Sarà una card gialla, con il logo di Poste, il numero impresso in rilievo: in tutto e per tutto uguale a una normale carta di credito ma servirà per spendere soltanto le somme che vi verranno caricate per il reddito di cittadinanza. “È uno strumento che non stigmatizza chi la usa, il destinatario del reddito non deve sentirsi imbarazzato a usare questo strumento, per legge ci devono essere differenze da una normale PostePay, ma non saranno molto riconoscibili”, spiega Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste dall’aprile 2017, insieme al suo braccio destro Giuseppe Lasco, responsabile dei corporate affair; Poste ha un ruolo cruciale nella macchina amministrativa del reddito di cittadinanza: dal 6 marzo i quasi 5 milioni di potenziali beneficiari potranno fare domanda per il reddito negli uffici postali, oltre che online e presso i Centri di assistenza fiscale. E sarà prodotta da Poste la carta che permetterà di spendere il sussidio e di prelevarne fino a 100 euro al mese in contanti.

Dottor Del Fante, Poste è pronta a gestire il reddito di cittadinanza?
Il nostro ruolo è triplice, nella fase di ricezione della domanda standard del potenziale beneficiario, nella consegna della carta e nella gestione operativa dell’utilizzo della carta.

Il potenziale beneficiario fa domanda online o all’ufficio postale?
Tutto nasce sulla base di una convenzione preesistente, facciamo già da sportello della Pubblica amministrazione per certificati catastali, anagrafe, permessi di soggiorno e molto altro.

La domanda poi viene valutata dall’Inps.
Secondo il decreto legge ha cinque giorni per verificare i requisiti, quando l’Inps ci risponde noi convochiamo l’utente e gli consegniamo carta e pin insieme. Non si può spedire a casa perché la normativa antiriciclaggio impone di verificare il documento di identità prima di consegnare una carta di pagamento. Dopo la consegna, la carta è già funzionante con l’importo definito.

E questa procedura di consegna quanto richiederà?
Le carte sono già in stampa e sono già pronte potenzialmente per tutti gli aventi diritto. Saranno disponibili nei singoli uffici postali. Noi mandiamo la comunicazione al beneficiario di venire a ritirare la carta, il tempo della procedura sarà variabile, a seconda di quanto sono concentrate le domande sul territorio, ma comunque all’incirca 10 giorni.

Circolava l’ipotesi di controllare se i beneficiari, con la carta, faranno consumi “morali” o sprecheranno i loro soldi. Voi potrete vigilare?
Ogni utente potrà consultare online, all’ufficio postale, e negli Atm di Poste il proprio estratto conto. Noi poi dovremo rendicontare alla nostra controparte contrattuale, cioè il ministero dell’Economia, i dati sull’utilizzo della carta. Presumo ci chiederanno una reportistica per settore merceologici e per tipologia di esercenti.

Ci sarà una commissione per prelevare le somme in contanti, fino a 100 euro mensili, dagli sportelli bancomat?
Sì, ci sarà una commissione come avviene con tutte le carte di Poste.

Vi troverete con 5 milioni di potenziali nuovi clienti. Magari dal reddito basso, ma negli Usa questo genere di soggetti sono stati molto remunerativi negli anni prima della crisi, basti pensare ai mutui subprime.
Di solito le società che emettono carte di pagamento cercano di presentarle come gold, platinum, per associarle a una clientela più prestigiosa, noi facciamo il contrario, perché il nostro ruolo sociale lo richiede, ma non è una scelta lucrativa. Per noi quello che conta è che si consolidi la presenza di Poste sul territorio e la fiducia nei servizi che eroghiamo. Alla lunga è un investimento che ci ritorna: abbiamo fatto la scelta strategica di non chiudere gli uffici postali in 5.800 piccoli Comuni, un impegno preso con i sindaci, e ora vogliamo riempire di contenuti questi uffici postali: il reddito di cittadinanza sarà uno di questi, come le notifiche degli atti giudiziari, i servizi di tesoreria dei Comuni, la carta d’identità elettronica.

Il governo si è impegnato a fare privatizzazioni per 18 miliardi nel 2019. Si parla della possibile cessione di un altro pacchetto di azioni di Poste in mano pubblica. Che ne pensa?
Da manager, faccio quello che decide l’azionista, da amministratore delegato sono convinto che ci sia ancora del valore da estrarre dal titolo Poste che, dalla quotazione, è cresciuto da 6,6 euro ai 7,6 attuali. Eravamo arrivati sopra 8 euro prima che le settimane difficili dello spread avessero impatto anche sul nostro titolo, come su tutto il mercato.

Poste ha buoni rapporti anche con la Casaleggio Associati, avete finanziato con 30 mila euro il loro ultimo rapporto sulla blockchain. Un modo per tenere buoni i rapporti con i Cinque Stelle?
L’inizio del rapporto con la Casaleggio risale al 2016, prima del mio arrivo in Poste, abbiamo finanziato due loro ricerche. In particolare quella sull’e-commerce ci ha permesso di accedere a dati che noi non avevamo. Finanziamo molte ricerche prodotte da centri di ricerca esterni.

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