“La decisione di Benny Gantz, ministro della Difesa del governo di accordo nazionale e teoricamente futuro premier a partire dal settembre 2021, di chiedere lo slittamento dell’annessione dei Territori Palestinesi Occupati, usando peraltro come pretesto l’emergenza Covid, è del tutto irrilevante, come del resto è irrilevante la sua politica e la sua figura politica. Chi ha determinato lo spostamento a data da destinarsi di questa divisiva, per usare un eufemismo, mossa unilaterale da parte di Israele si trova al di là dell’Atlantico , a Washington”.

Il legislatore, già presidente ad interim di Israele nel 2000, nonché ex presidente della Knesset, Avraham Burg, commenta così in esclusiva per Il Fatto, il dietro le quinte e le ragioni del mancato voto parlamentare che il 1° luglio avrebbe dovuto portare all’inizio dell’implementazione dell’annessione unilaterale della Cisgiordania e della valle del Giordano. Burg è stato il promotore e autore della lettera-appello per fermare l’annessione. Il progetto, respinto dalla Autorità Nazionale Palestinese, Mamoud Abbas (Abu Mazen), il presidente dell’Anp, era stata invitato all’ultimo a condividere il piano ma con la precondizione che non mettesse come condizioni il blocco dell’espansione degli insediamenti colonici ebraici. Un diktat irricevibile da chiunque. Netanyahu – accusato di corruzione e altri crimini gravi e per questo chiamato a presentarsi in Tribunale – pur accusando la mossa del co-reggente e suo rivale Benny Gantz, non ha potuto far altro che uniformarsi al volere del suo tuttora più forte alleato: The Donald.

Quindi, onorevole Burg, è stato Trump a fermare l’annessione?

Sì, perché ora non gli fa più comodo e non ha piu tempo per aiutare Bibi a salvarsi annettendo la Cisgiordania e la Valle del Giordano. Trump e Netanyahu sono due megalomani narcisisti senza scrupoli né etica, pronti a voltare la faccia a chiunque per salvarsi e mantenere il potere.

A proposito di Trump, crede che il crollo verticale nei sondaggi per le Presidenziali di novembre sia dovuto alla sua manifesta incapacità di gestire l’emergenza della pandemia e di prevenirne i danni economici?

Non credo sia solo per questo. È dovuto anche alla sua politica estera infruttuosa. Trump, così come Bibi, non è in grado di realizzare qualcosa di sensato per il bene della collettività, non avendo spessore etico né culturale. Non sono mai stati al servizio della cosa pubblica bensì dei propri interessi privati. Essendo impegnato a combattere le conseguenze catastrofiche del virus ed evitare una sconfitta clamorosa per sé e per il partito Repubblicano a novembre, Trump ora se ne frega dell’amico Bibi. Che è costretto a far finta di opporsi alla decisione di Gantz, quando sa che è stata manipolata dal suo alleato alla Casa Bianca.

A questo punto, secondo lei, quando avverrà l’annessione? Se avverrà…

È molto difficile, se non impossibile, fare previsioni sulla politica dell’annessione perché non c’è trasparenza in questo progetto e processo. Nessuno lo conosce nei dettagli.

Quanta terra verrà sottratta unilateralmente da Israele all’Autorità nazionale palestinese?

Ripeto: visto che a decidere e stabilire l’annessione sono stati questi due individui ambigui, per usare un eufemismo, inaffidabili, guidati dalla brama di potere e dalla megalomania, capisce bene che qualunque previsione lascia il tempo che trova. Del resto nessuno ha potuto leggere nel dettaglio il piano Trump-Netanyahu.

Cosa ne pensa della risposta diplomatica e allo stesso tempo ferma del presidente palestinese Abbas?

In qualsiasi circostanza, anche le più difficili come quella attuale, il presidente Abbas, per cui nutro grande stima, non è mai sceso a compromessi che andassero contro la propria devozione per la pace e la non violenza tra israeliani e palestinesi. La sua stella polare è sempre stata la pace e ancora lo è.

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