» Politica
lunedì 17/09/2018

Italiani del Sud “invasori” al Nord e all’estero. Così scappa il futuro del Mezzogiorno (che si svuota in silenzio)

La fuga: 1 milione e 800 mila italiani sono scappati dal Meridione dal 2001
Italiani del Sud “invasori” al Nord e all’estero. Così scappa il futuro del Mezzogiorno (che si svuota in silenzio)

E chi glielo dice adesso a Salvini? Chi gli dice, mentre attende operoso al respingimento dei neri d’Africa, i nuovi invasori, che negli ultimi sedici anni circa un milione e ottocentomila italiani sono fuggiti dalle proprie case per cercare un lavoro e un futuro altrove? Siamo in presenza di una invasione biblica oppure del più possente processo emigratorio dal dopoguerra ad oggi? In sedici anni abbiamo perso 288mila giovani, il nostro futuro è scappato all’estero, per metà laureati e per l’altra metà ragazzi in età lavorativa (15-34 anni), e il resto è andato a cercare fortuna al nord.

E il Nord regge solo grazie al Sud, perché il saldo demografico del settentrione è appena pari in ragione dello svuotamento del meridione e degli arrivi dall’estero, regge dunque grazie all’emigrazione interna, allo spostamento e alla scheletrizzazione di una porzione di Paese che solo tra trent’anni avrà un’età media altissima, sopra i 51 anni. Un grande ospizio a cielo aperto.

Sembra un effetto ottico, un paradosso del quale non ci siamo proprio accorti. Perché ogni occhio e ogni sforzo è destinato a fronteggiare l’immigrazione africana, e ogni polemica indirizzata alla paura di perdere la nostra identità, le nostre ricchezze, i nostri averi. E Matteo Salvini, da vero ministro della paura, sul tema è maestro indiscutibile. L’Europa si sta rompendo per via della contesa sui barconi da accogliere e poi da smistare. Muri si alzano, e intanto…

Intanto siamo in presenza di una grande e silenziosa fuga, del tutto conosciuta ma scriteriatamente negata, sottovalutata, incompresa. Sono anni che lo Svimez (e da ultimo questo appena pubblicato) nei suoi rapporti avverte che il Mezzogiorno di questo passo morrà presto. L’Istat annuncia che tra qualche anno, non più di cinque, un migliaio di paesini creperanno per inedia. E che si fa?

Dovremmo andare alle frontiere e conoscere i volti di chi parte, magari coi voli low cost, o sui bus a lunga percorrenza, sui treni, i pochi, chiamati eurocity invece di ammassarci, telecamere in spalla, a Lampedusa o al porto di Catania e registrare ore e ore in favore del dramma nazionale il centinaio di disperati bloccati al molo.

Non pensiamo ai milioni che partono, non li vediamo, non c’è polizia a respingerli. Dove vanno?

Il sud si svuota e si dirige in massima parte verso il nord che mantiene intatto il suo declino demografico, nel senso che non lo acuisce, solo grazie a questa trasfusione di sangue nazionale. Prima gli italiani, già! Un milione e 800mila italiani hanno intanto lasciato casa in questi ultimi sedici anni, ottocentomila non sono più ritornati. E, novità disperante, chi è partito non ha più la forza economica di aiutare i parenti rimasti. Non solo non ci sono rimesse, ma, per incredibile che possa apparire, i figli andati via spesso hanno bisogno di un aiuto economico dei genitori o dei nonni per campare.

Si capovolge il senso dell’addio, del sacrificio verso una vita nuova.

Abruzzo e Basilicata perdono oltre il trenta per cento di chi ogni anno si laurea. E la percentuale si fa enorme se si conta la regressione degli iscritti. Molti sono quelli che rinunciano all’università, e dei pochi che arrivano alla laurea tanti sono quelli che partono. La Calabria si riduce all’osso, come la Sicilia. E cosa accade?

