Cibo & clima

Grazie al petrolio mangiamo troppa carne: fa male a noi e a tutto il Pianeta

Per produrre un kg di proteine di manzo viene emessa 240 volte la quantità di CO2 che viene emessa per produrne uno di legumi. Nutrirci è la più potente e profonda relazione che abbiamo con il mondo che ci circonda, possiamo scegliere di alimentarci e rispettare la Natura: scegliere prodotti di stagione, poco lavorati, con imballaggi ridotti e a filiera corta

Di Claudio Gianotti (Fridays for future Italia)
20 Ottobre 2020

Nutrirsi è uno dei bisogni principali dell’uomo e il cibo è sostentamento, desiderio, piacere, cultura e convivialità. Oggi ci pare qualcosa di scontato, di immediato. Apriamo il frigo e ci sfamiamo. Usciamo per strada e ovunque c’è un ristorante, apriamo un’app e un rider arriva per noi. La disponibilità di cibo non è più un problema, almeno in Occidente. Tutto questo grazie al petrolio.

Non è un’esagerazione. Per coltivare servono fertilizzanti, trattori e pompe per l’acqua, alimentate principalmente da idrocarburi, senza contare la catena del freddo e del trasporto. Il Global Footprint Network, una associazione che si occupa di calcolare il nostro impatto sull’ambiente, ha stimato che in Italia servono il doppio delle calorie di combustibili fossili per ogni caloria di cibo prodotto.

Questo significa che la capacità produttiva di cibo mondiale è dopata, esagerata e sta permettendo un boom della popolazione, che a sua volta chiede più cibo per essere sfamata. In quest’ottica la produzione di cibo assume logiche industriali e di catena di montaggio: che ha la sua acme nell’allevamento intensivo. La carne, simbolo di ricchezza, piatto della festa è sempre più richiesta e negli ultimi 50 anni il consumo di carne mondiale è aumentato di 5 volte. Inoltre, scelte di marketing e culturali hanno spinto il desiderio di consumare cibi di derivazione animale. L’hamburger americano è un modo di intendere la vita, fast e big, diffuso in tutto il mondo, a tal punto che esiste il Big Mac index per comparare il costo della vita in differenti nazioni.

Questo è un problema enorme di sostenibilità ambientale. Nell’immaginario collettivo l’agricoltura ha poco a che fare con inquinamento e ciminiere fumanti, ma i dati delle più autorevoli organizzazioni e gruppi di ricerca (FAO, IPCC), dicono il contrario: circa il 46% delle emissioni di CO2 sono dovute all’agricoltura. In particolare, l’allevamento fa la parte del leone. Per produrre un kg di proteine di manzo viene emessa 240 volte la quantità di CO2 che viene emessa per produrne uno di legumi. I bovini da soli emettono circa il 50% di metano da origine antropica, che ha un potere climalterante molto superiore all’anidride carbonica. Gli allevamenti poi contribuiscono all’inquinamento in molti modi. I composti volatili dell’azoto sono tra i principali inquinanti dell’aria, le deiezioni rappresentano spesso un problema di smaltimento e gli antibiotici usati negli allevamenti possono inquinare la falda e causare pericolose resistenze batteriche. Gli allevamenti poi, sono affamati di terreno agricolo. Per ragioni fisiche per un kg di manzo ci vogliono 10 kg di mangime. Per questo motivo il 90% della soia mondiale e il 70% del mais è destinato agli allevamenti, prodotti soprattutto tagliando foresta tropicale. Questo significa che circa il 95% del terreno agricolo è destinato in modo diretto o indiretto al settore zootecnico e che per 1 kg di carne ci vogliono in media 15 000 litri di acqua (contro i 200 di un kg di pomodori). http://www.fao.org/land-water/en/

La situazione è seria. La concentrazione di CO2 nell’aria ha raggiunto il valore più alto degli ultimi 800.000 anni e i cambiamenti climatici causati da questa variazione saranno epocali e potentissimi. Già oggi iniziamo a fare i conti con le iniziali conseguenze: diffusione di malattie, eventi climatici avversi e danni alla stessa agricoltura ma se non riduciamo le nostre emissioni andrà molto peggio. I provvedimenti devono essere collettivi, con prese di posizioni forti della politica e individuali: riduzione dei consumi, riprogrammazione degli spostamenti merci e riduzione spinta del consumo di carne e derivati animali.

Su quest’ultimo punto la grande tradizione culinaria italiana ci viene in aiuto. Io non riesco a immaginare un piatto che ho mangiato più spesso della pasta al pomodoro, e, sorpresa, è un piatto vegano. E due dei piatti che mi fanno più gola sono la pizza e la parmigiana, vegetariani. Forse anni di programmi di cucina ci hanno confuso un po’ le idee ma la Dieta Mediterranea, quella che l’OMS considera la migliore per la salute umana, è molto più vicina a una dieta vegetariana che a una dieta occidentale. Infatti, frutta e verdura sono quantitativamente i più importanti, seguiti da cereali e legumi, in minore quantità derivati animali come latte, formaggio e uova e infine carni bianche e pesce 1 volta a settimana. Carne rossa? Saltuariamente.

Oltre che a fare bene all’ambiente ridurre il consumo di alimenti di origine animale giova alla salute. Infatti, la carne rossa favorisce lo sviluppo delle prime tre cause di morte: infarto, tumore e ictus. I grassi animali sono implicati nella formazione della placca ateromasica, responsabile di ictus e infarti e la IARC (l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha definito la carne rossa come probabilmente cancerogena e la carne rossa lavorata come certamente cancerogena, consigliandone un consumo moderato.

Al contrario una dieta ricca di vegetali ha un ruolo protettivo nelle principali malattie del tratto digerente, endocrino, come diabete e obesità, e persino in alcuni disturbi psichiatrici.

Inoltre, vi sono delle considerazioni di giustizia sociale nel consumo di alimenti di origine animale, spesso più costosi e appannaggio delle classi più abbienti. E le condizioni degli animali negli allevamenti e l’inevitabile violenza richiesta per il loro abbattimento solleva in molte persone dubbi di eticità, tali da non voler essere complici di questa violenza e non nutrirsi di derivati animali

Mangiare è la più potente e profonda relazione che abbiamo con il mondo che ci circonda, possiamo scegliere di nutrirci e rispettare il pianeta e creare un rapporto con la Natura più responsabile. Scegliere prodotti di stagione, poco lavorati, con imballaggi ridotti e a filiera corta è il modo più responsabile di essere nel mondo. Anche se il trasporto in media incide del 10% sull’emissione di CO2 del cibo che consumiamo, questo modo di prendere è bello e rispettoso, ancora meglio se abbiamo la fortuna di avere un orto nostro o in famiglia.

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