Libero modem in libero Stato. Più o meno. Anche se dal primo gennaio una delibera dell’Agcom consente ai clienti di scegliere liberamente quali apparecchiature usare per la connessione a Internet, secondo il principio della neutralità della Rete, poi l’effettiva attuazione della normativa fatica a farsi strada: quasi tutti gli operatori negano ai nuovi clienti la possibilità di utilizzare un modem diverso dal loro. Mentre per i 7,5 milioni di vecchi clienti la chanche addirittura non esiste: il Tar del Lazio, in seguito al ricorso al Consiglio di Stato presentato a dicembre 2018 da Tim, ha deciso di non anticipare l’udienza (prevista il 23 ottobre 2019) sulla validità della delibera per i contratti in essere.

Tutto a discapito delle tasche dei clienti che sono costretti a sborsare circa 5 euro al mese per un minimo di 4 anni (vale a dire circa 250 euro, contro i circa 100 euro di costo effettivo dell’apparecchio acquistato in un negozio di elettronica) perché gli viene impedito di esercitare il diritto al modem libero.

Insomma, un altro di quei costi nascosti (come gli elenchi telefonici, la segreteria telefonica o il servizio “Chi ti ha cercato”) che fanno la fortuna degli operatori: tanto che secondo l’ultima Relazione annuale dell’Agcom, la voce di spesa per gli utenti di rete fissa (“e correlativamente di ricavo per i gestori”) denominata “Altro” (che include proprio i “ricavi da vendita/noleggio di apparati, terminali e accessori”) è pari a 2,68 miliardi di euro. Un tesoretto il cui ammanco causerebbe un peggioramento dei ricavi, già schiantati dalla guerra della tariffe e dagli investimenti nel 5G, che spinge gli operatori a rallentare la piena applicazione della delibera Agcom (che ha già avviato dei controlli), come dimostra l’ultima inchiesta realizzata da Altroconsumo Inchieste, secondo cui alcuni gestori negano ancora questa possibilità, altri la scoraggiano e alcuni la comunicano a fatica.

Una sonora bocciatura che arriva con una prova sul campo (documentata con un video con telecamera nascosta): Altroconsumo ha verificato tre punti vendita di Milano per ciascun provider, fingendosi utenti interessati a un contratto. È stata poi fatta un’analisi dei siti degli operatori, confrontandola con le risposte fornite dagli addetti nei negozi. E il risultato è che mentre online le tariffe senza modem ci sono, nei negozi invece non tutti spiegano che esiste la libertà di scelta del modem. Solo Tim ha superato la prova fornendo ai propri clienti informazioni adeguate per la corretta e semplificata modalità di connessione e la configurazione dei modem di propria scelta. Mentre Vodafone, Wind Tre, Tiscali e Fastweb – spiega Altroconsumo – si stanno adeguando molto lentamente e ai nuovi clienti forniscono ancora risposte come: “È obbligatorio usare solo il nostro modem”, “Se si utilizza un altro modem non si raggiunge la velocità che offriamo noi”. O ancora peggio: “Si può usare un altro modem, ma solo dopo aver versato 48 rate da 5,99 euro”.

Un risultato che rispecchia il dossier elaborato dalla Free Modem Alliance (l’associazione che si batte per la piena libertà di modem) secondo cui solo Tim e i piccoli e medi Internet provider si distinguono come best practices, mentre gli altri gestori continuano ad accampare scuse che vanno dalla mancata comunicazione dei nuovi parametri di configurazione del modem all’attivazione di specifiche offerte telefoniche con modem libero che, tuttavia, costano solo 1 euro in meno al mese di quelle che includono l’apparecchio, risultando così meno convenienti.

Articolo Precedente

La Cassazione ferma i boss: “Niente Skype ai 41-bis”

prev
Articolo Successivo

Dal paradiso (fiscale) all’inferno della crisi: i guai di San Marino

next