La prima impressione, il primo incontro, il primo pranzo, quello dove iniziò tutto. Per capire qualcosa del difficile rapporto tra Renzi e Conte si può provare a tornare in questo ristorante di lusso dove si mangia un ottimo pesce: IlSanlorenzo di via dei Chiavari in Roma.

“Buongiorno Matteo, ti presento il professor Giuseppe Conte”: quando Maria Elena Boschi porta a metà del 2013 il professor Conte dell’Università di Firenze al cospetto del sindaco di Firenze, Renzi non è ancora presidente del Consiglio, ma sta per candidarsi alle primarie del Pd per prendersi il partito e l’Italia con il benservito a Enrico Letta e il 40,8% alle Europee del 2014. Tutti volevano conoscere il “Royal Baby”, come lo chiamava Giuliano Ferrara. L’ubriacatura coinvolgeva politici, imprenditori e manager di grido. Tutti volevano conoscere Renzi.

Sono solo 7 anni fa, ma sembrano passati secoli. Non era Conte però il professore di Diritto interessato a Renzi. Era stato Guido Alpa, docente con mega-studio a due passi dal Sanlorenzo, in largo Cairoli, due piani sotto quello allora occupato dall’amico Conte, a chiedere di incontrare Renzi. Nella sua veste di presidente del Consiglio Forense e autorevole rappresentante dell’avvocatura, Guido Alpa aspirava a spiegare all’astro nascente del Pd le sue ricette per la giustizia.

Conte conosceva Maria Elena Boschi che notoriamente conosceva bene Renzi. Il gioco era fatto. Conte quindi in quel giorno della metà del 2013 è solo l’intermediario e stava ad Alpa come Maria Elena Boschi stava a Renzi.

La conversazione al Sanlorenzo si fa subito parallela sui due binari. Quello principale: Alpa-Renzi. E quello secondario: Boschi-Conte. Tutti seduti a un tavolo da quattro al piano di sopra, non nella cantina chic con un solo tavolo da quattro nel sotterraneo. I due commensali ‘più importanti’ (allora) parlavano del processo telematico e della riforma della giustizia civile. Alpa con più passione di Renzi. Mentre Conte e Boschi dialogavano delle loro cose fiorentine.

“La Boschi – ha spiegato il premier a Marco Travaglio nella sua prima intervista del luglio 2018 – l’ho conosciuta alla scuola di specializzazione che prepara gli avvocati a Firenze. Ogni anno istituiamo una commissione e lei ha fatto domanda e ha vinto. Per due anni mi ha coadiuvato nella correzione dei compiti”. A maggio 2014 Alpa sarà nominato consigliere di Leonardo-Finmeccanica. Una scelta motivata da un curriculum lungo 8 pagine e non sponsorizzata dai partecipanti al pranzo. A settembre 2013, Giuseppe Conte viene votato dal Parlamento membro laico del Consiglio di Giustizia Amministrativa e inizia così la sua ascesa pubblica.

Conte e Renzi non si vedono più fino a quando l’avvocato amico di Maria Elena Boschi diventa il premier del governo gialloverde. Per Renzi non deve essere stato facile digerire il brusco ritorno nella sua vita di quell’oscuro professore che gli pagò il pranzo al Sanlorenzo. Ora è al suo posto a Palazzo Chigi.

Giuseppe Conte, inoltre, ha sempre avuto un effetto divisivo tra Matteo e Maria Elena. Dentro Italia Viva si racconta che Renzi avrebbe chiesto più volte alla sua ex ministra i messaggini scambiati con Conte quando era solo un professore di Diritto. Renzi sperava forse di trovare in quegli sms – oltre ai complimenti per la nomina a ministro delle Riforme – una traccia di sostegno per le riforme stesse o di solidarietà per le polemiche su Banca Etruria. L’uscita sui giornali di qualcosa di simile (ove esistesse) avrebbe potuto incrinare l’immagine di Conte agli occhi del M5S. Renzi – raccontano al Fatto fonti ben introdotte nel Giglio magico – tentò in tutti i modi di convincere Maria Elena Boschi a mollare il suo telefonino anche facendo leva sul comune amico Francesco Bonifazi. Nulla da fare. Chissà cosa c’è di vero. Di certo il sentimento di Renzi verso Conte non migliorò.

Più il profilo pubblico dell’avvocato pugliese si ingigantiva nei meeting con Angela Merkel e Macron, più Renzi lo trovava antipatico.

Nell’estate 2019, quando Matteo fa la mossa del cavallo e crea dal nulla il governo giallorosa, subito pone il veto al Conte-bis e mette in pista Raffaele Cantone (il pm che tuttora preferirebbe all’avvocato di Palazzo Chigi) e solo quando capisce che senza Conte rischia le elezioni con un Pd in mano a Zingaretti, Renzi capitola e rinvia la resa dei conti con Conte dopo la scissione del suo partito dal Pd.

Il piano salta per due ragioni: il Covid e i sondaggi. Italia Viva resta inchiodata al 2% ben sotto l’ipotetica Lista Conte con l’aggravante che l’avvocato del pranzo al Sanlorenzo ora pesca nel suo stesso mare: il centro. Renzi decide di mandarlo a fondo, complice l’incerta gestione del Recovery Plan, prima che il semestre bianco blocchi ogni manovra.

Così si arriva alla crisi senza pilota di questi giorni. Renzi prova a convincere i suoi a dare la spallata al Senato. Il gruppo però rischia di spaccarsi e allora, per non uccidere insieme al governo il suo partitino, Renzi risponde all’arrocco di Conte con uno stallo: astensione. Come finirà? Una risposta possibile la si può trovare a quel tavolo del Sanlorenzo. Maria Elena Boschi non ha mai interrotto il suo rapporto di stima cordiale con il professore. “Con Conte ci parla Maria Elena” è la frase che Matteo ha detto più volte in questi anni, sia quando è nato il governo giallorosa, sia quando si è parlato di farlo finire. In questa fase politica nulla è scontato. Il leader di Italia Viva ha una prospettiva individuale ben diversa da quella della sua capogruppo alla Camera. Renzi guadagna più di un milione all’anno facendo il conferenziere, mentre non c’è la fila di cinesi che vogliono ascoltare le riforme dell’ex ministra. Certo, i voti che contano sono al Senato mentre Boschi sta alla Camera però è l’unico esponente di Italia Viva con un profilo autonomo riconoscibile. Non subito magari, potrebbe giocarsi una partita sua dicendo il secondo no a Matteo, dopo quello degli sms.

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