L’autonomia differenziata regionale, quella che sulla base delle richieste in particolare di Veneto e Lombardia è stata chiamata “secessione dei ricchi”, potrebbe avere un effetto collaterale inaccettabile: essere realizzata con un coinvolgimento scarso o nullo delle Camere. “Non succederà”, promette Riccardo Fraccaro, deputato 5 Stelle e ministro proprio ai Rapporti col Parlamento: “La Costituzione, all’articolo 116 comma 3, consente intese tra Stato e Regioni e, ovviamente, per lo Stato deve parlare anche il Parlamento, che ha un ruolo preminente nel processo legislativo. Il governo ovviamente non può indicare alle Camere quali tipologie di intervento scegliere, ma il suo compito sarà quello di favorire questo intervento, tanto più che l’autonomia differenziata riguarda le competenze legislative delle Regioni e dunque, di riflesso, anche quelle del Parlamento”.

Apprezzabile l’intenzione, ma il meccanismo messo in moto dalla pre-intesa firmata dal governo Gentiloni e confermato nei testi arrivati in Cdm prevede una approvazione parlamentare “semplificata”, quella riservata alle intese con le confessioni religiose: niente emendamenti, solo sì o no.

Io non vedo alcun rischio di esclusione delle Camere, anzi, ci sono molte modalità attraverso cui il Parlamento potrà esercitare il ruolo centrale che gli spetta. Una delle possibilità è che si discuta attorno a una bozza di intesa sulla base della quale poi il Parlamento darà le sue indicazioni al governo.

Ma non si tratterebbe di interventi vincolanti: il governo potrebbe anche non tenerne conto.

Ma il governo è tenuto a farlo. C’è un rapporto fiduciario e politico.

Dovrebbe impegnarsi a farlo?

Certo, il governo dovrebbe impegnarsi politicamente su questo punto.

Anche così ci sarebbe un problema: il parere del Parlamento non sarebbe comunque vincolante, quelle proposte di modifica andrebbero comunque accettate dalle Regioni interessate.

Intanto non credo ci sia alcuna preclusione e le Regioni potranno sicuramente interagire col Parlamento ad esempio col sistema delle audizioni. Più in generale, tutti devono tenere a mente che questa è una procedura pattizia, all’interno della quale il governo dovrà trovare un accordo, raggiungere una mediazione.

Una discreta innovazione procedurale…

Sì, ma se la bussola è l’interesse generale avremo l’accordo di tutti: Regioni, governo e Parlamento.

L’interesse generale è un concetto, per così dire, scivoloso.

Diciamo che in questo caso l’interesse generale sta nel fatto che l’autonomia differenziata non dovrà in alcun modo compromettere il futuro delle altre Regioni.

E quello dello Stato centrale? Forse lei, da trentino, lo vede poco.

Ma in Trentino c’è collaborazione tra enti locali e Stato. E pure in altri Paesi europei, dove ci sono forme di decentramento anche più spinto, non è che non esiste lo Stato o c’è competizione coi territori. Io sono convinto che sia necessario un decentramento delle decisioni per portarle, laddove serve ed è possibile, più vicine al territorio. L’importante è che l’autonomia servirà ad avvicinare le istituzioni ai cittadini e a responsabilizzare gli amministratori.

C’è anche un altro problema a cui risponderebbe un’ampia discussione in Parlamento: finora una delle più importanti riforme degli ultimi anni viene realizzata senza alcun coinvolgimento dell’opinione pubblica, degli studiosi e dei corpi intermedi, senza alcuna pubblicità dei lavori preparatori.

Certamente è anche a questo, cioè alla trasparenza dell’intero processo, che servirà il passaggio in Parlamento. Ma non solo: aiuterà ad arrivare a una sedimentazione del progetto di autonomia, a fornirne una percezione complessiva ai cittadini, a definirlo attraverso il più ampio dibattito nel Paese. E ancora: il lavoro delle Camere ci permetterà di rassicurare le altre Regioni che non verrà in nessun modo compromesso il loro bilancio e anche di convincere chi guarda con sospetto l’autonomia.

Sarà una commissione bicamerale ad occuparsene?

Può certo esserci una bicamerale oppure possono essere incaricate le commissioni permanenti: è una decisione che spetta ai presidenti di Camera e Senato.

L’articolo 120 della Costituzione assegna allo Stato poteri “sostitutivi” sulle Regioni su alcune materie e, in particolare, laddove sia disattesa “la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”. Solo che noi non abbiamo mai definito i “livelli essenziali delle prestazioni” per i cittadini e ora si dà il liberi tutti alle Regioni.

No, non c’è alcuna preclusione alle intese sulla base dell’articolo 120. È una cosa che abbiamo studiato a lungo e non violeremo alcun articolo della Costituzione. L’autonomia che vogliamo sarà un vantaggio per tutto il sistema-Paese.

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