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giovedì 17/05/2018

“Assessori nominati in cambio di soldi”. Inquisito Crocetta

L’inchiesta su Montante - L’ex governatore accusato di corruzione: “Mise in giunta gli amici del capo degli industriali che lo finanziava”
“Assessori nominati in cambio di soldi”. Inquisito Crocetta

L’ex governatore Rosario Crocetta indagato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, il ras delle discariche Giuseppe Catanzaro destinatario di un avviso a comparire per i suoi rapporti con la politica: dalla rete istituzionale di favori e spionaggio messa in piedi dall’ex leader di Sicindustria Antonello Montante l’inchiesta si allarga, travolge la politica siciliana rischiando di trasformarsi in una nuova Tangentopoli che colpisce Crocetta e la sua stagione di governo della legalità. È accusato di aver piazzato nella giunta regionale due “fedelissime” di Montante in cambio di finanziamenti alla sua campagna elettorale, ma anche per schivare uno scandalo di natura “privata”. Montante avrebbe “impedito che venisse reso pubblico da parte di giornalisti un video dal contenuto scabroso attinente la vita privata di Crocetta”, che ha saputo di essere indagato mentre si trovava al telefono con un giornalista che gli chiedeva se avesse ricevuto un avviso di garanzia: “Me lo stanno notificando adesso”, ha detto, e ha buttato giù la cornetta.

Sono una trentina in tutto adesso i protagonisti dell’inchiesta coordinata dal procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone. I pm Gabriele Paci, Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso hanno iscritto nel registro degli indagati le due “protette” di Montante: Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, piazzate, una dopo l’altra, all’assessorato alle Attività produttive, quello da cui il manager di Serradifalco diceva di poter fare “la terza guerra mondiale”. Anche una terza donna è finita nel mirino dei pm: Mariagrazia Brandara, che fu nominata presidente dell’Irsap dopo le dimissioni di Alfonso Cicero, divenuto uno tra i principali accusatori del manager siciliano.

Ma non è tutto. La Procura di Caltanissetta indaga pure sull’attuale capo di Sicindustria Giuseppe Catanzaro, il re delle discariche nell’isola, anche lui vicino a Montante, e su altri tre imprenditori della stessa cordata, Rosario Amarù, Totò Navarra e Carmelo Turco: grazie a Montante avrebbero ottenuto appalti per lo smaltimento dei rifiuti e la pulizia di locali nello stabilimento dell’Eni di Gela. “Andrò dai pm – ha detto Catanzaro – e fornirò ogni elemento utile per agevolare la ricostruzione della verità storica”. Si indaga, infine, per concorso in corruzione, sul vicequestore aggiunto Vincenzo Savastano, della polizia di frontiera di Fiumicino, che avrebbe ricevuto regali in cambio di favori, e su Carmela Giardina e Rosetta Cangelosi, collaboratrici di Montante, che lunedì notte avrebbero aiutato il loro capo a distruggere un pezzo di archivio segreto.

Un nuovo terremoto giudiziario, insomma, si abbatte su Palazzo d’Orleans, sede del governo siciliano e sugli industriali dell’isola. Ora gli scenari sui quali sono impegnati i pm Gabriele Paci, Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso diventano due e si rincorrono paralleli: una è l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine e l’altra è quella finalizzata a corrompere i politici, con l’obiettivo di accaparrarsi fondi pubblici. La Procura ipotizza che Montante abbia orientato in maniera massiccia le scelte del governo Crocetta (“non gli abbiamo mai fatto sbagliare una mossa’’) dopo avere finanziato la sua campagna elettorale con centomila euro, per proseguire il suo “progetto espansionistico’’ fuori della Sicilia: “Dopo aver collocato sue persone di fiducia nei posti apicali del governo regionale – scrivono i magistrati nell’ordinanza – (Montante, ndr) mirava ad ampliare ulteriormente la propria sfera di potere, programmando di ottenere proprie rappresentanze in Parlamento così da cominciare a porre le basi per potere anche accedere ad incarichi governativi di rilievo nazionale’’.

E non è ancora tutto. Secondo la ricostruzione della Procura, Montante e Catanzaro spiavano il magistrato Nicolò Marino, l’ex assessore regionale all’Energia, che nel 2014 non fu riconfermato. Marino aveva denunciato apertamente le “istituzioni che hanno coperto il sistema Montante”. Nell’ordinanza è citata la testimonianza di Cicero, che raccontò come Catanzaro tra il 2013 e il 2014 gli aveva confidato che Montante aveva “un dossier ed un video con immagini sulla vita privata di Marino e si stava adoperando per diffonderli mediaticamente al fine di delegittimarlo”.

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