Dopo un mese torna oggi sul tavolo del Comitato tecnico scientifico (Cts) il tema dell’accorciamento della quarantena. L’ipotesi è passare dagli attuali 14 a 10 giorni, seguiti da un tampone, per i contatti stretti dei positivi: se il tampone sarà negativo si potrà tornare a lavorare, a scuola, alla vita di tutti i giorni. Anche per i contagiati le regole potrebbero cambiare: basterebbe un solo tampone negativo, in luogo degli attuali due a 24 ore l’uno dall’altro, per uscire dall’isolamento.

Sono le regole recentemente introdotte in Germania. Della quarantena si stanno occupando i professori Silvio Brusaferro e Giovanni Rezza, rispettivamente presidente dell’Istituto superiore di sanità e direttore della Prevenzione del ministero della Salute, incaricati dal ministro Roberto Speranza. Saranno loro a riferire al Comitato. Non sarà una discussione facile, né dall’esito scontato. Il Cts ha già rinviato una volta, ai primi di settembre, il tema della quarantena breve, sollevato allora dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. Tra gli specialisti che affiancano il governo alcuni sono contrari alla riduzione del periodo di isolamento e all’abbandono del doppio tampone. Peraltro il primo Paese ad accorciare la quarantena, passando da 14 a 7 giorni, era stato la Francia, dove il virus corre più che da noi. Gli studi scientifici più accreditati dicono che una quota fino all’8 per cento dei potenziali contagiati si positivizza tardi, quindi il rischio di “perdere per strada” fin quasi un positivo su 10 esiste. Ma esiste anche il problema di non chiudere in casa migliaia di persone e tutti sanno che c’è chi evita di fare il tampone proprio per non doversi fermare.

Test. Regole sui rapidi per evitare l’ingolfamento

Il Cts dovrà tornare anche sui test rapidi, già autorizzati dal ministero della Salute per la diagnostica nelle scuole. La scelta di non procedere a un rafforzamento delle Asl e dei laboratori per fare un numero molto più consistente di tamponi tradizionali molecolari, ritenuti più affidabili, costringe il governo ad accelerare sui test rapidi, cosiddetti antigenici, che hanno una sensibilità minore. È la strada imboccata con decisione dal commissario straordinario, Domenico Arcuri: è appena scaduto il bando per acquistare cinque milioni di test rapidi, anche salivari, reclamati da gran parte della comunità scientifica anche perché il sistema dei tamponi è in piena crisi come dimostrano le lunghe attese per i prelievi e per i risultati di laboratorio, anche al di là dei costi. Al Cts spetta però un parere sull’utilizzo dei test rapidi, impiegati inizialmente con successo per lo screening – quindi su soggetti per lo più asintomatici – negli aeroporti. Poi il governo deciderà quando si può fare il test rapido e quando sarà ancora necessario il tampone molecolare, probabilmente per la certificazione della negatività. È l’altro tema su cui Sileri, nei giorni scorsi, aveva criticato il Cts per il ritardo nelle valutazioni. L’incidente è superato.

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