Ora che sono tutti in ginocchio in attesa di un cenno, il Re Sole può tornare dal buen retiro dove ha sfangato il corononavirus, assieme alla nuova favorita Marta Fascina, la deputata trentenne che gli ha rubato il cuore un tempo di Francesca Pascale. E del resto con quel “e accattatevìll” pronunciato da Romano Prodi, sognano una nuova ribalta anche i fedelissimi di B: aspirante senatore a vita, responsabile dei responsabili, kingmaker di un governissimo e perché no, candidato al Colle. Di persona o per procura.

La sua Maria Elisabetta Alberti Casellati sarebbe disponibilissima. Dal tempo dei picchetti pro-Silvio davanti al Palazzo di giustizia di Milano ha sempre fatto parte della guardia presidenziale in Parlamento: che si trattasse di giurare su Ruby nipote di Mubarak o approvare una delle leggi ad personam. Che portano le impronte di Niccolò Ghedini o dell’altro senatore-avvocato Giacomo Caliendo che si è messo al servizio di un’altra buona causa: ripristinare il privilegio dei vitalizi per gli ex inquilini del Senato. Dove Berlusconi ha premiato con il laticlavio Adriano Galliani rimasto orfano del Milan e Alfredo Messina, oggi tesoriere di FI per decenni al servizio delle aziende di famiglia. Come pure Salvatore Sciascia già direttore dei servizi fiscali di Fininvest finito per questo nelle maglie di Tangentopoli. E che dire di Paolo Romani? Ex ministro di fiducia alle telecomunicazioni ha mancato l’elezione a presidente del Senato per via di una condanna per peculato. Da allora con Renata Polverini, medita di abbandonare la casa madre, ma sta sempre lì. Come Renato Brunettapiù defilato di un tempo: oggi il capogruppo alla Camera è Mariastella Gelmini, quella che da ministro dell’Istruzione aveva teorizzato il tunnel dei neutrini tra il Gran Sasso e Ginevra.

La corte, vecchia e nuova (B. ha trovato uno strapuntino pure per l’ex morosa di suo fratello Paolo, Patrizia Marrocco) spera in un nuovo rinascimento. Specie dopo che il Riformista della deputata azzurra Deborah Bergamini, ha svelato gli audio postumi del giudice Amedeo Franco a Palazzo Grazioli con cui si tenta di riabilitare il capo. Pochi mesi dopo la beatificazione di Bettino Craxi su cui sua figlia Stefania si impegna da vent’anni, gran parte dei quali in Parlamento grazie a Berlusconi. Che spera in una sorte migliore: basteranno le preghiere dell’ultrà cattolica Paola Binetti che in Forza Italia ha resistito nonostante la lunga stagione delle “cene eleganti” del Capo? Che in Parlamento ha voluto pure Carlo Fatuzzo. E che importa se le amazzoni come Elvira Savino fanno finta di non conoscerlo quando urla “pensionati, all’attacco!”. Tanto c’è Enrico Costa a badare al sodo: difendere la prescrizione sempre cara a B. E non solo a lui.

Per via delle inchieste giudiziarie i fratelli Occhiuto (Mario, sindaco di Cosenza e Roberto eletto alla Camera) hanno dovuto rinunciare a prendersi la guida della regione Calabria. Renato Schifani è nei guai per il caso Montante in Sicilia. E che dire del ras di Fondi Claudio Fazzone contrario allo scioglimento del comune infiltrato dalle cosche? L’ex governatore sardo Ugo Cappellacci rischia il processo invece per una tangente ottenuta approfittando del suo ruolo. E Antonio Angelucci patron del gruppo Tosinvest coinvolto in diverse sanitopoli. Poi c’è Luigi Cesaro, al secolo Gigino ’a Purpetta: dopo oltre due anni di melina in giunta delle immunità presieduta dall’altro forzista Maurizio Gasparri, la Casellati non ha ancora calendarizzato in aula sulle intercettazioni compromettenti che lo riguardano.

Quando si dice gli amici.

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