Si nasce grillini, si diventa pompieri. O meglio pragmatici, come Luigi Di Maio. “Il nostro capo politico, quello che decide” come riassume un 50enne con occhialetti e valigetta nella pancia dell’Aurum di Pescara, palazzetto che ospita il Villaggio Rousseau, le tre giorni del M5S dove si parla di programma e si pensa alle liste per le Politiche. Quelle che presenterà oggi pomeriggio il candidato premier Di Maio, l’uomo che detta la rotta: e ormai non c’è Beppe Grillo che tenga. Il giorno dopo le schermaglie al Viminale, con Grillo a giurare che il Movimento “non farà mai alleanze con chi ci sta” e a promettere correzioni “agli errori nelle Parlamentarie”, il M5S si mostra tutto con Di Maio: il candidato che gli accordi dopo il voto “con chi ci sta” dovrà cercarli, perché se vuoi governare così prescrivono la Costituzione e il Quirinale. E che nega sbagli nel taglio di migliaia di persone dal voto sul web (“nessun errore”).

Il Movimento radunatosi in Abruzzo conferma che la strada è quella. Indietro non si può tornare, perché sono cambiate troppe cose. E basta osservare gli iscritti: in larga maggioranza uomini sopra i 40 anni, in giacca, quasi tutti in corsa nelle Parlamentarie. Aspiranti eletti che fanno a gara per intervenire durante le lezioni, si presentano ai cronisti e ripetono che certo, “ora bisogna governare, ce lo chiede il Paese”. Del Movimento descamisado, che mangiava pane e rivoluzione, è rimasto poco. E lo sa anche Grillo, che in mattinata sul suo blog co-firma con Di Maio la smentita di rito: “Oggi i giornali si sono inventati una frattura tra noi due che non c’è e non c’è mai stata. Come sempre abbiamo detto, la sera delle elezioni, faremo un appello pubblico a tutti i gruppi e chiederemo di dare un governo a questo Paese sui temi”. Così recita il blog di Grillo, che da domani si staccherà da quello dei 5Stelle. Una separazione molto annunciata. Chissà quanto legata alle eterne diversità tra il garante della prima ora, ostile ai partiti tutti, e al Di Maio che è il giovane che corre, pratico. Ormai il M5S parla la sua lingua. Così Danilo Toninelli, dimaiano doc, ripete: “Dopo il voto guarderemo i numeri, quanto pesano i vari gruppi. E proporremo i punti di programma per un’intesa”. Adattabili anche all’interlocutore con più eletti. Alberto Airola, senatore piemontese uscente, scatta foto a tutti. Ma poi posa la macchinetta: “Dobbiamo fare accordi sui temi, altrimenti ci prendono a calci. E per me il primo punto resta il reddito di cittadinanza”. Ma lei scenderebbe a patti anche con la Lega? “Mah, la Lega è favorevole a mantenersi le poltrone…”.

Più sotto, l’ortodosso Nicola Morra: “Le allenze? Coltivare dubbi è sempre positivo…”. Poi plana sui giornalisti in lizza nelle Parlamentarie: “I cronisti per me dovrebbero restare battitori liberi”. Eppure poco prima Davide Casaleggio si era fatto un giretto nel palazzo con l’ex direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, in corsa a Roma. Intanto molti iscritti parlano con i parlamentari uscenti, con complicità. Si ragiona di voti e posti. Gira voce che qualche escluso possa essere riammesso, ma dai piani alti negano: “Non si torna indietro”.

Appare anche Salvatore Romeo, l’ex capo della segreteria di Virginia Raggi, l’uomo delle polizze intestate alla sindaca, indagato per abuso di ufficio. “Non mi sono candidato” spiega. Ma la guardano male? “Mi guardano un po’ strano, ma per me la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, appena arriverà questo cambierà”. Tra i big c’è anche il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin. Camicia bianca e jeans, ha voglia di parlare. L’avviso di garanzia per omicidio colposo per l’alluvione in città dello scorso settembre ha lasciato il segno: “Io sono assolutamente sereno, ma le inchieste e le cause sono tante, il peso è forte”. E allora? “Non mi ricandido”. Ma ne è sicuro? “Sì, e credo che non ci ripenserò”. Lo sguardo è calmo, ma le parole sono macigni.

In serata invece ecco Alessandro Di Battista. La star, che sta con Di Maio: “Stiamo facendo un’ottima campagna elettorale, Luigi è bravissimo. E gli accordi li faremo solo su punti di programma”. E c’è anche il tamburo di guerra: “Farò comizi ad Arcore, Laterina e Rignano sull’Arno”. Ossia nella residenza di Berlusconi e nei paesi di Boschi e Renzi. Oggi invece è il giorno di Di Maio, e delle liste. Le presenterà sinteticamente, ma l’elenco completo sarà sul blog. Mentre lui spiegherà il programma di governo con le cifre delle coperture economiche. E ci sarà anche Casaleggio, che ieri si è beccato un macigno dall’ospite d’onore, il sociologo Derrick De Kerkhove: “La democrazia diretta porta con sé una cosa pericolosa, la legge del numero. L’algoritmo non è democrazia”. Però.

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