Può sembrare fanta-scienza e in un certo senso lo è. Perché da un lato sono ambiti di ricerca che stanno migliorando – e continueranno a farlo – la vita di molti pazienti; dall’altro è una dimensione futuristica, almeno per l’Italia, perché a portare avanti questi progetti sono prevalentemente donne. Stiamo parlando di una realtà che rappresenta un’eccellenza per tutto il centro-sud, convenzionata con i Servizio sanitario (quindi accessibile anche ai comuni mortali) e che, nonostante i numerosi tentativi politici di smantellarla, resiste: la Fondazione Santa Lucia, un’Irccs specializzato nelle neuroscienze, dalla neuroriabilitazione di alta specialità al Centro europeo di ricerca sul cervello; oltre 30 mila mq di ospedale che ospita sei reparti di degenza, ambulatori e laboratori.

Pochi giorni fa è stata presentata la 34esima edizione del nuovo Annuario della Ricerca con dati e approfondimenti su quanto è stato svolto nel 2019 e ciò che è emerso, al di là del livello scientifico degno di farci rimanere in Europa, è proprio la massiccia presenza femminile, non solo in ogni branca di attività, ma anche nei ruoli dirigenziali dei principali ambiti di ricerca.

Qualche numero, giusto per rendere l’idea.

Al Santa Lucia il 73 per cento dei ricercatori è donna e quasi la metà ha meno di 35 anni. Così come, sui 60 laboratori, 37 sono diretti da donne. Le ultime tre edizioni del Premio Luigi Amadio (l’ex direttore generale della Fondazione, scomparso tre anni fa, sono state vinte da altrettante scienziate (la protagonista di quest’anno è stata la neuropsicologa e neurofisiologa sperimentale Sonia Bonnì).

E i cinque progetti di ricerca evidenziati nell’attività di quest’anno portano nomi femminili. Questi.

Germana Cappellini è un’ingegnera meccanica, ha un dottorato di ricerca in progettazione di sistemi meccanici con tesi sulla biomeccanica della colonna vertebrale e dal 2002 collabora con il neurologo Francesco Lacquaniti e con la fisiatra Daniela Morelli, direttrice del reparto pediatrico del Santa Lucia. Grazie al loro lavoro, è stato messo a punto un protocollo per diagnosticare precocemente i disturbi della deambulazione e fare in modo, quindi, che si possa intervenire subito con la neuroriabilitazione.

Laura Serra è una psicologa, ha un dottorato in neuropsicologia e dal 2006 studia gli effetti delle neuroimmagini sulle patologie degenerative del sistema nervoso, in particolare l’Alzheimer. La ricerca che è stata evidenziata, tra i 470 lavori pubblicati nel 2019, riguarda l’analisi della “riserva cognitiva”, un insieme di abilità e processi cognitivi che costruiamo nel corso della vita: se viene sviluppata aumenta la plasticità del cervello e la sua capacità di assorbire eventuali danni. Secondo i suoi studi, esiste la possibilità di agire con la neuroriabilitazione sugli indicatori statici e dinamici della riserva cognitiva in pazienti affetti da Alzheimer.

Paraskevi Krashia è una biologa ateniese, con un dottorato in farmacologia e anni di ricerca in elettrofisiologia a Cambridge. Dal 2012 al Santa Lucia, nel team del neurologo Nicola Mercuri, si occupa di Parkinson. Il suo studio, pubblicato su Science, ha posto le basi per l’utilizzo dei mediatori neuronali Resolvin D1 come bio-marcatori per la patologia e il oro utilizzo per rallentare l’infiammazione e, in prospettiva, individuare una cura.

Rita Formisano dirige l’Unità Operativa di Neuroriabilitazione 2 e presiede il Panel per il Coma e Disturbi della Coscienza dell’Accademia Europea di Neurologia. Grazie a questa autorevolezza internazionale, ha partecipato a un progetto di ricerca volto a stabilire, su basi scientifiche, linee guida e protocolli utili per la diagnosi e cura di pazienti con lesioni del sistema nervoso e disturbi della coscienza che hanno bisogno di neuroriabilitazione ospedaliera di alta specialità.

Maddalena Boccia è una psicologa, con un dottorato in psicolobiologia e neuroscienze cognitive. Il progetto inserito tra gli highlights dell’annuario della Ricerca al Santa Lucia riguarda il processo di rappresentazione mentale dello spazio e la sua relazione con la memoria. La ricerca ha dimostrato che, in pazienti con deficit o lesioni, lo sviluppo di un training dedicato alla navigazione spaziale ha migliorato significativamente anche le funzioni della memoria.

Alla luce, anche, di questi risultati, appare davvero incomprensibile la pretesa della Regione Lazio di equiparare le tariffe della convenzione con il Santa Lucia a quelle di una normale struttura di riabilitazione. Il tafazzismo della sinistra che si abbatte sull’eccellenza.

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