Tre milioni di poveri, gente senza arte né parte, senza un’ora di occupazione, abita al Sud. Seicentomila le famiglie meridionali i cui componenti non hanno un’occupazione, nemmeno saltuaria.

Ma il dato più sconfortante è che di poveri al Nord ce ne sono quasi altri due milioni e insieme fanno cinque i milioni dei diseredati. E altre 470mila famiglie senza reddito. A cui si aggiunge la gente in transito: i nuovi disperati emigranti.

La fuga dal Sud è così massiccia perché non solo non c’è più ricchezza, ma anche la precarietà, quel regime sospeso che confina col piccolo sussidio, sta divenendo una chimera.

Il Sud ha visto sparire 580 mila iscritti all’anagrafe ricompresi tra i 15 e i 34 anni. E dove sono andati? In dieci anni i ragazzi che hanno perso il lavoro sono stati 311mila. E ora che fanno?

Questa grande striscia di capitale umano scompare senza che nessuno alzi la voce, si interroghi, ponga almeno in fila i problemi.

Quale il più grande? Se è vero che non possiamo assumerci la responsabilità di dare vita e lavoro a tutti coloro che corrono via dalla fame, dall’Africa e dagli altri territori del mondo in guerra, è indiscutibile che senza gli stranieri i danni alla nostra economia (l’8,9 per cento del nostro Pil, pari a quello della Slovenia, è frutto dei nuovi lavoratori venuti dall’estero, molti con mezzi di fortuna) sarebbero più gravi ancora, e la vita delle nostre famiglie (vogliamo fare il conto del sostegno sociale offerto dalle badanti dell’est?) più fragile e depauperata.

E siamo sicuri che senza i clandestini, coloro a cui Salvini vorrebbe dare un biglietto di solo ritorno, i nuovi schiavi adibiti nell’agricoltura, l’impresa agricola avrebbe retto i prezzi miserabili stabiliti dalla grande distribuzione a cui i produttori debbono attenersi?

Salvini non lo sa, e il guaio è che nessun altro sembra saperlo.

Siamo tutti concentrati a fermare l’invasione mentre si realizza la più spettacolare, drammatica e definitiva evasione di massa.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Politica
Ieri l’incontro a Berlino

Vertice Kurz-Merkel: rafforzare Frontex e bloccare le partenze

Sostenere e rafforzare Frontex entro il 2020: è quanto stabilito ieri dal cancelliere austriaco e presidente di turno dell’Unione europea Sebastian Kurz a Berlino, dopo un incontro con la sua omologa tedesca Angela Merkel. Sull’immigrazione, ha aggiunto, serve una svolta: l’obiettivo “è quello di non far neanche partire le barche”. Tema centrale dell’incontro, in vista del vertice straordinario mercoledì e giovedì prossimo a Salisburgo, la questione migranti. Kurz vuole concludere il suo semestre con dei risultati concreti. Ha ribadito la necessità di “portare a termine la svolta nella politica migratoria” sostenendo che solo con controlli dei confini esterni dell’Unione possono venire meno i controlli interni.

A dicembre, Vienna ospiterà un summit sull’Africa. Merkel ha sottolineato l’importanza di “occuparsi maggiormente” di questo continente. La cancelliera ha perciò proposto di “dividersi il lavoro” all’interno dell’Unione. “L’Africa è composta da tanti stati e non possiamo occuparci di tutti”, ha spiegato. Oggi incontrerà il presidente francese Emmanuel Macron e insisterà, con ogni probabilità, sulla creazione di piattaforme di sbarco al di fuori dell’Unione.

La Cattiveria

La Cattiveria del 17/09/2018

Politica

Lussemburgo vs Salvini, atto II: “Metodi fascisti”. “Ignoranti!”

Sorpresa: i vitalizi dei condannati rischiano di tornare
Politica
Camera - Il parere del Collegio guidato da un 5Stelle - Ri-Casta

Sorpresa: i vitalizi dei condannati rischiano di tornare

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×