La riabilitazione è completa: l’ultimo Berlusconi, nella versione da statista moderato, va in tournée a Bruxelles e incassa il sostegno del Partito popolare europeo. “Il nostro appoggio è chiarissimo”, ha scandito il segretario del Ppe, lo spagnolo Antonio Lopez. “Con un futuro governo forte e grazie all’influenza di Berlusconi”, ha detto il collega iberico, l’Italia è destinata ad “avere maggior presenza nelle decisioni dell’Ue”.

Missione compiuta, dunque. Il capo di Forza italia è partito per il Belgio per una due giorni di incontri istituzionali organizzata grazie ai buoni uffici di Antonio Tajani, già commissario e oggi presidente del Parlamento europeo. L’obiettivo è farsi riaccreditare dalle (un tempo) odiate cancellerie continentali come leader del centrodestra italiano. E soprattutto tranquillizzare i suoi interlocutori sulla capacità di ammansire Matteo Salvini. Il quale non a caso gli dedica un commento acido: “L’Italia non ha bisogno di garanti in Europa, siamo una Repubblica libera e sovrana, che è stata calpestata da interessi che arrivavano da Bruxelles e da Berlino”. Poco male: Berlusconi è “ineleggibile ma imprescindibile”, come ha scritto ieri Le Monde: non è candidabile, come noto, in virtù della sua condanna per frode fiscale e della legge Severino, ma è comunque il cavallo italiano su cui dovranno puntare i custodi della stabilità europea.

Così a Bruxelles va in scena un Cavaliere neo merkeliano, in ossequio a una mutazione iniziata da mesi. Niente “culone”, discorsi da statista: “Dobbiamo guardare con favore a quello che è accaduto in Germania – cioè il via libera dei socialisti alla Grande coalizione – che va verso la sicurezza di avere un governo. Questo comporterà anche per la signora Merkel la possibilità di essere ancora autorevole in Europa. Io con lei ho sempre avuto degli eccellenti rapporti di stima ed interesse reciproco”. Per Berlusconi “l’Europa è imprescindibile, deve tornare ad essere quella dei padri fondatori”. Lui manterrà i patti: “Nel nostro programma presentato al Ppe c’è la volontà di rispettare la regola del 3% del deficit”. Lontane le risatine ironiche di Angela e Sarkozy. E lontani i fantasmi del “colpo di Stato” della finanza e dei poteri forti europei che gli imposero le dimissioni nel 2011 (seppure evocato in un breve passaggio della conferenza stampa).

Per Renato Brunetta, inesausto denunciatore di quel golpe, il nuovo Berlusconi europeista non abiura, anzi torna a Bruxelles da vincitore: “Quella crisi nacque da una gigantesca speculazione della Deutsche Bank, sfruttata dalle cancellerie europee. Oggi si sono rese conto che non possono fare a meno di lui. E che allora fu tutto un grande imbroglio”. Berlusconi a Bruxelles ostenta buonumore: “Nessuna rivincita”. Ma ieri ha parlato anche con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione, che nel 2014 si diceva “nauseato” dal Cavaliere e dalle sue battute sui tedeschi. Malgrado l’incontro non figurasse nella sua agenda ufficiale, Juncker l’ha definito “eccellente”. “Con lui siamo vecchi amici”, sostiene ora l’ex Cav, “abbiamo parlato di immigrazione”. A fine serata c’è anche l’abbraccio di Manfred Weber, il capogruppo del Ppe vicinissimo alla Merkel: “Berlusconi non ha bisogno di riabilitazioni, è un grande europeo e un grande statista italiano”.

Un trionfo, dunque. Eccetto uno sfondone che forse si può perdonare a un ottuagenario: “Nel 2002 – ha detto ieri Berlusconi – sono riuscito a far entrare la Russia nella Nato”. Si riferiva al Consiglio Nato-Russia istituito a Pratica di Mare. Ma tutto è possibile: il suo ritorno a Bruxelles è la prova stessa di una fantasia illimitata.