» Politica
sabato 03/12/2016

Il fronte del No lancia la sfida: “Renzi, dicci quanto hai speso”

Il vicepresidente del comitato Grandi: “Rendano pubblici i finanziamenti prima del voto”
Il fronte del No lancia la sfida: “Renzi, dicci quanto hai speso”

Aun soffio dalle urne, Davide bussa alla porta di Golia e pone una domandina: gentili amici del Sì, ma quanto avete speso? Per caso, i 10 milioni calcolati a spanne dalla stampa? Quesito interessante quello del comitato per il No, che per bocca del suo vicepresidente, Alfiero Grandi, invita il comitato pro-riforma a scoprire le carte, o meglio i conti, prima di domani: “Lo sfidiamo a fare come noi: renda pubblici i finanziamenti ricevuti e presenti un rendiconto di come sono stati impiegati i fondi”.

Già, perché il tesoriere del No, Antonello Falomi, le cifre le spiega nel dettaglio: dal 14 luglio al 2 dicembre, grazie a 3075 donatori, il comitato contro la riforma ha raccolto 301.476 euro. Soldi spesi per tutte le necessità: dagli spot e messaggi autogestiti in tv e in radio, alla stampa, affissione e spedizione di 150 mila manifesti e di un milione e mezzo di volantini. Per arrivare all’affitto di attrezzature e sedi e ai contributi a iniziative locali, fino all’acquisto delle copie della Costituzione spedite a tutti i sottoscrittori. Insomma, poco denaro e tanto impegno sui territori, grazie a 710 comitati in giro per l’Italia. Per carità, di impegno ne hanno messo tanto anche sul fronte del Sì. Dove però hanno potuto contare anche su risorse molto, ma molto più ingenti. Quante, non è dato da sapere con esattezza. Ma si parla di milioni di euro. Come ricostruito dal Fatto, solo le lettere inviate dal comitato per il Sì ai quasi quattro milioni di votanti italiani all’estero sono costate attorno a un milione e mezzo di euro tra spese di tipografia e (soprattutto) spedizione, nonostante la tariffa agevolata di Poste Italiane.

Una mossa possibile grazie anche a un cortocircuito di ruoli, ricorda Grandi, che punge: “È eticamente discutibile che il presidente del Consiglio giri un assegno di 500mila euro di rimborso elettorale al suo Comitato per il Sì, di cui per di più firma le lettere”. Così, si torna al guanto di sfida: “Noi siamo Davide, loro Golia: e allora rendano pubblici i finanziamenti, prima del voto”. Perché farlo dopo sarà troppo semplice. E indolore.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Politica
Il sindaco di Genova

Doria sceglie il “No” e rischia la poltrona. Il Pd: “Non è Prodi”

In gioco c’è la sua ricandidatura: “Voterò no”. Marco Doria, sindaco di Genova, rivela le sue intenzioni per il referendum. Sindaco arancione, come l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ma con una posizione opposta. Doria si schiera diversamente dal premier e dal Pd, primo partito della sua maggioranza. Una decisione che rischia di far tramontare la sua ricandidatura alle elezioni 2017. Doria ha precisato che non è un voto contro Matteo Renzi: “Non rappresento altra posizione che la mia. Non intendo questo referendum come un voto sul Governo. Da sindaco ho interloquito in più di un’occasione con il governo Renzi… e ho apprezzato l’impegno deciso nell’affrontare il disastro del dissesto idrogeologico”. Ma Doria non è proprio convinto dalla riforma: “Sono obbligato, come tutti, a dire un sì o un no a un insieme di cambiamenti che sono da me singolarmente giudicati in modo differenziato… ma nel complesso ritengo che la proposta non cambi in meglio la nostra Costituzione. Per questo intendo votare no”. Immediata la reazione del Pd locale che da anni è sul punto di scaricare il proprio sindaco: “Doria voterà no? Pazienza, non è Prodi”, commenta Alessandro Terrile, segretario genovese Pd.

Politica

Grillo ora fa il cauto: “Ho già comprato un sacco di Maalox”

Politica

Bersani: “Altro che Senato: cambi se molli Marchionne”

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×