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domenica 24/02/2019

La Sardegna vota: Zedda contro l’invisibile Solinas

Alle regionali nell’isola la sfida è tra centrodestra e centrosinistra: favorito il sardo-leghista, oscurato da Salvini

“Io l’uomo invisibile? Ci hanno visto poco perché abbiamo fatto chilometri e parlato tra la gente”. Finalmente ha battuto un colpo anche Christian Solinas, il candidato sardo-leghista alla presidenza della Regione Sardegna che nei giorni scorsi aveva dato l’impressione di essere quasi un avatar al seguito del suo alleato di ferro, Matteo Salvini.

Colpa della strabordante presenza mediatica del leader leghista, che nell’ultima settimana di campagna elettorale in vista del voto di oggi ha battuto palmo a palmo tutta l’isola, lasciando ben poco spazio al candidato della coalizione regionale.

Un centrodestra in formazione classica, quello visto nei giorni scorsi a Cagliari, con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi attenti a lanciare messaggi di compattezza e a offrire una “sponda” alla Lega in caso di crisi di governo, dove ancora una volta il candidato sardista Solinas era parso quasi oscurato dalla presenza dei big nazionali.

Non per nulla il suo avversario di centro-sinistra Massimo Zedda lo aveva attaccato definendolo per l’appunto “invisibile” e “senza volto”: persino nelle affissioni stradali e in quelle dei bus il viso di Solinas sembrava infatti essere scomparso, sostituito dalla faccia sorridente del “Capitano”. E forse non è un caso che abbia marcato visita anche all’ultimo confronto televisivo organizzato da un’emittente locale.

Quella di Solinas potrebbe essere una vera e propria strategia del “basso profilo”, giustificata dai mal di pancia interni per una candidatura non gradita ad alcuni colonnelli di Forza Italia ma anche da ambienti leghisti nel Nord Sardegna.

Nell’ultimo giorno della campagna elettorale però il leader sardista, sotto attacco anche per alcuni aspetti non del tutto chiari relativi al conseguimento della sua laurea, ha messo da parte gli imbarazzi, trasformandosi nel mattatore incontrastato del Palacongressi alla Fiera di Cagliari, con la parola d’ordine “discontinuità” abbinata ai temi della sanità e all’urbanistica regionale. “Serve una legge urbanistica che superi il Piano paesaggistico regionale per restituire impulso a un comparto che in questi anni ha lasciato sul terreno 30 mila addetti”, ha detto Solinas, fra gli applausi dei suoi fans.

Clima carico e folla delle grandi occasioni anche a Sassari dove Massimo Zedda ha scelto di chiudere la sua campagna elettorale. È da qui che il golden boy della sinistra sarda ed esponente del Movimento dei sindaci ha lanciato l’ultimo guanto di sfida a Solinas e Salvini, colpevoli l’uno di aver tradito l’originario spirito sardista e l’altro di aver debordato dal suo ruolo istituzionale, promettendo facili soluzioni sulla vertenza dei pastori sardi: “Ma le uniche risorse messe a disposizione per il momento sono quelle della Regione” ha attaccato Zedda.

Il sindaco per ora ha vinto una sfida non semplice: andare oltre il “modello Cagliari”, verso l’orizzonte allargato di un “modello Sardegna” che riesca a convincere al di là delle performances non sempre brillanti della scorsa legislatura e dei travagli interni alla maggioranza di centro-sinistra. La partita iniziata tutta in salita si gioca ora sugli indecisi e sul cosiddetto “voto utile”. Zedda ci spera, ma sull’esito delle urne pesa l’incognita del voto disgiunto.

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È statoarchiviata l’accusa per Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena, in uno dei filoni dell’inchiesta sul crac di Banca Popolare dell’Etruria. L’accusa, inizialmente contestata a 18 persone, era quella di falso in prospetto: in sostanza, tutti i membri del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale dell’istituto tra il 2011 e il 2014, insieme ai manager apicali, erano stati accusati di aver falsamente informato gli investitori sullo stato della banca mentre chiedevano soldi al mercato. La notizia, rivelata ieri da La Nazione, risale in realtà ad ottobre, ma è divenuta pubblica venerdì durante l’udienza preliminare del processo in cui, invece, restano imputati per la stessa accusa l’ex presidente della banca Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il funzionario Davide Canestri. In sostanza, il pm Julia Maggiore ha richiesto l’archiviazione per 15 imputati perché il cda nell’aprile del 2013 delegò proprio il dg Bronchi a redigere il prospetto per il collocamento di bond: secondo l’accusa, dunque, la responsabilità delle false informazioni sarebbe del direttore generale, che avrebbe agito di concerto solo con Fornasari e Canestri.

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