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martedì 30/05/2017

Voto anticipato, l’idea del Pd: proporzionale, via il premier e poi manovra

Patto a Tre - Renzi sente Berlusconi. Anche i 5Stelle d’accordo su legge elettorale e voto anticipato. Alfano e Ap i più penalizzati dallo sbarramento al 5%

Matteo Renzi vuole tornare a Palazzo Chigi il prima possibile e riprendersi un ruolo in Europa. Silvio Berlusconi vuole contare politicamente e accedere con Forza Italia a un governo di larghe intese. Beppe Grillo vuole presentare il suo Movimento come unico argine all’inciucio. Così la strada verso il proporzionale e le elezioni anticipate sembra segnata, con i maggiori partiti sostanzialmente d’accordo. Aperture sono arrivate da Lega, Fratelli d’Italia, Sinistra italiana e persino Mdp.

Ieri è stata una giornata di incontri paralleli. Con i dem Ettore Rosato, Luigi Zanda e Emanuele Fiano che alla Camera hanno incontrato le delegazioni di Cinque Stelle e dei bersaniani di Mdp, mentre Matteo Renzi e Lorenzo Guerini al Nazareno vedevano i vertici dei partiti: Riccardo Nencini (Psi), Nicola Fratoianni (Si) e Angelino Alfano (Ap). Si lavora ai dettagli della legge, ma nel patto vengono studiate anche altre variabili. Prima di tutto, chi deve fare il premier: Renzi vorrebbe una garanzia definitiva, ma molto dipenderà dai risultati elettorali. Poi c’è la questione dei conti pubblici e degli impegni con l’Ue, in nome dei quali il Quirinale teme lo scenario di un voto in autunno.

La road map come la immaginano i renziani, dunque, sarebbe più o meno questa: approvazione della legge elettorale entro la metà di luglio; dopo, dimissioni di Paolo Gentiloni (nel patto originario con Renzi c’era il “passo indietro” al momento richiesto); in queste settimane si lavorerebbe pure alla predisposizione “informale” delle linee guida della manovra con l’impegno dei partiti a votarla dopo le elezioni (che sarebbero tra il 24 settembre e il 7 ottobre). Da vedere se le cose andranno effettivamente così. Tanto più che è un impegno, quello a votare la manovra, “scritto sull’acqua”, commentano alte fonti istituzionali.

Nel frattempo, si lavora ai dettagli del sistema elettorale: per esempio, si tratta di disegnare i collegi. Questione non indifferente per la possibilità di ogni singolo parlamentare di essere rieletto: e sono loro che la legge devono votarla. Il patto ha come primi contraenti Renzi e Berlusconi. I due si sono sentiti ieri alle 14 e avrebbero definito i loro paletti. Si tratterà di un sistema tedesco con un unico voto: da una parte il candidato del collegio uninominale di partito, dall’altra il listino bloccato sempre di partito. I seggi saranno ripartiti in modo che i primi vanno ai vincitori nei collegi uninominali, i secondi ai candidati nei listini bloccati. Il punto fermo – per tutti i contraenti – è lo sbarramento al 5%: quanti più partiti stanno sotto questa soglia, tanto più gli altri sono sovra-rappresentati: si spartiscono i voti non utilizzabili.

La processione a Montecitorio ieri è servita a chiarire le rispettive posizioni. La delegazione dei Cinque Stelle (composta da Roberto Fico, Vito Crimi e Danilo Toninelli) ha avanzato la richiesta di un premio di maggioranza. Per sentirsi rispondere che l’opzione non esiste. Il Movimento non si tirerà indietro comunque. Mdp ha chiesto un incontro successivo domani. Oggi c’è la direzione del Pd, nella quale Renzi dovrebbe scoprire le carte e chiedere un voto. Annullato l’incontro con la delegazione centrista alla Camera, Alfano è andato direttamente a parlare con l’ex premier. Incontro finito abbastanza male: sul 5% non c’è margine e i centristi tra tutti sono quelli che rischiano di essere penalizzati di più.

