I partigiani dello skilift per la libertà

26 Novembre 2020

Bisogna dare atto alla destra dattilografa e televisiva di avere sempre contrastato la dittatura sanitaria imposta, con la scusa della pandemia, dal bieco governo Conte. Lo scriviamo con qualche apprensione, ma senza sarcasmo, perché ritrovare oggi in quei dibattiti e su quei giornali le stesse considerazioni sul Natale abolito che ascoltavamo e leggevamo cinque mesi fa sul Ferragosto scippato (indimenticabile il balletto della Santanchè per la riapertura delle discoteche) dimostra se non altro una granitica coerenza nella scelta del nemico, costi quel che costi.

Costoro, infatti, non potendo negare il virus e le sue tragiche conseguenze, accusano chi ne percepirebbe fraudolentemente i dividendi politici decretando una serie infinita di limitazioni, divieti, segregazioni, condite da abbondante terrorismo psicologico.

Insomma, un terrificante gulag collettivo, espressione di un’odiosa cultura sinistrorsa, edificato dall’avvocato-premier con la fattiva complicità di alcuni utili idioti della virologia. Per cui, sospettiamo, se le stesse misure anticontagio fossero state imposte da un governo a loro affine, probabilmente questi combattenti per la libertà si trasformerebbero nei più fanatici agit-prop della mascherina e del lockdown.

Oggi, però, i partigiani dello skilift hanno finalmente il loro manifesto ideologico, apparso su La Verità, con il titolo: “Chi osa desiderare lo svago è un peccatore”. Ancora più evocativo di torture e Santa Inquisizione il sommario: “Il governo non si limita a negare le vacanze, bensì punta il dito: bramare (sic) un abbraccio o una cena con i propri familiari è da egoisti e da irresponsabili”. Segue adeguato pezzo che spaziando da Savonarola a Susan Sontag affronta e sviluppa la pregna tematica della “malattia come colpa”.

Un’altrettanta vivace protesta sale dalle pagine di Libero che denuncia: “Il Belgio ordina i raid contro il Natale in casa”. Leggiamo che il Paese considerato più noioso al mondo, autorizzando le “pattuglie di agenti a fare irruzioni nei luoghi dove si festeggia”, si segnala come un luna park della repressione e del raccapriccio. Denuncia infatti lo scioccato estensore che “solo in Corea del Nord e in qualche territorio governato da fondamentalisti islamici, finora, si finiva dietro le sbarre per aver celebrato la Natività”.

Devo confessare che pur non bramando particolarmente abbracci e cenoni, un certo spirito libertino tende ad allontanarmi dai predicozzi iettatori delle fate turchine. Per cui, dovendo scegliere, m’imbarcherei volentieri con Lucignolo per un bianco Paese dei Balocchi, attrezzato per gli sport invernali. Sapendo che, purtroppo, ci toccherebbe prima una sosta nel villaggio degli Acchiappacitrulli.

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