Dopo aver giocato con l’alfabeto, diamo i numeri; anzi no: a Tempo di Libri non è ancora tempo di bilanci. A Milano sono precisi, precisano gli organizzatori, perciò “i numeri ufficiali verranno comunicati lunedì in mattinata”. Ciò detto, “il nostro obiettivo era tra le 70 e le 80mila presenze”, ha dichiarato ieri Solly Cohen, ad della Fabbrica del Libro, che cura la fiera.

“Non siamo lontani, non siamo troppo sotto i 70mila ingressi”, con una media cioè di 14mila al giorno. La cifra però sembra più che ottimistica: sabato, giorno di maggiore affluenza con la domenica, si parlava di 15-20mila persone. Anche se oggi si dovessero confermare le 70mila presenze, il numero è modesto: l’ultima edizione del Salone del Libro di Torino ha registrato infatti 127.596 visitatori. Ma qui i paragoni non sono bene accetti: il sindaco Beppe Sala si è indispettito con una cronista che chiedeva un raffronto: “Chi di noi ha mai detto di voler fare il confronto? Non sto facendo una gara con il sindaco Appendino”.

Federico Motta, presidente dell’Associazione italiana editori, ha puntualizzato: “Non abbiamo mai fatto una corsa su Torino. Noi corriamo contro noi stessi. E comunque, se confronto ci deve essere, bisogna farlo con la prima edizione del Salone torinese”. Bene, quella volta, anno 1988, furono 100.000 i passaggi dichiarati.

Tra gli editori, intanto, serpeggia un -30% di vendite rispetto all’ultima edizione torinese e mercoledì, il primo giorno di fiera, c’era chi si lamentava dei soli “sette scontrini” emessi in uno stand di casa editrice nota. A fare mea culpa ci ha pensato Renata Gorgani, presidente della Fabbrica del Libro: “Il bilancio è nel complesso positivo. I primi giorni abbiamo avuto qualche difficoltà. Sicuramente c’è stato un problema di date (Pasqua, il ponte del 25 aprile, ndr): ci ragioneremo meglio per l’anno prossimo”. Qualcuno vorrebbe maggio, magari in concomitanza con Torino: così finalmente sarà sdoganata la parola “competizione”.

“Non abbiamo avuto le scuole nei termini in cui speravamo. Abbiamo organizzato tutto in meno di sei mesi”. Nemmeno il biglietto a metà prezzo del pomeriggio, introdotto il secondo giorno, ha ingolosito.

Dallo scontro tra Torino e Milano si è passati a quello tra Walter Siti e Michela Marzano, che ieri hanno ricucito lo strappo su Bruciare tutto. Siti si è difeso, ancora una volta, dall’accusa di aver infangato don Milani, difeso ieri anche dal Papa. “Lettera a una professoressa è stato per me un libro guida. Ho profonda stima e ammirazione per lo stile paradossale di don Milani: la sua scrittura mi pare un atto di sublimazione straordinaria degli inferi interiori. La mia dedica voleva essere un omaggio. Non è una operazione di marketing”.

Pure Marzano si è scusata: “Nel mio pezzo ci sono espressioni maldestre, non è una stroncatura”. Poi tra citazioni di Camus, Lacan, Bernanos, Deleuze, Sartre, Bonhoeffer, la messa è finita, e tutti sono andati in pace.