Ha avuto cattivo gusto quel presentatore che l’altra sera ha chiesto alla giovane calciatrice che aveva appena vinto il primo Pallone d’oro femminile nella storia del calcio, nel chiederle di “scuotere le natiche” così in mondovisione. Ma sono piovute un sacco di critiche che forse peccavano di “sportività”, cioè non l’hanno presa come una buccia di banana pestata ma hanno subito gridato al sessismo. Il profilo Twitter dell’As Roma – pur puntando il dito – ha usato un tono simpatico, ma già il tennista Murray s’è lasciato andare a un discorso sul maschilismo nello sport che è andato un po’ oltre il singolo episodio. Infatti il conduttore non è un calciatore o altro ma un dj, quindi puntare il dito dicendo che “nello sport si è troppo machi” è esagerato. Sono partite importanti da giocare, quelle della parità tra uomo e donna, ma su altri campi. Stavolta i “buoni” hanno calciato il pallone sugli spalti.
Umberto Fasserli

 

Gentile Umberto, provi a immaginare questa scena. Luka Modric chiamato a ritirare il premio più prestigioso, il Pallone d’oro, in barba a Cristiano Ronaldo e a un’epoca che si chiude. Momento solenne, platea (maschile) in religioso silenzio. All’improvviso, mentre il campione croato solleva il riconoscimento e lo bacia, un’attrice qualsiasi – ma sufficientemente conosciuta – lo guarda e, con fare da spogliatoio femminile di una palestra che commenta l’ultima performance di Rocco Siffredi, domanda: “Ma tu le sai usare tutte, le palle?”. Gelo in sala, Modric imbarazzato, fino a quando le risatine generali di chi pensa di stare al bar dello sport scatenano un applauso da stadio.

Le sembra un parallelo calzante? Non lo è. Per due motivi.

Innanzitutto perché, di fronte a un ambiente maschile, nessuna donna si sognerebbe mai di fare una battuta del genere. E poi perché, quand’anche succedesse, gli uomini penserebbero davvero a una goliardata. Ma è qui il problema. Alle donne, nello sport ma in qualsiasi altro settore, non viene riconosciuta una professionalità che prescinda dalla misura del reggiseno. Non si riesce a immaginare (anzi, ad accettare) che una donna possa fare carriera perché è brava (quanto o più di un uomo) e non perché è bona o è passata dal letto del suo capo. E questo vale ancora di più in ambienti che fino a qualche anno fa erano terreno esclusivo del genere maschile. Come lo spogliatoio. Ricordo ancora i commenti sulle prime donne che si occupavano di calcio in tv e, soprattutto, lo stupore quando si capì che – apperò – conoscevano persino i ruoli dei giocatori…

Bene ha fatto il Pallone d’oro Ada Hegerberg a rispondere con un secco “no” alla battutaccia del dj Martin Solveig, ma avrebbe fatto ancora meglio ad approfittare della diretta mondiale per chiedergli di abbassarsi i pantaloni e mostrarle come si fa, il twerking.

Silvia D’Onghia