Il Fatto di domani. Decreto Emilia, il “pacco” di Meloni agli alluvionati (e ai poveri): mancano 600 milioni. Una Provincia è per sempre, il piano del governo per moltiplicare le poltrone

Di FQ Extra
5 Giugno 2023

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ALLUVIONE, MELONI HA FATTO MALE I CONTI: MANCA MEZZO MILIARDO PER L’EMERGENZA. BAVAGLIO ALLA CORTE DEI CONTI: PALAZZO CHIGI METTE LA FIDUCIA. 2,2 miliardi per l’alluvione in Emilia Romagna: Meloni lo aveva prima annunciato in conferenza stampa, il 23 maggio; due giorni dopo, l’aveva ribadito dinanzi alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, in visita sui luoghi del disastro. Peccato che nel testo definitivo del decreto la somma per l’emergenza sia parecchio più bassa: all’appello mancano 600 milioni e i soldi ammontano a 1,6 miliardi. Per aiutare gli alluvionati, con una somma più bassa di quella promessa, il governo ha tagliato sussidi e incentivi per i poveri, pur di scongiurare lo scostamento di bilancio. A far di conto con la verifica delle coperture è il sito di fact-checking online Pagella politica. A rimetterci saranno anche i disoccupati: per sostenere i lavoratori colpiti dall’alluvione, 400 milioni saranno recuperati dal “Fondo di integrazione salariale”, a tutela di chi non ha diritto alla cassa integrazione. Altri 150 milioni arriveranno dai tagli al Reddito di cittadinanza. Sul Fatto di domani vi racconteremo tutti i dettagli del provvedimento. Poi affronteremo il capitolo Pnrr, con lo scontro istituzionale tra governo e Corte dei Conti. Per azzerare il dibattito in Aula, il governo ha posto la fiducia sul decreto Pubblica amministrazione e domani si voterà alla Camera. Il provvedimento contiene l’emendamento che limita il controllo dei magistrati contabili sull’avanzamento del Piano di ripresa, oltre alla proroga dello scudo erariale fino al 2024. Sono i due punti che hanno spinto sulle barricate l’Associazione dei magistrati contabili: le toghe in mattinata si sono riunite in un’assemblea straordinaria. Nemmeno Bruxelles ha apprezzato la linea del “liberi tutti”.


TORNANO LE PROVINCE E LE POLTRONE, ADDIO BALLOTTAGGIO: ECCO LA PROPOSTA DEL GOVERNO. Mentre l’astensione cresce fino a diventare il primo partito, le destre sfoderano il loro antidoto per far tornare le persone al voto: ripristinare le Province, così gli elettori potranno scegliere il “loro” presidente. La maggioranza ha trovato l’accordo sul disegno di legge che approderà in Aula dopo l’esame della Commissione affari costituzionali. Lo scopo è “riavvicinare i cittadini alla politica”, ha dichiarato nei giorni scorsi Daisy Pirovano, capogruppo leghista in Commissione. Come effetto collaterale lievitano le poltrone – dopo che il governo ha tagliato il Reddito di cittadinanza – malgrado le sobrie promesse iniziali del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Ad esempio, in principio i nuovi consigli provinciali non avrebbero dovuto superare i 20 o 24 scranni, mentre la Sicilia già vorrebbe salire a 36. Le giunte di governo avrebbero dovuto contare 5 assessori, ma il numero è già aumentato. Con le 107 Province italiane potrebbero tornare in auge circa 2500 incarichi pubblici tra consiglieri, giunta e collaboratori politici. Sul Fatto di domani faremo le pulci alla nuova proposta delle destre. La maggioranza ha un duplice obiettivo: da un lato resuscitare gli enti locali aboliti dalla legge Delrio (governo Renzi) nell’aprile 2014; dall’altra, cancellare il ballottaggio nelle elezioni dei Comuni con più di 15 mila abitanti. L’idea è concedere la vittoria, subito al primo turno, al candidato che supera il 40% dei consensi. Seppur soddisfatta dei risultati, Giorgia Meloni ha gradito poco l’ultima tornata delle amministrative, con i candidati della destra in vantaggio ma obbligati al secondo round del ballottaggio.


