La Procura di Roma sta indagando sui soldi dati da Luca Parnasi alla Fondazione Eyu, legata al Pd. Per questo ieri il costruttore romano è stato risentito dal pm Barbara Zuin. Al vaglio dei magistrati ci sono 150 mila euro (Iva compresa) pagati da Immobiliare Pentapigna Srl di Parnasi a cavallo delle scorse elezioni politiche alla fondazione dem. Stando alla fattura del 22 febbraio 2018, quel denaro veniva corrisposto per un progetto di ricerca commissionato dalla società di Parnasi dal titolo: “Case: il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà”.

I pm stanno verificando la natura di quella erogazione di denaro (avvenuta con due bonifici rispettivamente di 100 mila euro e di 50 mila euro del primo e del 5 marzo scorso) e se realmente si sia trattato di un progetto di ricerca.

Solo dopo tutti gli accertamenti, quindi, la Procura potrebbe ipotizzare due reati. Il primo sarebbe un reato fiscale se i pm si convincessero che la dazione di 150 mila euro non fosse il corrispettivo reale dell’acquisto dello studio sulla casa. In quel caso l’emissione della fattura avrebbe per oggetto una prestazione in tutto o in parte inesistente.

Il secondo reato potrebbe essere contestato se i pm, con un secondo passaggio logico, ritenessero che la fattura a Eyu celasse un finanziamento non dichiarato al Pd. In questo caso si tratterebbe di finanziamento illecito.

La partita non riguarda però solo i dem. I pm indagano pure sui 250 mila euro erogati nel 2015 da una società riconducibile a Parnasi alla onlus di area leghista “Più voci” (presidente Giulio Centemero, tesoriere della Lega). Per questo finanziamento però non risulta che la società abbia emesso fattura.

Ieri, comunque, Parnasi è stato convocato per parlare solo dei rapporti con il mondo del Pd. Il pm Zuin ha chiesto al costruttore dove si trovava quando ha parlato con il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi e con una terza persona. Infatti, durante le indagini, è stato intercettato un colloquio a tre con il sistema trojan ‘iniettato’ nel telefonino di Parnasi. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, con Parnasi c’era Bonifazi. Il costruttore avrebbe spiegato che quel giorno l’incontro si sarebbe tenuto in via delle Fratte, dove si trova la sede del Pd, e c’era pure Domenico Petrolo, responsabile della raccolta dei fondi per la Fondazione Eyu. Petrolo ha preferito non commentare, mentre Bonifazi ci dice: “Ho avuto un incontro con Parnasi in Sant’Andrea delle Fratte, ma non c’è stato incontro a tre, nel senso che mi sono limitato a presentare i due che non si conoscevano. Poi ci siamo salutati”.

Di cosa abbia parlato Parnasi con Petrolo non lo si saprà mai. Secondo le norme vigenti, infatti, quella conversazione, peraltro non fondamentale per l’accusa, dovrà essere distrutta. Le intercettazioni ambientali effettuate infettando il telefonino mediante il trojan sono utilizzabili solo limitatamente alle conversazioni intervenute nei luoghi espressamente previsti nel decreto del Gip che le autorizza. E quindi l’ufficio del parlamentare dovrebbe essere considerato zona franca. Le conversazioni così andranno distrutte ma l’attenzione dei pm Paolo Ielo e Barbara Zuin sulle dazioni a fondazioni e associazioni politiche resta. Nel caso di Eyu, Francesco Bonifazi e Domenico Petrolo potrebbero essere sentiti come persone informate sui fatti. Inoltre potrebbero essere sentiti, per capire l’entità del valore dello studio commissionato, anche i due ricercatori dell’Università di Bologna che lavorarono sulla ricerca: Renata Bottazzi e Serena Trucchi. Al Corriere Bottazzi aveva spiegato: “Ho condotto insieme alla Trucchi un progetto commissionato dalla Fondazione Eyu riguardo il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà della casa. Tale attività è stata svolta tra l’ottobre e il dicembre 2015, e si è conclusa con la consegna, da parte nostra, di un rapporto inviato il 10 dicembre 2015. Il compenso onnicomprensivo per tale attività consiste nel totale di 3.500 euro lorde per ciascuna delle due ricercatrici, senza ulteriori indennità o rimborsi spese”. Costi poi smentiti da Bonifazi.

In ogni modo, per contestare il finanziamento illecito, sia per la Lega che per il Pd, i pm dovrebbero applicare le leggi del 1981 che estendono il reato di finanziamento illecito ai contributo fatti alle “articolazioni” dei partiti e ai contributi “in qualsiasi forma o modo erogati, anche indirettamente, ai membri del Parlamento nazionale (…) ai raggruppamenti interni dei partiti politici”.

I pm potrebbero indagare per finanziamento illecito solo se si convincessero che la Fondazione Eyu o la “Più Voci” possano essere, di fatto, considerate articolazioni dei partiti a cui indirettamente sono destinate le dazioni di Parnasi. Una partita tutta da giocare.

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