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domenica 20/05/2018

Governo M5s-Lega, Camusso: “Non c’è una visione sociale. Ma certe parole chiave parlano al nostro mondo”

La segretaria Cgil contesta i punti su lavoro, diritti e fisco del contratto Lega-M5S. "Reddito di cittadinanza e flat tax si contraddicono violentemente". Sulla tassa piatta: "Possibile che per contrastare i comportamenti scorretti bisogna dare pretesti a chi ha evaso?". E le priorità dei Cinque Stelle? "Riforma della Fornero, acqua pubblica, reddito, diritti sono battaglie anche della Cgil". Ritorno dei voucher? "Allarme rosso"

“Non c’è una visione sociale. Le disuguaglianze richiedono politiche diverse”. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha seguito con crescente preoccupazione i negoziati sul contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle. Ed è rimasta stupita soprattutto dall’assenza di misure specifiche per il Mezzogiorno: “La Svimez dava già un giudizio duro sul Movimento votato al Sud che non propone politiche per il Sud. La Lega, nel diventare forza nazionale, non ha perso le sue caratteristiche che l’hanno portata a inventare una questione settentrionale, il risultato è che la zona più fragile del Paese viene di nuovo dimenticata”.

Segretario Camusso, reddito di cittadinanza e flat tax possono stare nello stesso programma di governo?

Si contraddicono violentemente. L’idea che tagliando le tasse le persone hanno più soldi in tasca e sale la domanda aggregata è falsa. Il problema non è aumentare i consumi del singolo, ma una domanda aggregata che aiuta a mantenere il tessuto sociale e collettivo del Paese. La tassa piatta per i ricchi farà aumentare quel rancore sociale che tutti citano come spiegazione del voto del 4 marzo.

Dicono che così si combatte l’evasione.

Possibile che per contrastare i comportamenti scorretti bisogna sempre offrire dei premi a chi ha evaso? Se il problema è una tassazione sul lavoro troppo alta, si riduca il cuneo fiscale. Stanno per replicare l’errore degli 80 euro: dare soldi a chi già li ha e ignorare la fascia più bassa dei redditi da lavoro, i più provati da crisi, distorsioni del mercato, lavoro sottopagato.

Il Jobs Act viene confermato e tornano i voucher. Qual è la valutazione della Cgil?

Allarme rosso. I Cinque Stelle erano stati al nostro fianco nella campagna per il referendum contro i voucher, suggerivano soltanto qualche eccezione per il lavoro domestico. Anche se per i collaboratori familiari c’è un contratto facile da applicare ed economico. I voucher non sono neppure la risposta alla Gig economy: sarebbero, invece, la certificazione che si possono comprimere all’infinito diritti e retribuzioni in nome del profitto. E comunque i contratti brevi sono usati in maggioranza per periodi 1-30 giorni. La flessibilità c’è. Ma il contratto a tempo determinato costringe a retribuire tutte le ore lavorate, il voucher no.

Ci sono interventi sull’agricoltura.

Le misure nel contratto sulla Politica agricola comunitaria sono a beneficio delle grosse aziende del Nord. Al Sud non andrà nulla. Sembrerebbe un rifarsi leghista per le multe europee sulla violazione delle quote latte. Non c’è una parola sul lavoro in agricoltura, perché parlarne vorrebbe dire porsi la questione dei diritti dei migranti. Nei campi ci sono prevalentemente loro. E questo il senatore Salvini dovrebbe saperlo bene, visto che il suo collegio di elezione è quello di Rosarno.

Molti tra gli iscritti della Cgil si sono rivolti ai Cinque Stelle dopo la frattura col Pd renziano. Come reagiranno al contratto Di Maio-Salvini?

Non voglio interpretare l’opinione di tutti, ma i tanti che incontro sono iscritti a una organizzazione che ha mantenuto un consolidato sistema di valori e di idee. Di fronte al conflitto con quei valori e quelle idee, soprattutto sulla centralità del lavoro, molti hanno guardato ad altre esperienze come i Cinque Stelle. In molti casi lo hanno fatto per arginare la destra. In Emilia si osserva il passaggio dal Pd all’astensione e poi ai Cinque Stelle, ma sono le stesse persone che a Bologna votano Virginio Merola, del Pd, per fermare l’ascesa della Lega. Ma non mi nascondo che alcune parole d’ordine di quest’alleanza tra Salvini e Di Maio al nostro mondo parlano.

Quali?

La riforma della legge Fornero, per esempio: il nostro mondo l’ha vissuta come una profonda ingiustizia. L’idea che si possa superare colpisce chi da anni sente solo un coro unanime sull’importanza di contenere la spesa per le pensioni. Anche il reddito di cittadinanza è importante: trasmette il messaggio che, dopo i tagli agli ammortizzatori sociali del Jobs Act, c’è di nuovo una politica sociale a sostegno del lavoro povero e per affrontare la discontinuità nell’occupazione. E l’acqua pubblica è un tema di un’area di movimenti cui appartiene anche la Cgil.

La pensione di cittadinanza a 780 euro fa presa?

Non c’è dubbio, sono in tanti con la pensione minima. Ma va in contraddizione con un lungo lavoro che abbiamo fatto con lo Spi (il sindacato pensionati della Cgil, ndr) per evitare che i contributi versati non vengano valorizzati e che i costi delle misure assistenziali non siano caricati sulla spesa previdenziale. I Cinque Stelle, però, prendono i voti tra i giovani e al Sud, le pensioni vanno agli anziani e soprattutto a chi vive al Nord.

Ancora non si da dove arriveranno le risorse.

Noi abbiamo sempre ragionato della necessità di abbassare le tasse ai redditi bassi grazie a un aumento del carico su quelli alti e sui patrimoni, mentre Lega e M5S vogliono tagliare ovunque dal lato delle entrate. Anche la parte di lotta all’evasione sembra solo la prosecuzione della lotta di Salvini contro Equitalia. Io penso che sia sbagliato il pareggio di bilancio in Costituzione ed è legittimo usare il deficit per gli investimenti. Qui invece si prospetta una grande spesa che ridurrà le possibilità di spesa future, riducendo il gettito.

C’è stato un tentativo di ricucire i rapporti con il Pd dopo il disastro elettorale?

Ci sono cose che abbiamo apprezzato: il segretario reggente del Pd Maurizio Martina ha partecipato al nostro primo maggio dedicato alla sicurezza sul lavoro. Non succedeva da anni. Ma l’orgoglio con cui molti esponenti hanno difeso il Jobs Act mi lascia perplessa, significa non aver capito l’origine della rottura con il loro elettorato, prima che col sindacato.

Gli incidenti sul lavoro di questi giorni raccontano una strage.

Abbiamo chiesto alla presidente del Senato Alberti Casellati di fare una seduta straordinaria sulla sicurezza del lavoro: l’abbiamo trovata attenta e lo proporrà ai capigruppo. Nei prossimi giorni vedremo anche il presidente della Camera Fico a cui rivolgeremo lo stesso invito. Da Di Maio e Salvini, sugli incidenti, è arrivato solo qualche tweet. Nel programma il tema non è citato. Eppure basterebbe poco: mai più un euro di incentivi a chi ha incidenti mortali in azienda e non ci possono essere lavoratori non assicurati contro gli infortuni, questo sarebbe un messaggio forte anche per gestire i problemi della Gig economy.

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