Non aveva voluto giornalisti, ma alla fine il corpo a corpo è stato con gli studenti. Democrazia interna, linea politica del Movimento, rapporto con la scienza. Grillo arriva a Oxford, ospite del prestigioso tempio universitario dove da secoli si forma la classe dirigente inglese, e uno speech a porte chiuse si trasforma presto in un confronto duro. Lo annunciano come “actor, comedian and political activist”. Lui entra col drappo nero sugli occhi: Oxford come un palco 5 stelle, metafora “di ciò che stanno diventando l’America, l’Europa, il mondo”. Parla prima di Inghilterra (“ignorare il referendum sulla Brexit non è democrazia”), se la prende con la stampa (“il vero pericolo populista”) e poi risponde alle domande degli studenti, che tentano di riportarlo alla concretezza della politica italiana di tutti i giorni.

Sul tema del Tav, per esempio: “Bisogna decidere in base alla relazione costi benefici”. Tradotto: un No secco. Grillo snocciola lessico e temi cari ai 5 Stelle: loda la piattaforma Rousseau (“la stiamo esportando in tutto il mondo”), cita il reddito di cittadinanza, parla di “rivoluzione antropologica”, rivendica di aver “reintroddoto l’onestà”.

Poi però arriva la domanda diretta sulla scienza e sulle presunte simpatie per i no-vax, e l’incontro si scalda: “Un farmaco è scienza, renderlo obbligatorio è politica. Nessuno si è mai sognato di andare contro i vaccini, per noi ci vuole un’informazione capillare, non l’obbligo”. Uno studente lo accusa di essere contraddittorio, il pubblico applaude e lui si difende: “Sono contento di essere contraddittorio, è segno di curiosità. La linea politica la dà Luigi Di Maio, io sono un uomo libero con le mie contraddizioni”. Non basta.

Arrivano le domande sulle espulsioni dei dissidenti, Grillo assicura che “ci sono delle regole che vanno rispettate, ma nessuno manda via nessuno”. Poi il comico prova a riportare dalla sua i ragazzi: “Voi avete abbandonato un Paese e siete qua. Che cos’è per voi la politica se non una rivolta? C’è un vaffanculo in questo”. La frase fa arrabbiare gli studenti, che gridano di non avere abbandonato l’Italia e iniziano a andarsene.

Poi qualcuno lo incalza sull’accordo con la Lega: “Come commenti l’alleanza con la Lega, populista, nazionalista, con tutti gli ingredienti per il fascismo?”. Grillo risponde dopo l’applauso dei rimasti: “Per portare risultati abbiamo firmato un accordo su 20 punti. La nostra natura è diversa dalla loro, è un’alleanza contrattuale con gli italiani”.

Il tempo è finito, dopo circa un’ora e quarto di dibattito. Iniziato come uno show, è finito come in un’agorà. Grillo esce. Qualche applauso, qualche fischio e qualcuno che grida “buffone!”. “Non siete cortesi”, si congeda lui. Forse Oxford se la aspettava diversa.

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