I passaggi ancora da fare sono, oltre alla direzione dem, l’incontro con Forza Italia domani alla Camera. Pare che Berlusconi abbia proposto a Renzi di vedersi a palazzo Grazioli, ma il segretario Pd preferisce evitare: meglio non esibire l’immagine plastica dell’inciucio.

A livello operativo, dovrebbe essere predisposto un emendamento dal relatore Emanuele Fiano. Poi, inizierà la corsa: l’approdo in aula è previsto per il 5 giugno, si potrebbe persino cercare di arrivare al voto prima delle Amministrative dell’11, per chiudere comunque in Senato entro la metà di luglio. Il quadro sembra ormai tracciato, nonostante le perplessità della sinistra del Pd (gli “orlandiani”). “Si vota la prima domenica di maggio, io l’ho sempre detto”, scherzava ieri Ugo Sposetti a Montecitorio. Ma per fermare questa corsa, il governo dovrebbe cadere prima dell’approvazione della legge elettorale. Nessuno sembra pronto a intestarsi una mossa del genere. E poi, c’è sempre la possibilità del bluff: ovvero che alcuni dei contraenti del Patto perdano tempo strada facendo. L’ultima parola sarà del presidente della Repubblica. Ma a legge approvata.

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L’ex premier

Letta: “Voto a ottobre incomprensibile. Così si torna al 2013”

Lontano,ma non così tanto da non farsi sentire ogni tanto. Enrico Letta, giubilato da Renzi nel febbraio 2014, ieri ci ha fatto sapere come la pensa sul sito del Corriere. “Interrompere la legislatura sarebbe sbagliato e incomprensibile. Ci deve essere una spiegazione al Paese, agli elettori. È una dinamica bizzarra”, il suo parere sull’accelerazione verso il voto in autunno impressa dall’accordo sulla legge elettorale tra Pd, Forza Italia e 5 Stelle: “Sarebbe molto meglio andare al voto a scadenza naturale, condivido Prodi. Votare a scadenza darebbe un messaggio importante all’Ue, che l’Italia è un paese normale che vota quando si deve. Così daremmo il messaggio di un Paese ancora arrovellato su giochi politici, senza una legge di stabilità”. Anche il sistema elettorale proporzionale, peraltro, non piace all’ex premier: “Mi sembra di capire che ritorniamo, come al gioco dell’oca, al febbraio del 2013. Se si guarda ai sondaggi degli ultimi giorni tre blocchi uguali, con la differenza che il Pd ha un pezzo in meno e Salvini c’è e non c’era prima”. Non è detto, infine, che Letta voti Pd: “Siccome non sono iscritto a nessun partito, guarderò la campagna e deciderò chi votare”.

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Verso nuovi accordi?

Sinistra Italiana a sorpresa: “Ok soglia d’ingresso al 5%”

Rispetto a quanto possano pensare i partiti che stanno elaborando la nuova legge elettorale con una soglia di sbarramento all’ingresso del 5 per cento, i movimenti politici più piccoli – per esempio quelli alla sinistra del Pd – non sono contrari sul punto. Questo fa pensare, comunque, che ci sia la volontà, oltre che il bisogno, di fare alleanze alla sinistra del Nazareno. Dice Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: “A Renzi ho ribadito che Sinistra italiana è favorevole all’approvazione di una legge elettorale integralmente proporzionale e senza trucchi. Se è integralmente proporzionale e senza trucchi per noi non ci sono problemi di soglia, nemmeno del 5 per cento. Siamo pronti – ha sottolineato – a discutere una legge interamente proporzionale che sia centrata sull’interesse del Paese e non di questo o quel partito”. Non si sbilancia, invece, sulla data delle elezioni: “È un tema di competenza del Parlamento e del presidente della Repubblica e anzi dovremmo provare a ripristinare una dialettica corretta e rispettosa delle istituzioni”.

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