Vai sul web e quasi non ci credi. Che una semplice impiegata modenese, non un giornale, non una televisione, non un centro di ricerca, si sia incaricata di fornire da sola all’Italia intera una rappresentazione minuta e fedele di “Aemilia”, il processo che ha scoperchiato il radicamento mafioso nella terra dei fratelli Cervi, ha qualcosa di grandioso. Sabrina Natali ha appena compiuto 50 anni. “Proprio il 16 ottobre, il giorno dell’ultima udienza, la 195esima, prima della sentenza”, ironizza. Gli ultimi tre anni li ha trascorsi in gran parte frequentando ogni udienza del processo, due a settimana, e dedicando all’evento giudiziario quasi tutto il tempo libero, comprese le ferie.

Di fatto, sin dalla prima udienza, si è sistemata in aula con un registratore e un computer su cui trascrivere velocemente quel che veniva detto in dibattimento: “Per fortuna ho fatto un corso di stenodattilografia”. Il primo anno, quando ha capito che non poteva tenersi solo per sé quel che sentiva, ha riversato tutto su Facebook, integrando di volta in volta le cose scritte in diretta con le sbobinature.

Poi, dal 2016, quando si è resa conto della ricchezza del materiale, ha creato un sito apposito, www.processoaemilia.com, e lo ha alimentato con lo stesso sistema. Ne è nato uno dei siti antimafia più poderosi di sempre. Non vi si trova “solo” tutto ciò che è stato detto durante lo svolgimento del processo, ma anche le rassegne stampa, fatte svegliandosi ogni mattino alle 5.30, e poi gli approfondimenti e i link necessari, insomma una grande mappa utilissima per studiosi, esperti, associazioni: “Ho imparato passo dopo passo, mai immaginavo che potesse diventare una cosa così enorme”. Sugli inizi, Sabrina racconta: “Tutto è nato dopo che sono andata a Palermo a incontrare esponenti dell’antimafia, io faccio parte delle Agende rosse, gruppo Mauro Rostagno.

Ho conosciuto Salvatore Borsellino nel 2015, gli avevo portato da vedere dei disegni di mia figlia, pensi che aveva quattro anni quando le ho raccontato per la prima volta la leggenda di ‘Giovanni e Paolo’. Sono tornata a Modena carica come una molla, stava partendo il processo Aemilia e allora ho proposto a Salvatore di dedicarmi a quello anziché alle vicende della trattativa Stato-mafia. Ci ho messo l’anima per anni, anche se oggi ho un po’ dovuto rallentare le sbobinature per seguire un progetto in alcune scuole”.

Il sito registra appunto queste fatiche. Dopo avere trovato l’elenco rigoglioso dei servizi assicurati, il visitatore si imbatte in un avviso che suscita tenerezza: “Ricordiamo che tutto questo è frutto di lavoro volontario. Pazienza e arriverà tutto!”.

“Mi creda, è stata un’esperienza intensa, anche emotivamente. Arrivavo da Sassuolo, dove faccio l’impiegata grafica, e mi immergevo in un’aula dove scorrevano tante vite pesanti. A volte, ascoltando le storie dei testimoni, mi commuovevo fino alle lacrime. Capivo allora che non ero per niente dentro un film. Sentir piangere le vittime di usura, che non riuscivano proprio a parlare, terrorizzate, capire i livelli delle complicità, le responsabilità di chi aveva reso possibile tutto questo, sentire i mafiosi. E devo dire che il presidente Caruso è stato bravissimo a condurre, tanto di cappello. Se sono stata felice della sentenza? No, guardi, me l’ha chiesto anche una giornalista in aula. Avrei preferito cento volte che tutto questo non fosse mai successo. E poi i figli di chi va in galera che cosa faranno? Che destino avranno? Magari ci sarà qualcuno che li sobillerà contro lo Stato”.

L’impiegata Sabrina intanto non demorde. Segue le vicende di Brescello, il comune reggiano sciolto per mafia da poco tornato a regolare amministrazione. Si interroga su Modena, “dove pare che non sia successo nulla”, realizza prima dell’alba le sue rassegne stampa, in tempo per trovare gli insulti degli amici e parenti dei boss (“stronza che ti svegli alle cinque e mezzo”).

E pensa al tempo che le toccherà spendere quando tutto ricomincerà con l’Appello: “Dovrebbe essere nell’autunno del ’19, per allora devo avere finito tutte le trascrizioni integrali”. Dice che lo fa per dimostrare che se una cosa non ti piace puoi cambiare, che nella vita contano i fatti. Io dico che il suo ardore risorgimentale meriterebbe un premio. Se leggo di certe ultime onorificenze repubblicane, penso che Sabrina Natali, impiegata grafica, non sfigurerebbe affatto.

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