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domenica 30/04/2017

Prima gli indiani, ora in mani francesi: la guerra delle divise Klopman in Ciociaria

Frosinone - I 450 operai attendono l’esito dell’inchiesta: “Danno al fisco italiano”

C’è una battaglia legale, appena ai primi passi, che vede ancora una volta l’Italia e l’India intrecciarsi. Da fine marzo una denuncia, per competenza, è stata presentata alla Procura di Milano e in India sono in corso accertamenti interni sull’operato della Exim Bank, banca controllata dal governo indiano. A chiederli sono stati degli importanti imprenditori indiani, che si ritengono vittime di uno “scippo” milionario. La storia è quella di una vendita, tutta da chiarire, di un’azienda tessile, la Klopman, leader mondiale nel campo dei tessuti per divise tecniche e professionali, con sede a Frosinone, ma di proprietà indiana fino al dicembre 2016. Ora è francese. Suo è il tessuto per le divise dei poliziotti e dei vigili del fuoco italiani. Ma anche dei sanitari della Croce Rossa. Vestono tessuto Klopman i ferrovieri russi, gli operai della Mercedes, Bmw, Audi e pure chi lavora al McDonald’s. Ha 450 dipendenti, escluso l’indotto, produce 40 milioni di metri all’anno per un fatturato che si aggira sui 120 milioni, ed esporta il 95% della produzione.

Il trasferimento dalla proprietà indiana a quella francese lo ha deciso la Exim bank che, inspiegabilmente, ha venduto a una diretta competitor, la società francese, Tdv industries, per appena 15 milioni, attraverso la creazione a Milano di una societa ad hoc, la Tdv international. L’operazione è stata possibile solo dopo l’estromissione degli azionisti che controllavano la società: i cugini Mukul e Warij Kasliwal, noti imprenditori in India.

Il passaggio di mano è avvenuto perché la Exim Bank aveva in pegno le azioni dei Kasliwal in Klopman in cambio della concessione di un credito di 30 milioni. La banca di Stato, che con questa vendita non è neppure rientrata dall’intera cifra concessa, si è mossa con l’appoggio dell’amministratore delegato italiano Alfonso Marra, ex manager Swaroski, nominato dalla famiglia indiana nel 2013, ma a cui ha voltato le spalle. Eppure, gli imprenditori avevano già cominciato a saldare il debito e avevano manifestato l’intenzione di rientrare in pieno possesso delle azioni della Klopman Italia, controllata da una loro società con sede in Lussemburgo. Avevano anche instaurato una trattativa per pianificare la restituzione del prestito, invece, Exim Bank ha venduto.

I Kaslival, con solidi affari economici in campo energetico, in India, non sono, però, rimasti con le mani in mano. Sono determinati a riprendersi la Klopman che avevano acquistato nel 2008, quando versava in pessime acque. Nella denuncia presentata a Milano a fine marzo, in particolare puntano il dito contro la banca Indiana. A firmarla è stato Warij Kaslival, in quanto presidente deposto, dopo un consiglio riunitosi ad agosto scorso, e messo alla porta dalla sicurezza, come in uno di quei film americani che raccontano le cadute verticali di top manager. La cacciata estiva di Warij Kaslival soddisfa Alfonso Marra, che – ci risulta – manda alcune email alla Exim Bank per dire che da quel momento la vendita era spianata. E pensare che i Kaslival lo avevano assunto per rinegoziare il debito con la banca indiana.

La Procura di Milano deve ancora assegnare la denuncia a un magistrato e quindi valutare eventuali rilievi penali. Nel documento, che il Fatto ha potuto visionare, si legge che “secondo analisi contabili, finanziarie ed economiche del querelante (Warij Kasliwal, ndr) vi sarebbe una differenza molto importante tra il valore reale delle quote, stimato in circa 80 e comunque non meno di 60 milioni di Euro, e il valore del marchio e il valore della vendita effettuata apparentemente per circa 15 milioni di Euro”. Una notizia, che se fosse riscontrata, sarebbe pessima anche per il fisco italiano. Infatti, nel documento si ricorda che “in caso di vendita su quote sottostimate ne consegue danno erariale e fiscale sui valori di trasferimento e sul mancato pagamento per oneri di imposte, tributi e tasse”.

Nella denuncia, in sostanza, la banca di Stato indiana viene accusata anche di aver comunicato la vendita ai Kaslival fuori tempo massimo. A quanto ci risulta, c’erano almeno altre due banche investite dai Kaslival pronte a rilevare gran parte del debito per sollevare la Exim Bank.

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