Il Fatto di domani. Corruzione e voto di scambio, si dimette il vicepresidente della Regione Sicilia. Ucraina, la Nato vuole sempre più armi

Di FQ Extra
17 Aprile 2024

SICILIA: CORRUZIONE E VOTO DI SCAMBIO, SI DIMETTE IL VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE. UN PENTITO LO ACCUSA: “ERA AGLI INCONTRI COL BOSS”. BARI, PD E 5S CORRERANNO SEPARATI. Sospeso per un anno dalle funzioni pubbliche, poi dimesso. L’uomo di riferimento della Lega di Matteo Salvini nell’isola, il vicepresidente della Regione Sicilia (ormai ex) Luca Sammartino, è accusato di corruzione in un’inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose nel comune di Tremestrieri Etneo, provincia di Catania. Nell’ambito dell’operazione 11 persone hanno subito ordinanze di misura cautelare, tra esponenti politici, funzionari comunali e imprenditori. Tra gli arrestati c’è il sindaco della cittadina, Santi Rando. Il sindaco è accusato di aver stretto un accordo con la famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano in cambio di voti. Ma un pentito del clan Santapaola ha raccontato che in alcune riunioni ci fosse anche lo stesso Sammartino. Gli altri fatti contestati al politico leghista, che ha un passato nel centrosinistra e in Italia Viva, risalgono al 2020, quando era deputato regionale del Partito democratico e secondo l’accusa avrebbe promesso favori per ottenere voti per l’allora candidata Caterina Chinnici, estranea all’inchiesta. L’ex vicegovernatore siciliano, inoltre, avrebbe corrotto dei carabinieri per bonificare i locali della sua segreteria e cercare di acquisire informazioni riservate sui procedimenti che lo riguardavano. Nell’ordinanza di arresto si legge che il politico siciliano, che oggi si dice estraneo ai fatti, era “incline a commettere reati”, e “ha alterato le regole di una onesta competizione elettorale”. Il senatore leghista Nino Germanà ha parlato di giustizia a orologeria. La domanda lecita adesso è la seguente: si attiverà il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per inviare la commissione d’accesso in consiglio regionale, come ha fatto per il Comune di Bari? A proposito del capoluogo pugliese, è ormai chiaro che non ci sarà ricucitura tra i candidati del centrosinistra alle Comunali, Michele Laforgia sostenuto dal M5s e Vito Leccese appoggiato da Pd, Verdi e Azione. I due schieramenti andranno divisi al primo turno, hanno annunciato in una nota condivisa i due sfidanti. Oggi in città si è dimesso il presidente dell’Amiu, la municipalizzata per i rifiuti, rinviato a giudizio per false comunicazioni sociali. L’inchiesta riguarda la sua attività professionale di commercialista. Con lui andranno a processo i fratelli Alceste e Marco Cavallari, figli dell’ex ras delle cliniche private Francesco. Sul Fatto di domani approfondiremo le due vicende.


MEDIO ORIENTE, IL 74% DEGLI ISRAELIANI CONTRARIO A UN NUOVO ATTACCO ALL’IRAN. HEZBOLLAH COLPISCE CON I DRONI: 18 FERITI. Il premier Netanyahu ribadisce anche al ministro inglese Cameron che colpirà ancora l’Iran, dopo aver fermato il massiccio attacco missilistico nello scorso fine settimana; Teheran ha inteso così vendicare la morte dei suoi generali uccisi nell’ambasciata di Damasco, in Siria, l’1 aprile scorso. La grande maggioranza degli israeliani, il 74%, afferma però di essere contraria ad un attacco di rappresaglia contro l’Iran “se questo dovesse minare le alleanze di sicurezza di Israele”. Ancora una volta, dunque, la società si schiera contro il primo ministro. Intanto, Hezbollah non si ferma: sotto la regìa dei Pasdaran iraniani, la milizia libanese ha sparato diversi razzi sul nord di Israele, causando 18 feriti tra cui 14 militari. Sono 194 i giorni di guerra tra lo Stato ebraico e Hamas in seguito al massacro firmato dai fondamentalisti il 7 ottobre, con 1.200 morti e la cattura di centinaia di ostaggi. I colloqui per un cessate-il-fuoco restano difficili per stessa ammissione del Qatar, che è tra i paesi mediatori. Anche la Turchia vuole giocare un ruolo e il presidente Erdogan durante il fine settimana accoglierà il capo di Hamas, Hanyeh. I punti essenziali restano gli stessi; Israele non vuole dare assicurazioni su un ritiro delle truppe sino a quando Hamas non rilascerà tutti gli ostaggi; ma i fondamentalisti per loro stessa ammissione non sanno dove siano finiti i 133 prigionieri – 124 sono stati liberati nell’unica tregua siglata lo scorso novembre – sparsi lungo la Striscia e gestiti anche da altre organizzazioni, come la Jihad Islamica. Sul Fatto di domani troverete altri particolari e un approfondimento sugli insediamenti israeliani in aumento nell’area di Gerusalemme Est.