LA MISSIONE DI ZUPPI A KIEV AFFRONTA LA RETICENZA UCRAINA. ANCHE GLI USA SCOPRONO I MILITARI FILO-NAZI. Oggi e domani il cardinale Matteo Maria Zuppi è a Kiev per conto di Papa Francesco. La visita del presidente della Conferenza episcopale italiana, però, non ha “come scopo immediato la mediazione”, ha precisato il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Questo perché Kiev al momento non è interessato a sedersi al tavolo delle trattative. Lo scopo principale di Zuppi, dice la Santa Sede è “ascoltare in modo approfondito le autorità ucraine circa le possibili vie per raggiungere una giusta pace e allentare le tensioni”. Tradotto (ancora con le parole di Parolin): “creare un clima” utile al dialogo. Per il portavoce della Difesa ucraina la visita di Zuppi è “un’altra opportunità per il Vaticano di vedere da vicino la realtà della guerra di aggressione della Russia e avere informazioni dettagliate sulla formula di pace in 10 punti di Zelensky”. Le autorità ucraine sono molto più concentrate sulla guerra, con la famosa controffensiva. Oggi Kiev ha confermato di aver avviato diverse operazioni militari e di aver guadagnato terreno a Bakhmut, ma i dettagli restano segreti. A parlare sono stati i russi: affermano di aver respinto attacchi nella notte nelle regioni del Donetsk e di Zaporizhizhia, di aver ucciso 250 militari e distrutto 16 tank e aver anche cominciato un contrattacco, con il capo delle operazioni Gerasimov in prima linea. Kiev ha smentito, nessuna delle affermazioni delle due parti è stata verificata sul campo in modo indipendente. Secondo il generale Mark Milley, capo di stato maggiore americano, l’Ucraina “è molto ben preparata” per la controffensiva, ma “è troppo presto per prevedere il risultato”. Quanto agli attacchi su Belgorod, Mosca ha detto di aver respinto un tentativo ucraino di attraversare il confine. Tutto ciò mentre i giornali americani, come il New York Times (e i quotidiani mainstream nostrani) riconoscono che gli aderenti alle formazioni ucraine d’assalto fanno sfoggio di simboli e slogan che inneggiano al nazismo. Sul Fatto di domani il nostro approfondimento.


CASO TRAMONTANO, L’AVVOCATO DI IMPAGNATIELLO RINUNCIA AL MANDATO. I VIDEO DELLA NOTTE DEL FEMMINICIDIO. Ha rinunciato al mandato il difensore di Alessandro Impagnatiello, il trentenne che ha assassinato la compagna Giulia Tramontano incinta di sette mesi. Il legale non ha spiegato i motivi della sua scelta, aggiungendo soltanto che la questione è riservata e che il suo ex assistito è sempre più angosciato. Ieri l’avvocato aveva detto che Impagnatiello avrebbe rivelato nell’interrogatorio dove trovare il coltello usato per il delitto. Per gli inquirenti la sua personalità combacia perfettamente con la definizione di “narcisista manipolatore”. Dopo la confessione, emergono altri elementi che precisano il quadro di questo efferato femminicidio. Sono state pubblicate alcune immagini di una telecamera di sicurezza che mostrano Impagnatiello fare la spola tra casa e auto, a Senago, con dei sacchi di plastica in mano. Il trentenne ha ammesso che all’interno c’erano gli stracci usati per tentare di eliminare le tracce dell’omicidio e alcuni oggetti sporchi di sangue. Il giudice per le indagini preliminari al momento ha escluso la premeditazione. Domani sono previsti nuovi rilievi irripetibili nella casa dove è stata uccisa Giulia Tramontano, mentre l’autopsia sul corpo è fissata per venerdì. Sul Fatto di domani leggerete le ultime rilevanze dell’indagine.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

L’Ue boccia la riforma della giustizia della Polonia. La Corte di giustizia europea ha stabilito che la riforma giudiziaria di Varsavia viola il diritto europeo perché mina il diritto di avere accesso a una magistratura indipendente e imparziale. Al Paese era già stata inflitta una multa record di 1 milione di euro al giorno, ridotta a 500 mila euro fino alla sentenza di oggi. Varsavia ha rigettato il verdetto come “corrotto”.

La Commissione Ue contro Musk. Twitter “ha scelto lo scontro” uscendo dal Codice di condotta sulla disinformazione, secondo Bruxelles. Perciò la vicepresidente della Commissione Europea Vera Jourova ha dato un avvertimento a Elon Musk: “Se vuole operare e fare affari nel mercato europeo, deve rispettare il Digital Services Act”. Il problema è che il Dsa (regolamento sulla trasparenza, contenuti illegali e disinformazione) è ad adesione volontaria.

Saluti fascisti dal candidato renziano. È accaduto durante un comizio a Velletri: l’aspirante sindaco di Italia Viva Fausto Servadio, alleato con Fratelli d’Italia, ha alzato il braccio teso rivolto ai militanti. Sul Fatto di domani faremo il ritratto di un candidato “esemplare”: militava nel Pd prima di approdare alla Corte di Renzi, per abbracciare Meloni.


OGGI LA NEWSLETTER IL FATTO ECONOMICO

FT: L’authority bancaria europea svela il greenwashing degli istituti

di Kenza Bryan e Alice Hancock

Le autorità di regolamentazione dell’Ue hanno riscontrato prove di un diffuso greenwashing nel sistema finanziario e aumenta la preoccupazione che banche, gestori patrimoniali e assicuratori stiano sovrastimando i loro impegni climatici.

La scorsa settimana l’Autorità bancaria europea ha detto di aver rilevato un “chiaro aumento” del rischio che le banche e altre istituzioni finanziarie dell’Ue stiano presentando in modo scorretto i loro sforzi sulla sostenibilità ambientale.
Il problema più grande è che gli istituti bancari e altri investitori promuovono il loro sostegno a progetti di energia pulita senza dire che, contemporaneamente, continuano a finanziare progetti legati ai combustibili fossili, o che implicano deforestazione o violazioni dei diritti umani.

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