“Sono nato figlio della Lupa e poi sono stato chierichetto nella chiesa di Gesù e Maria a Foggia. Seguivo le messe dei morti perché mi svegliavo tardi, ma chiedevo perdono a Dio. Poi sono stato repubblicano, seguendo le orme di mio nonno, discendente di Carlo Cafiero. E poi ancora, con D’Agostino, sono stato uno dei protagonisti del riflusso per cancellare gli Anni di piombo, i terribili anni Settanta. Adesso sto aspettando di capire cosa sarà il post coronavirus. Mi definisco un vichiano, nel senso di Giambattista Vico, il filosofo del ’700 che ha analizzato i corsi e i ricorsi storici”. Quando parli con Renzo Arbore, sai come cominci ma non sai dove vai a parare. Non esistono singole etichette per definire la sua arte e la sua incredibile capacità comunicativa. Soprattutto, non esistono barriere anagrafiche che possano frenare la sua instancabile voglia di stabilire un contatto con il pubblico. E così si scopre che anche i periodi bui e difficili come quelli che stiamo vivendo possono trasformarsi in occasione di risate. Anzi, di sorrisi.

E infatti il suo “Striminzitic Show”, che parte stasera in prime time su Rai2 (per poi trasferirsi da domani in seconda serata, sempre su Rai2, una puntata al giorno dal lunedì al venerdì), nasce dal suo seguitissimo programma “50 sorrisi da Napoli”, che ha tenuto compagnia agli italiani durante la quarantena sul canale renzoarborechannel.tv.

Arbore, non si è fermato neanche durante la quarantena?

Qualche mese fa ho avuto la broncopolmonite. Mi sono spaventato e sono dovuto rimanere a lungo in casa. Non so se è stato coronavirus. Per fortuna sono guarito. Per la pandemia ho dovuto annullare tutti i concerti sold out e sono preoccupato per i miei orchestrali. Ma non sono stato fermo e adesso ho una scommessa da vincere. Non dico che vincerò perché è un’affermazione che ha sempre portato sfiga.

E cos’ha fatto durante il lockdown?

Ho riscoperto e sistemato il mio archivio, che era molto disordinato. Trasferendo le videocassette in dvd, ho ritrovato un patrimonio. E non parlo (solo) di “Indietro tutta” e “Quelli della notte”: ho fatto 18 format televisivi, cominciando da “Speciale per noi”, il primo talk show in assoluto, e tre radiofonici (“Bandiera gialla”, “Per voi giovani” e “Alto gradimento”). Una volta scoperte le chicche del mio archivio, sia il mio storico autore Ugo Porcelli sia il mio discepolo e collaboratore musicale Gegè Telesforo mi hanno chiesto: perché non facciamo un programma?

Anche perché lei, nel frattempo, stava realizzando gli appuntamenti quotidiani di “50 sorrisi da Napoli”.

Che hanno avuto un successo inaspettato, e non soltanto al Sud. Centomila visualizzazioni in media, con punte fino a un milione – accoppiate ai social – con Maurizio Casagrande che ha rifatto Ma la notte no.

Lei, classe 1937, che “spacca” su Internet…

Sono partito nel 2007 a esplorare la Rete, con una diretta dall’Auditorium di Roma. E ancora adesso sono un grande navigatore notturno. Resto un talent scout: nel programma ci saranno anche alcune nuove scoperte.

Ce le può anticipare?

Avremo un giovane doppiatore, per esempio, Stefano De Santis che viene dall’Officina Pasolini: doppia Mattarella, Conte, e De Luca. E poi la Song ‘e Napule Original Band (Sob): un gruppo di professionisti che rivisita in chiave ironica canzoni di Carosone. E l’attore comico pugliese Uccio De Santis.

Però ci saranno anche i suoi amici, una sorta di “Arbore and friends”.

Certo, ma pure friends senza Arbore: Elio e Lillo&Greg fanno uno sketch in sintonia con le mie corde, quindi li ho presi. Non voglio realizzare un programma storico, ma un programma di malefatte.

Dove girate?

A casa mia. Siamo asserragliati nel mio condominio. È un programma di difficile confezione: saremo io e Gegè, con il regista Gianluca Nannini e due operatori.

Ma si riderà.

Da me tutti si aspettano il sorriso, mica vado nei talk show ad aumentare la canizza politica. Anche se mi è stato chiesto.

Cosa abbiamo imparato da questo periodo?

Abbiamo riscoperto il valore della competenza e dell’educazione: ovviamente non parlo di come si sta a tavola, ma del modo in cui abbiamo recepito e rispettato le indicazioni governative. Abbiamo riflettuto, cercato la verità tra le fake news. E poi abbiamo riscoperto la bellezza dei nostri territori, la loro originalità. Ci stiamo convincendo che siamo fortunati a essere nati in un Paese dalla bellezza concentrata. E adesso la retorica non ci fa più paura.

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