L'intervista

Daniela Collu: “Gli uomini dovrebbero capire che il femminismo fa bene anche a loro”

Blogger, conduttrice, autrice, Daniela Collu ha dato alle stampe un libro, Un minuto d’arte. 60 capolavori per riscoprire il piacere dell'arte senza filtri, senza soggezione, e con uno sguardo libero. Il tuo (Vallardi, pagg. 144, € 16,90). Spesso attaccata, soprattutto quando la si vede in tv: “Non importa quante volte ti vedano online, ti leggano attraverso i libri o ti ascoltino in radio: è quando vai in televisione che si sentono autorizzati a farti la lastra”

9 Dicembre 2020

C’è un tipo di sveltezza di pensiero, di quelle che doppiano l’interlocutore, che segna lo scarto tra l’onesto conduttore e l’animale da palco. Daniela Collu appartiene alla seconda specie. Viveva la rete “before it was cool” e lì è stata reclutata per quello che scriveva, iniziando a lavorare prima negli schizofrenici ingranaggi della macchina televisiva e poi davanti alle telecamere e ai microfoni della radio. Tra libri e prime serate, fino alle terapie di gruppo e le pillole di storia dell’arte su Instagram (ora diventate un libro, Un minuto d’arte, Vallardi) le resta anche lo storico nickname “@stazzitta”. Dopo anni di Strafactor, ora l’Hot Factor con l’aggiunta di due prime serate di X-Factor condotte con plauso di critica e pubblico.

E sui social, furore: qual è il palcoscenico più impietoso?

La tv sposta sempre gli equilibri. Non importa quante volte ti vedano online, ti leggano attraverso i libri o ti ascoltino in radio: è quando vai in televisione che si sentono autorizzati a farti la lastra. È quello il momento in cui la frangia diventa troppo lunga o troppo corta, e quello in cui “e perché ti vesti sempre di nero”? Lì, il mezzo fa il messaggio. Che se ci pensi, è incredibile.

A fronte di una vita online, ancora di più.

Online faccio 16 milioni di impression (numero di volte che un contenuto web viene visualizzato, ndr) a settimana, il che significa di più di un programma. Eppure, nei periodi in cui sono maggiormente esposta in televisione, l’attenzione si sposta. La prima volta fu nel 2013 e oggi, a sette anni di distanza, non c’è una volta in cui non mi sia stato chiesto “che modello di donna sei”?

Modello? Tipo “Barbie grinta” o “presidente operaio”?

Come una Panda, in pratica: esce la 4×4 e tu sei solo l’evoluzione del modello precedente. Come a non rendersi conto di tutto il tempo in cui le donne si stanno mostrando in ogni forma, in ogni età, in ogni situazione.

Sfatiamo il mito che gli haters vivano come i corvi solo online? È lì che si mettono in contatto, ma non è lì che cambiano lo sguardo.

Quando mi mostro struccata su IG ricevo enormemente meno messaggi, rispetto a quando sono in tv, dove è come se ci si aspettasse che tu risponda ancora un modello di bellezza predefinito.

Che poi, tu rispondi.

Quando replico “mi dispiace tantissimo che il vestito non ti sia piaciuto, come facciamo”? La loro risposta è “eh, ma sei tu che ti esponi alle critiche”.

Sei una femminista?

Ma certo. Credo che il femminismo lo sposi una volta e da quel momento sai quanto possa essere pericoloso fare un passo indietro. È un impegno quotidiano. O sei femminista in tutto quello che fai, o non lo sei. Io ci penso sempre, in ogni cosa: quando decido se mettere una scollatura o no, quando devo fare un colloquio, quando scelgo un programma, mentre guido.

Un retro-pensiero costante.

È come decidere di vivere in maniera civica, cercando di non essere una m***a per la società. Allo stesso modo, bisogna ragionare in termini di danni possibili. Io non voglio abbassare la guardia, non voglio fare passi indietro. Anche perché i danni non sono solo per le donne, ma anche per gli uomini. Vorrei che fossero date per certe le conquiste, anche se a volte vedo cose sconfortanti.

Le ragazze che ti seguono come vivono la questione?

Il modo in cui si mostrano le 15enni è molto più libero e liberato di quanto fosse il nostro alla loro età. Rispetto al corpo sono più sicure, si nota anche in relazione al sesso. Molte più ragazze e ragazzi riescono a vivere la loro omosessualità in adolescenza. E se riesci ad aderire a te stessa/o in quel momento, difficilmente ci rinunci.

Si spera.

Per capire quanto questo sia davvero un cambiamento della società e quanto invece un lavoro che verrà spazzato via con un’altra generazione, serve il tempo e serve che tutti monitoriamo affinché lo sia.

“Un minuto d’arte”: se dovessi fare il nome dell’artista più evoluta tra quelli trattati?

Nel libro ho citato artiste come Tracy Emin e il suo “My bed”. Ha capito che il letto in cui è stata sepolta per settimane alla fine di una storia d’amore era l’opera stessa. Così com’era, piena di fazzoletti gonfi di lacrime, bicchieri, vestiti sporchi. Nessuno vuole mai essere quello che non ce la sta facendo e lei è stata capace di spiegare la depressione, di mostrare a milioni di persone che sì, alle volte facciamo schifo. L’arte capace di fotografare quello che stai vivendo è quella più evoluta. Tutti siamo stati in quel letto.

Qualcuno ti ha fatto notare che non è periodo per chiedere 16 euro alla gente e hai deciso di mandare il volume a chi non può permetterselo. Lo stai facendo?

Sì, e contenta di farlo. Non mi pesa, sono stata anche io nelle condizioni di dover pensare se spendere o meno quella cifra. Il mio libro non salva delle vite, ma penso possa aiutare a passare un’ora gradevole dopo 8 mesi chiusi in casa. Dopotutto, è il mio lavoro.

Infatti. Come discernere un attacco gratuito, da uno che non lo è?

Ci ho pianto due ore e mezzo. I toni della ragazza in questione erano davvero aggressivi, ma resta un dato: tutto quello che faccio riguarda le persone e l’interazione, ed è la cosa che più amo. È chiaro che in certi momenti ti viene voglia di mettere tutto nel calderone e spegnere tutto, ma la verità è che le centinaia di migliaia di persone con cui entro in contatto sono tutte diverse, con giornate diverse e rodimenti vari diversi.

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