bravi”, avrà modo di dire più volte.

Tanto che il legale presenzia al cda del 5 dicembre 2018, quello della spaccatura definitiva fra i vertici e il Collegio sindacale. Soprattutto, gli commissiona negli ultimi giorni di mandato cinque pareri pro veritate, pagati da 2.000 a 8.000 euro: uno sulla possibile decadenza del Collegio sindacale (che voleva la modifica del bilancio), uno sui limiti del “controllo analogo” del Comune sulla società e l’altro sulla possibilità che il cda possa presentare domanda di concordato in continuità – stessa procedura di Atac – con un collegio sindacale decaduto. “Avevamo necessità di tutelare l’azienda, il Comune voleva farla fallire”, si giustificheranno gli ex vertici.

Replica ancora l’ex consigliera Ranieri: “Siamo sempre stati attenti sulle consulenze”, e contrattacca: “Non abbiamo mai compreso perché per il presidente del Collegio sindacale (Mauro Lonardo, ndr) fosse necessaria una due diligence a seguito della nostra richiesta di voler consultare il libro sociale delle adunanze del collegio sindacale negli anni 2008-2016. Informazioni utili per capire come si fosse espresso sulla partita dei 18,2 milioni non riconosciuti da Roma Capitale. Voleva chiedere una consulenza esterna per leggere i suoi stessi verbali?”. “Ma è già tutto pubblico”, controreplica Lonardo.

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