Definire “epocale” il concerto di Beyoncé al festival di Coachella dell’anno scorso – ribattezzato “Beychella”, tanto per capirci – è peccare di understatement. Così come è limitativo considerare la trentasettenne afroamericana una “cantante” come le altre. Quello della signora Knowles-Carter è ormai un progetto artistico totale, la sua una visione onnicomprensiva nella quale gli aspetti […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

In offerta per il primo mese a solo 1€*

(*successivamente 17,99€ / mese)
Articolo Precedente

“I trapper? Pure il mio salumiere allora sa cantare”

prev
Articolo Successivo

Teardo, dolori e luci vengono da un libro

next