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mercoledì 20/12/2017

Call center, c’è chi lavora per 92 euro al mese

Lo scandalo - Tagli alla retribuzione per pochi minuti di assenza dalla postazione per andare in bagno
Call center, c’è chi lavora per 92 euro al mese

La signora Annalisa D’Alconzo, un lavoro, ce l’aveva già. Il call center però era in un quartiere lontano da casa e così a ottobre cerca sul sito Subito.it un’altra opportunità di lavoro, più vicina all’appartamento nel quale deve lasciare sua figlia, e, dopo aver letto l’inserzione della società Ccl Srls, per una commessa Fastweb, si presenta per un colloquio.

“Un lavoro ce l’avevo già – spiega Annalisa D’Alconzo al Fatto – ma avevo scelto questo call center perché era più vicino. Abbiamo iniziato verso la metà di ottobre. Colloquio 6.51 orario. Qualche giorno dopo Formazione 10 minuti. E subito dopo siamo state messe a lavorare”. Le condizioni annunciate: “Pausa di 15 minuti ogni tre ore. Sei ore di lavoro al giorno dal lunedì al venerdì e il sabato 3 ore. Ci avevano detto che lo stipendio sarebbe stato pagato dopo 60 giorni. Ho chiesto la copia del contratto. E non solo io. Non l’ho mai ricevuto. Poi, pochi giorni fa, ho ricevuto un bonifico relativo a novembre: per 52 ore di lavoro, ho guadagnato 150 euro, cioè 33 centesimi all’ora. C’è chi ha guadagnato 1 euro l’ora, chi 1,18, abbiamo i bonifici che possono dimostrarlo. A quel punto ho chiesto spiegazioni. Ho chiesto di parlare con il titolare ma mi hanno risposto che era a Tenerife. Ho parlato con la signora Cinzia che mi ha detto: ‘ti alzi per andare in bagno? Se superi di qualche minuto ti togliamo un’ora. Non sai che funziona così? Se arrivi con tre minuti di ritardo, ti togliamo un’ora’. Mi hanno tolto 19 ore imputandole alle mie soste in bagno. La mia dignità dov’è? Ho lasciato mia figlia sei ore a casa per andare a lavorare per 33 centesimi all’ora? E abbiamo deciso di denunciare questa situazione alla Cgil”.

Abbiamo chiesto spiegazioni alla signora Cinzia, che è la coordinatrice della società. A differenza delle lavoratrici, quando le chiediamo il cognome, la signora decide di non rivelarlo. Poi spiega che il pagamento è relativo soltanto ad alcuni giorni di ottobre, che le pause per il bagno sono previste regolarmente ogni 2 ore, che l’uomo individuato dalle operatrici come titolare, in realtà, è soltanto un suo amico e che, insomma, le donne non stanno dicendo il vero e tutto è perfettamente in regola, perché il computer segna il tempo di lavoro effettivo. Contattiamo un’altra lavoratrice. E la versione combacia perfettamente con quella di Annalisa.

“Abbiamo iniziato a lavorare il 19 ottobre – conferma Antonella De Michele – ma non abbiamo mai ricevuto né il contratto né la busta paga. Soltanto un bonifico con dicitura pagamento novembre 2017. Se mi avessimo pagato soltanto ottobre – come sostiene Cinzia, nonostante la dicitura del bonifico sia novembre, ndr – avrei dovuto ricevere il pagamento per 48 ore, quindi lordi circa 310 euro, mentre ho ricevuto un netto di 130, circa 2 euro l’ora. La signora Cinzia ci ha spiegato che se perdevamo minuti di ritardo o in bagno perdevamo un’ora di lavoro. Siamo in 7 a denunciare. E denunceremo anche in procura”.

“Stiamo valutando se esistano gli estremi per applicare la legge sul caporalato – dice Andrea Lumino segretario generale Slc Cgil di Taranto – questa vertenza assume il valore pubblico della tutela delle lavoratrici da una condizione di sfruttamento palese. Quello dei call center è un settore malato: leggi sfavorevoli e grandi committenti, come in questo caso Fastweb, che pensano al massimo risparmio disinteressandosi del- l’ovvio sfruttamento di chi lavora ed è l’anello più debole della catena”.

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