Milano, da Cinisello a Sesto il sindaco Beppe Sala è accerchiato dai ‘barbari’

28 Giugno 2018

Milano è assediata. Il sindaco Giuseppe Sala è accerchiato dai “barbari”. Dopo le elezioni amministrative del 24 giugno, anche Cinisello Balsamo è stata espugnata dal centrodestra e ora ha un sindaco leghista. Insieme a Sesto San Giovanni, Cinisello formava la cintura rossa a nord di Milano, da 70 anni hinterland operaio e orgogliosamente comunista. In quel collegio senatoriale era stato eletto, in passato, Corrado Stajano, scrittore, giornalista, indipendente nelle liste del Pci-Pds.

Nel giugno dell’anno scorso è caduta Sesto, la “Stalingrado d’Italia”, conquistata da un sindaco berlusconiano, Roberto Di Stefano, coniugato Sardone (nel senso di Silvia, consigliera comunale di Forza Italia a Palazzo Marino). Ora è toccato anche a Cinisello: sulla poltrona di sindaco è arrivato il giovane Giacomo Ghilardi, 32 anni, del partito di Matteo Salvini. Ha raggiunto al ballottaggio un clamoroso 57,1 per cento, tredici punti di distacco dal centrosinistra. Per non farsi mancare niente e completare la cintura Nord, anche a Bresso ha vinto il centrodestra, con Simone Cairo eletto sindaco con il 52,6 per cento. “Aspettavamo con ansia la vittoria a Cinisello, ora possiamo davvero partire”, annuncia Di Stefano, che si cala l’elmo in testa e prende il comando dell’assedio di Milano. “Dobbiamo fare asse contro la Milano di Sala. Con Cologno il dialogo è già avviato, ora che Cinisello è presa, il processo non si fermerà più”. L’ipotesi è la fusione dei quattro Comuni del centrodestra a Nord di Milano: Sesto, Cinisello, Bresso e Cologno. “Dal punto di vista dell’ordinaria amministrazione l’iter è già avviato. Abbiamo già aggregato alcuni uffici e funzioni. In un primo momento si lavorerà tra queste diverse amministrazioni su un progetto di unificazione delle polizie locali per aumentare le presenza sul territorio. Poi si vedrà. L’unione fa la forza”.

Nascerà un super-Comune di 200 mila abitanti. “Lo chiameremo Nord Milano”, dicono gli assedianti, mentre preparano le operazioni di guerra. “Milano si appresta ad aumentare il biglietto Atm. Così per gli abitanti di Sesto il metrò costerà 2,20 euro. Il tutto senza minimamente consultarci. Le pare possibile? Appena Sala deciderà l’aumento noi accenderemo le telecamere”, minaccia Di Stefano. Quali telecamere? Quelle della ztl che farà pagare ai milanesi gli ingressi delle auto che arrivano a Sesto. “Dobbiamo reagire. Basta subire passivamente le imposizioni di un sindaco della Città metropolitana, Sala, che decide contro gli interessi degli abitanti dell’hinterland e della provincia”. Non solo. Battaglia anche sulle auto diesel, che Sala vorrebbe bloccare per ridurre l’inquinamento. “È tutto pensato per favorire i ricchi del centro di Milano”.

L’assedio, raccontato così, è più ridicolo che pericoloso. Ma certo che Sala e il Pd milanese dovrebbero finalmente prendere atto dell’accerchiamento. Non possono più consolarsi ritenendosi “laboratorio di riformismo, inclusione e argine al populismo” e addirittura proponendo per tutta la sinistra il “modello Milano”. Dopo le sconfitte precedenti, quelle alle politiche e alle regionali del 4 marzo, il Pd milanese aveva paragonato la virtuosa Milano al “villaggio di Asterix” che resiste alle prepotenti legioni romane. In realtà, il villaggio di Asterix che ancora segue il Pd è solo il centro di Milano, mentre tutt’attorno non solo i quartieri periferici ma anche quelli semicentrali della città sono già stati “conquistati” da Lega e Cinquestelle. Un professore della Bocconi, Pietro Stanig, ha scritto: “Il Pd ha tenuto in centro a Milano, dove vive gente ricca”. È questo il “modello Milano” che Sala vuole proporre a tutta la sinistra?

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