Scandalo

Calderone, la Corte dei Conti indaga sull’Ordine consulenti

Ministra e marito - Spese pazze e finti frazionamenti. Irregolarità presunte: dagli “sprechi e regalie” ai pranzi privati dei due “senza controllo”. L’ente “usato come bancomat”

21 Febbraio 2023

Sull’Ordine dei Consulenti del Lavoro e sulla gestione di Marina Calderone e Rosario De Luca indaga la Guardia di Finanza. Lei è stata presidente per 18 anni, il marito le è subentrato una volta arrivata al ministero del Lavoro. Diverse denunce, portate all’attenzione dei magistrati contabili, confermano l’inchiesta del Fatto sui conflitti di interessi e i frazionamenti fittizi raccontati dai dipendenti a scapito dei lavoratori stessi, ma accendono anche un faro sugli sprechi di denaro effettuati con le risorse del Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro, quelle versate da 26 mila iscritti.

Dalla Procura regionale arriva dunque la conferma che quelle segnalazioni, pervenute da più soggetti e in tempi diversi, sono state ritenute “meritevoli di istruttoria” e – come tali – trasmesse alla Finanza per la verifica di eventuali profili di responsabilità o di danno. Le carte parlano di “gestione privata di una cosa pubblica”, di un “uso sregolato di fondi tra sprechi e regalie”, di dipendenti vessati a fronte di grandi prodigalità riservate ad amici e parenti messi “a libro paga dell’ente”.

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Venerdì scorso il Fatto ha raccontato il caso delle fondazioni dell’Ordine guidate da De Luca, sospettate di essere una cosa sola, ma sdoppiate fittiziamente per eludere le norme del lavoro sui licenziamenti e la rappresentanza sindacale. Sul caso sono state presentate dalle opposizioni tre interrogazioni al governo. Calderone e De Luca non hanno commentato direttamente, la Fondazione del marito della ministra ha bollato le rivelazioni come “illazioni generiche e diffamatorie”, una “campagna di odio del Fatto”, “attacco politico” alla ministra. Con una lettera, l’indomani i dipendenti delle fondazioni si dissociavano dagli articoli, salvo scoprire che il ministro in persona si era recato nella sede dell’ente, a riprova di un conflitto d’interessi che perdura: è il suo ministero a dover vigilare sull’ente che il marito presiede, ma nel quale – evidentemente – è ancora padrona di casa.

E ora le denunce che sembrano confermare tutto: “I dipendenti della Fondazione Studi o dell’omonima Srl – si legge – vengono utilizzati anche per attività del Consiglio nazionale, in palese violazione delle norme sulla intermediazione di manodopera”. Le denunce sono ora in mano al consigliere della Corte dei Conti, Massimo Perin. L’ultima, che il Fatto ha potuto visionare, risale al 5 dicembre scorso e inizia così: “Da quando Rosario De Luca, marito dell’attuale ministra Calderone, è diventato presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro, della Fondazione e del Cup, le irregolarità stanno aumentando. La gestione dei rimborsi spese, compresi i pranzi privati del presidente con la moglie ministra non ha più regole e il Consiglio nazionale sembra diventato un bancomat per spese istituzionali”. Tutti gli esposti indicano un “utilizzo incontrollato di fondi pubblici sotto gli occhi di molti”. In un passaggio si chiarisce: “All’ombra di un ente pubblico, che è l’Ordine, Calderone e De Luca hanno costruito una realtà che gestiscono come uno studio privato. Da un lato c’è l’ente, che ha limiti in ordine a trasparenza, contabilità eccetera; dall’altra ci sono le fondazioni, che dal primo vengono finanziate, ma non avendo limiti e controlli fungono da cassa di riserva per fare ciò che vogliono”.

Quali sarebbero queste irregolarità? “Spostamenti di ingenti somme di denaro al fine di finanziare attività non istituzionali; rimborsi e diarie liberamente stabiliti per corroborare consensi da parte dei consiglieri; spostamenti per occasioni non istituzionali con ‘auto blu’ a noleggio pagate dal Consiglio nazionale; dispendiosi lavori di ristrutturazione dal dubbio affidamento; acquisti e costose regalie per la presidente Calderone con carta di credito del Consiglio nazionale; dispendiosissime cene e catering richiesti di continuo; spese per viaggi esteri ingiustificate rispetto agli incarichi e anche per i congiunti”.

Tutti gli esposti sottolineano il conflitto di interessi, oggi diventato macroscopico con la ex presidente diventata ministra. “Un sistema di governance oligarchico che determina ogni tipo di scelta per sostenere spese ingiustificate, anche per parenti di ogni tipo e grado che operano all’interno della Fondazione Studi, di fatto bloccando il sistema democratico dell’istituzione, a scapito della dignità di tanti altri professionisti”. Ultimo, solo in ordine di tempo, “il cognato della ministra ed ex presidente, nonché cognato acquisito di quello attuale”. Di lui si legge “non esiste un contratto di consulenza, la fattura non è regolare”. Le denunce spiegano infine come questo presunto “sistema clientelare” abbia potuto operare indisturbato per anni: “I revisori dei conti non proferiscono verbo, sin dal 2005 la stessa persona ha presieduto l’organo di controllo del Consiglio, della Fondazione Studi e della Srl. Violando il sacrosanto principio di indipendenza previsto in materia di revisione legale”.

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