L'intervista

Adolfo Urso: “La missione russa al massimo fu propaganda, non spionaggio”

Il presidente del Copasir - “Abbiamo sentito Giuseppe Conte per evitare strumentalizzazioni. Non c’è prova di ricatti da Mosca”

25 Marzo 2022

L’operazione “Dalla Russia con amore” del marzo 2020 è stata, anche grazie all’intervento dei nostri militari, un’operazione per portare aiuti sanitari e, al momento, non sono emerse prove di un “ricatto” da parte di Mosca nei confronti dell’Italia. Adolfo Urso, presidente del Copasir, commenta così il “mistero” della missione dei medici russi sbarcati due anni fa nel Bresciano e nel Bergamasco. Una presunta spy story che ha fatto finire sulla graticola l’ex premier, Giuseppe Conte, accusato di aver aperto le porte della nostra sanità al Cremlino. Ma da quello che risulta sinora al Copasir non è così.

Presidente Urso, ieri il Copasir ha ascoltato l’ex premier Conte. Com’è andata?

Sui contenuti non posso dirle nulla, perché i nostri lavori sono sempre secretati.

Ma perché l’avete sentito? Volete riaprire il caso?

Abbiamo deciso di audirlo subito, anche su richiesta dello stesso Conte, proprio per effettuare tempestive verifiche e non alimentare eventuali strumentalizzazioni, in un momento così delicato e importante.

Dopo le minacce di Paramonov all’Italia si parla del “mistero” della missione in Lombardia nel 2020. Anche il Copasir se n’è occupato: a quali conclusioni è arrivato?

Lo abbiamo scritto senza infingimenti nella relazione sulla base di quanto allora hanno riferito il ministro della Difesa Guerini e le Agenzie dei servizi: “Da quanto si è appreso, la missione russa si sarebbe svolta esclusivamente in ambito sanitario con il compito di sanificare ospedali e Rsa e il convoglio si è mosso sempre scortato da mezzi militari”. Questo è quanto risultava dai nostri riscontri. Poi vi sono valutazioni politiche diverse sull’opportunità o meno di realizzare quella missione, nel contesto dato.

In cosa consisteva l’attività sanitaria?

Nella sanificazione di ospedali e Rsa, questo ci è stato riferito. Poi noi possiamo accertare se le misure predisposte siano state adeguate per garantire la sicurezza nazionale, le valutazioni sanitarie spettano ad altri.

Dicono che la missione avesse obiettivi di intelligence, propaganda o ingresso in uffici pubblici per “sanificare”. Vi risulta?

Una cosa sono le intenzioni, altro i risultati. L’effetto propagandistico era evidente anche dall’hashtag #dallaRussiaconamore, ma non è stata solo la Russia a fare un uso propagandistico degli aiuti inviati, pensiamo anche alla Cina, che era la fonte del virus. Bisogna però tener presente che Russia e Cina hanno una chiara strategia volta a condizionare le democrazie occidentali anche con strumenti da “guerra ibrida”.

Di che tipo?

Nella relazione abbiamo evidenziato come “Cina e Russia, nella competizione con l’Occidente facciano un uso spregiudicato dello spazio cyber, campagne di disinformazione e di propaganda” anche per manipolare “il dibattito politico interno ai Paesi occidentali con il fine di influenzare gli equilibri geo-politici internazionali, incitare al sovvertimento dell’ordine sociale e destabilizzare l’opinione pubblica su diffusione del Covid-19, vaccini e teorie”.

I russi possono aver mandato in Italia spie anche se scortati dai nostri militari?

La missione russa era composta in gran parte di militari che spesso rispondono all’intelligence. La vicenda Biot insegna che quando si parla di Russia bisogna sempre essere vigili, oggi è chiaro a tutti perché.

Come ha agito in questi anni la propaganda di Mosca in Italia?

Abbiamo evidenziato come “le ambizioni geopolitiche degli attori statuali invasivi, su tutti Cina e Russia, nella competizione con l’Occidente, beneficiano di un’asimmetria sistemica: libertà da vincoli e contrappesi che rende i sistemi decisionali agili e verticistici; penetrabilità dell’economia di mercato; permeabilità delle opinioni pubbliche occidentali che permette, con un uso spregiudicato dello spazio cyber, campagne di disinformazione e di propaganda. Queste caratteristiche fanno sì che l’intelligence di questi Paesi giochi un ruolo fondamentale sia nel processo decisionale che nella messa in pratica degli indirizzi di politica estera e di sicurezza”.

Quello di Paramonov è un ricatto verso l’Italia?

Nel mio ruolo non posso esprimere opinioni, ove avessimo evidenze attiveremmo le nostre procedure di controllo secondo le modalità che la legge ci conferisce. Nulla di ciò è però emerso sinora.

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