Eugenio Scalfari ha riportato in auge il giochino della torre. Lo ha fatto con la consueta lucidità, sobrietà e inattaccabilità. E noi, che siamo da sempre suoi seguaci e che abbiamo il suo poster in camera mentre balla l’ultimo singolo di Jovanotti con Mario Calabresi alla Cresima di Gozi, vogliamo seguirlo sulla Retta Via. Estendendo dunque i duelli tra questo e quel politico.

Berlusconi o Renzi? In un simile ballottaggio si sta a casa, con agio atarassico, ascoltando Animals dei Pink Floyd e bevendo Chartreuse come se non ci fosse un domani. Essendo uguali, tra Berlusconi e Renzi sarebbe come scegliere tra un pioppo e un pioppo. E i pioppi, si sa, son molto tristi. Se però Carrai ci costringesse a votare con una pistola puntata alla tempia, allora Renzi. Non perché sia migliore: non lo è. Ma perché non ha quella fedina penale lì e perché, se non altro, su temi etici decisivi è certo preferibile: unioni civili, biotestamento, Ius soli (che in realtà non vuole, ma non fate i precisini).

Di Maio o Berlusconi? Di Maio. E asserire il contrario, venendo da sinistra, è cosa eversiva. Da vergognarsi. Da sputarsi in faccia da soli.

Nardella o McEnroe? Nardella: ha volée migliori e a Wimbledon dà il meglio di sé.

Meloni o Salvini? Meloni: almeno lei non ha votato il Rosatellum. Almeno lei una sua connotazione ideologica (per quanto a molti di noi distante) ce l’ha. Certo, ha in squadra La Russa. E ha pure imbarcato quel che resta della Santanchè. Ma non si può avere tutto. Men che meno dalla destra italiana.

Berlusconi o Salvini? Il secondo, da solo, non va neanche al cesso. Il primo, anche se ormai ha più anni di Melchisedec, è tuttora il collante. In questi casi l’unica cosa da fare è gridare: “C’mon asteroide”.

Alfano o Pisapia? Tra i due sceglieremmo il nulla. Quindi entrambi.

Grasso o Di Maio? In tanti, non solo da queste parti eversive, si porranno un quesito simile fino alla fine.

Renzi o D’Alema? D’Alema. E il fatto stesso che uno col passato di D’Alema sia diventato un tipino tutto sommato gradevole, la dice lunga sulla pochezza di Renzi.

Nardella o Roosevelt? Nardella, anche perché Roosevelt lo copiava sin dai tempi di Yalta.

Orlando o Speranza? Più che un ballottaggio, un parossismo di carisma. E comunque Speranza, perché lui qualche volta le palle sul tavolo le ha messe. L’altro, un po’ meno.

Fratoianni o Civati? Civati, ma solo perché è più permaloso di una mina e se diciamo Fratoianni, per rappresaglia e senza comunque mai spettinarsi, invade la Polonia.

Boldrini o Pisapia? Entrambi: sono perfetti per certificare la morte della sinistra italiana.

Renzi o Di Maio? Il secondo è inesperto, il primo è Renzi. Quindi il secondo.

Meli o Fusani? La misoginia.

Bersani o Lombardi? Bersani. Almeno, con lui, ci parli di Gaber e Pink Floyd. E poi è un uomo divertente. L’altra, dopo quello streaming lì, andava spedita in Uganda. Anche se l’Uganda non l’avrebbe presa probabilmente benissimo.

Nardella o Messi? Nardella. Ha più tocco, negli assist si fa preferire e la sua tripletta contro la Picierno al Macaranà è stata di pregio.

Landini o Camusso? Landini, senza pensarci un attimo.

Casini o Verdini? Una bomba. Definitiva. Inesorabile.

Calderoli o Rosato? Calderoli, perché quando intona l’Aida ruttando ha un suo talento. L’altro, a parte essere la prova vivente di come l’Uni Posca non funzioni come colorante per capelli, serve a poco.

L’Unità o Il manifesto? Ops, L’Unità ha chiuso. Scusate.

Andrea Romano o Genny Migliore? Il napalm.

Brunetta o Carbone? L’Armageddon.

Astenersi o votare? Astenersi è un desiderio lecito, anche perché il livello generale è quasi sempre avvilente. Solo che, oggi, astenersi significa votare Renzusconi. E questo, in un momento storico simile, è semplicemente imperdonabile.