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mercoledì 17/05/2017

Consip, l’amico sindaco di Rignano: “Tiziano Renzi sapeva dell’indagine da ottobre e temeva le manette”

Esclusivo - Il verbale di Lorenzini (Rignano) svela ai pm che babbo Renzi seppe dell’inchiesta prima che ne parlassero i giornali
Consip, l’amico sindaco di Rignano: “Tiziano Renzi sapeva dell’indagine da ottobre e temeva le manette”

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Il verbale del sindaco di Rignano sull’Arno, Daniele Lorenzini, finora inedito è davvero importante per capire che il giro rignanese di Tiziano Renzi e quello fiorentino e istituzionale del figlio premier in carica erano strettamente legati. E che ci sia stata un’osmosi tra i due giri, con passaggio di notizie riservate da Roma a Firenze e Rignano, non appare così assurdo. Ma leggiamo cosa disse quel giorno Lorenzini ai pm Palazzi di Roma e Woodcock di Napoli: “Tiziano Renzi, presso il suo ufficio di Rignano sull’Arno, sito in via Roma, dove mi ero recato per discutere di cose locali, a un certo punto mi disse di seguirlo fuori dalla porta del suo ufficio nel piazzale antistante, dicendomi di lasciare il mio come il suo cellulare all’interno dell’ufficio; quando fummo fuori Tiziano mi disse che aveva saputo di essere coinvolto in un’indagine di Napoli che riguardava un ‘soggetto di Napoli’, che lui aveva incontrato una sola volta, facendomi intendere a gesti che aveva probabilmente il telefono sotto controllo; nella circostanza Renzi mi disse che lui non c’entrava, ma che temeva qualora fosse uscita la notizia, poterci essere un pregiudizio per l’esito del futuro referendum istituzionale; Tiziano mi precisò anche che temeva di essere arrestato nell’ambito di tale indagine. Il colloquio tra me e Tiziano Renzi è avvenuto sicuramente nella prima parte di ottobre” (un mese prima che La Verità, il 6 novembre 2016, accennasse all’inchiesta Consip, ndr).

Inizialmente Lorenzini aveva detto che l’incontro era avvenuto “intorno alla fine di ottobre del 2016” ma poi, orientandosi meglio tra gli accadimenti aveva rettificato la data con certezza. “Dopo qualche tempo, e cioè il sabato sera (5 novembre, ndr) della Leopolda ho ricevuto una telefonata di un giornalista o del Mattino o del Messaggero il quale mi chiese se sapevo qualcosa di un’indagine condotta dall’autorità giudiziaria di Napoli che coinvolgeva anche Tiziano Renzi; (…) Tiziano Renzi nel periodo successivo mi ha più volte parlato di tale indagine e della sua preoccupazione. Confermo di avere parlato di tale indagine anche con Roberto Bargilli (detto Billi, ndr), che è un mio assessore, e anche con altri assessori, Tommaso Cipro sicuramente forse anche con Eva Uccella”.

Attenzione, quindi Billi sapeva. L’autista del camper due mesi dopo quelle confidenze di Tiziano sull’inchiesta di Napoli e sulla paura di essere intercettato telefona, a nome di Tiziano stesso, al coindagato Carlo Russo per dirgli di non chiamare più Renzi senior. A Rignano non deve esserci proprio un clima sereno in giunta. Bargilli resta assessore e Lorenzini rimane sindaco ma è evidente che, quando il primo cittadino avrà sentito le dichiarazioni di Billi, che nega un intervento su Russo per evitare le intercettazioni (“gli ho solo inviato un sms per dirgli di non scocciare perché chiamava sempre Tiziano”), si deve essere messo a ridere.

Anche perché, sempre ai pm, il 3 marzo Lorenzini dichiara: “Non escludo che anche Bargilli Roberto mi disse che Tiziano Renzi gli aveva detto di non parlare al telefono”. Lorenzini è davvero una figura particolare nel giro dei Renzi: sindaco, medico e amico di famiglia viene ammesso alle segrete stanze (meglio ai segreti cortili dove si parla senza paura delle cimici) e poi spiffera tutto ai giornali e ai magistrati, ai quali descrive anche una cena nella quale il generale Emanuele Saltalamacchia mise in guardia Tiziano Renzi.