SCONTRI ALLA SAPIENZA PER ISRAELE-PALESTINA. IL GOVERNO AGITA LA CLAVA. Sono liberi in attesa di giudizio i due studenti fermati ieri dalla polizia fuori dall’Università Sapienza di Roma, dopo un sit-in pro palestina che chiedeva agli organi accademici di rivedere gli impegni di collaborazione con le università di Israele. Sono una ragazza di 28 anni, accusata di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, e un giovane ventenne cittadino libico, accusato di danneggiamento per essere salito su un mezzo della polizia. I loro processi si terranno il 22 e 23 maggio. Intanto sono in sciopero della fame e si sono incatenati gli studenti dei collettivi, che da tre giorni hanno messo le tende davanti al rettorato dell’Ateneo. La protesta di ieri è stata duramente stigmatizzata dal governo. Ieri sera la premier Meloni ha detto che questo “non è manifestare, ma delinquere”, oggi anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di “inammissibile la violenza” e Maurizio Gasparri di “teppisti”. Le forze dell’ordine hanno comunicato che ieri sono risultati feriti 27 agenti. Le immagini, che hanno fatto il giro del web, però, hanno mostrato un parapiglia piuttosto ordinario con manifestanti giovani e a volto scoperto. Fonti del Viminale hanno fatto filtrare alle agenzie che nel corteo ci sarebbero stati anche “un palestinese vicino a persone contigue ad Hamas” e cinque anarchici “estranei all’ambiente universtario”. La Conferenza dei rettori ha stigmatizzato in un comunicato il “tentativo di forzare una decisione assunta democraticamente da un organo di governo dell’Università”. Domani la Crui parlerà del caso nella sua assemblea annuale, a Roma. La destra agita la clava contro il Pd perché non condanna i manifestanti. Sul Fatto di domani vedremo in che modo la maggioranza di governo sta strumentalizzando questi episodi per ottenere maggiore repressione contro chi contesta.


GUERRA RUSSIA-UCRAINA, RAID SU CHERNIHIV, 17 MORTI. IL CONSIGLIO UE: “FORNIRE A KIEV LA DIFESA AEREA”. LA NATO: “MOSCA PRODUCE IL TRIPLO DI ARMI, DOBBIAMO FARE DI PIÙ”. “Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di fornire urgentemente una difesa aerea all’Ucraina e di accelerare e intensificare la fornitura di tutta l’assistenza militare necessaria, comprese le munizioni di artiglieria e i missili. Invita il Consiglio, in particolare nella prossima riunione, ad assicurare il necessario follow-up. Accoglie con favore i progressi compiuti sulle proposte di destinare le entrate straordinarie derivanti dai beni immobilizzati della Russia a beneficio dell’Ucraina e ne chiede la rapida adozione”. I 27, dopo i numerosi appelli del presidente Zelensky, nella riunione di questo pomeriggio hanno delineato questa linea. I russi avanzano ad Est, e le città ucraine vengono bombardate continuamente; a Chernihiv i raid di Mosca hanno provocato 17 morti e 61 feriti, tra cui due bambini. I missili hanno danneggiato 16 palazzi e il bilancio delle vittime potrebbe essere più grave. Dal canto suo, l’intelligence militare ucraina rivendica l’attacco alla fabbrica di aerei Gorbunov a Kazan, nel Tatarstan, nell’est della Russia, dove vengono prodotti e riparati i bombardieri strategici. In ogni caso la guerra mostra un dislivello nella produzione militare tra Russia e Occidente e secondo James Appathurai, funzionario della Nato, l’Alleanza e l’Europa si dovranno adeguare: “Ora il 30% del pil russo è dedicato alla difesa, le fabbriche producono 24 ore su 24 e in alcuni casi sono state nazionalizzate… i russi ora producono annualmente il triplo delle munizioni di artiglieria di Usa e Ue insieme. È chiaro che dobbiamo fare le cose in modo diverso, e comunicarlo agli europei e ai canadesi”. Sabato gli Usa voteranno per gli aiuti militari all’Ucraina – fino a ora bloccati dai Repubblicani – Israele e Taiwan. Sul Fatto di domani leggerete altri aggiornamenti sul conflitto ad Est, e un focus su tutti i colloqui che da marzo 2022 in poi avrebbero potuto mettere fine allo scontro.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Diffamazione, il governo chiede il rinvio dell’esame della legge. Dopo le polemiche sugli emendamenti di Fdi sul carcere per i giornalisti, poi ritirati, in commissione Giustizia del Senato il governo ha chiesto il rinvio dell’esame del disegno di legge sulla diffamazione per “approfondimenti”.

Corruzione e sfruttamento della prostituzione: a Parma indagati militari e aziende della Difesa. Un colonnello dell’esercito, un brigadiere generale e un ingegnere che operavano nel settore militare dello smaltimento rifiuti, a Parma, e un imprenditore. Sono tra i principali indagati di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza che ipotizza i reati di corruzione e sfruttamento della prostituzione in cambio di lavori e incarichi esclusivi, presso l’impianto di termodistruzione dove venivano smaltiti e resi innocui munizioni, missili e bombe al fosforo dell’esercito italiano e di altri Paesi Nato.

Sanità al collasso, l’Istat: “4,5 milioni di italiani rinunciano alle cure”. Il rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) di Istat rileva che nel 2023 sono circa 4,5 milioni i cittadini che hanno dovuto rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici per problemi economici, di liste di attesa o difficoltà di accesso. È il 7,6% della popolazione: in aumento rispetto al 7% del 2022 e al 6,3% del 2019.


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