Lorenzini anche in questo caso dice di non aver sentito il nome dell’indagato, ma afferma con nettezza che ci fu un allarme preciso dal capo della Toscana dell’Arma “Nei secoli fedele” al padre del premier in carica. “Ricordo inoltre che, sempre nel mese di ottobre, pochi giorni dopo il primo incontro nell’ufficio di Tiziano Renzi sono stato invitato a una cena a casa di Tiziano. Tra gli invitati c’erano oltre a me e mia moglie il generale Emanuele Saltalamacchia (comandante regionale Toscana dei Carabinieri), Massimo Mattei già assessore del Comune di Firenze nella giunta di Matteo Renzi, con la moglie e tale Paolo che credo sia socio di Mattei; Andrea Conticini (genero di Tiziano)”. Interessante notare che, a parte Lorenzini, molti dei presenti avevano qualche problemino: Renzi con la Procura di Napoli e Conticini con quella di Firenze che lo indaga per reimpiego di capitali per l’uso, da parte del fratello, dei fondi Unicef e Operation Usa per fini personali.

Cosa si dissero mentre gli spiedini cuocevano sul braciere della villa in contrada Torri? “A un certo punto mentre eravamo in giardino ho sentito il generale Saltalamacchia dire a Tiziano Renzi che sarebbe stato meglio per lui non frequentare un soggetto, di cui tuttavia non ho sentito il nome, perché era oggetto di indagine. Non conosco nel dettaglio la natura dei rapporti tra la famiglia Renzi e il generale Saltalamacchia ma ho avuto modo di constatare la familiarità perché si davano del tu. Ricordo anche che sentii Saltalamacchia dire a Tiziano di non parlare al telefono. Sempre nel contesto del colloquio Saltalamacchia-Tiziano Renzi. Ricordo perfettamente che questo colloquio a cui ho assistito è avvenuto nel giardino di casa Renzi in occasione della suddetta cena intorno alla bistecchiera mentre si faceva la brace”.

E ancora Lorenzini: “Non ho mai conosciuto personalmente Carlo Russo a meno che non abbia partecipato anche lui a un viaggio a Medjugorje nell’ottobre 2014, viaggio al quale partecipai anche io con mia moglie e Tiziano Renzi con la sua, al quale parteciparono più di cento persone; non so se ci fosse anche Russo ma se c’era io non lo individuai neppure. Ho appreso solo dopo, e cioè da qualche mese, che una società a nome ‘Sicur’ o qualcosa del genere, riconducibile a Carlo Russo, ha formalmente contribuito alla mia campagna elettorale in occasione del rinnovo del consiglio regionale della Toscana del maggio 2015 nella quale io fui candidato; tengo però a precisare che di tale campagna elettorale si occupò Tommaso Cipro, mio attuale assessore e già consigliere comunale di Rignano e dunque io ribadisco che neppure sapevo che tale contributo della suddetta società provenisse dal menzionato Carlo Russo circostanza questa che ripeto ho appreso solo negli ultimi mesi avendomelo rappresentato Tommaso Cipro. Si è trattato comunque di un regolare contributo registrato. Preciso comunque di non essere stato eletto”.

E infine, sempre a verbale, il sindaco parla dell’attuale ministro dello Sport: “A me personalmente Tiziano Renzi non ha mai parlato dell’onorevole Luca Lotti in relazione a tale vicenda anche perché Lotti l’ho visto in tutta la mia vita 2 o 3 volte e con lui non ho mai avuto rapporti diretti. Ho incontrato Filippo Vannoni (presidente di Publiacqua, altro teste nell’inchiesta Consip, ndr) in due o tre occasioni per motivi connessi alla mia attività di sindaco ma in epoca precedente a questi fatti”.

Dopo le interviste e le deposizioni davanti ai pm, tra Lorenzini e Renzi senior è calato il gelo. Tiziano, prima ha cercato più volte l’amico sindaco per un chiarimento. Poi ciascuno ha deciso di tirar dritto per la sua strada. Dopo le notizie sulle indagini, Tiziano s’è autosospeso da segretario Pd del paese. E Lorenzini si è candidato per la rielezione con la lista civica “Insieme per Rignano”, fuori dal Pd (…).

LE BALLE DETTE A “LUCA” E I VUOTI DI MEMORIA: TRE DOMANDE A RENZI

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