Di cosa parlava il 6 aprile il premier Giuseppe Conte quando ha annunciato una “potenza di fuoco” da 400 miliardi per le imprese? Perché il ministro dell’Economia Gualtieri ha poi parlato di “un bazooka da 750 miliardi”? Diciamo che detta così è una speranza: è il totale delle risorse che potrebbero essere mobilitate da soldi, garanzie e iniziative della galassia pubblica (Cdp in testa) varate coi tre decreti approvati durante l’emergenza (Cura Italia, Liquidità e Rilancio). I fondi “veri”, per così dire, sono 80 miliardi più i 30 di garanzie alle imprese che richiedono i prestiti. Questi soldi e il loro “effetto-leva” dovrebbero aiutare un Paese ferito dalla peggior recessione in tempo di pace. Un primo bilancio: al netto di burocrazia, errori e farraginosità varie, il “bazooka” sta colpendo più velocemente in caso di sussidi, bonus e fondi ai ministeri, mentre è meno efficace nel sostegno alle imprese o sul fronte degli ammortizzatori sociali. Vediamo come e a chi sono andati i soldi stanziati (della difficile concessione dei prestiti prevista alle imprese scriviamo diffusamente nella pagina accanto).

Sanità. Dopo i 3,2 miliardi stanziati a marzo per aumentare i posti letto nelle terapie intensive e in rianimazione (1,4 miliardi), incrementare il numero di medici e infermieri (431 milioni) e implementare l’assistenza sanitaria (1,25 miliardi), con il decreto Rilancio il governo ha previsto altri 3,2 miliardi di risorse per assistenza territoriale, ospedali, interventi sul personale sanitario e per finanziare 4.200 contratti di specializzazione medica in più. Soldi arrivati a destinazione.

Scuola. Agli 85 milioni di euro previsti dal Cura Italia per il potenziamento della didattica a distanza, tra piattaforme e-learning, aiuto alle famiglie meno abbienti e formazione del personale scolastico, si sono aggiunti ora 1,45 miliardi destinati all’acquisto di guanti e mascherine, dispositivi per la didattica a distanza e misure per l’adattamento degli spazi interni ed esterni delle scuole. Un miliardo e mezzo di euro è andato all’Università anche per l’assunzione di almeno 4mila ricercatori. I bonifici per le scuole sono arrivati.

Bonus 600 euro. Dopo la pessima partenza, con il sito dell’Inps in tilt, sono serviti 12 giorni per iniziare ad accreditare 2,37 miliardi sul conto di poco meno di 3,9 milioni di lavoratori autonomi. Meno di 1 milione di domande sono ancora in fase di istruttoria o respinte. Dal 20 maggio sono partiti gli accrediti previsti dal dl Rilancio: stanno andando a oltre 4 milioni di assegnatari la cui platea si è allargata ai lavoratori del turismo, spettacolo e ai professionisti che hanno subito perdite di fatturato di almeno il 33%. Non hanno avuto nulla i professionisti iscritti alle casse di previdenza. Le colf stanno ricevendo 500 euro di aprile e maggio se non convivono col datore di lavoro.

Babysitter, congedi e smart working. A destinazione senza problemi anche le misure richieste dai genitori ad aprile (1,4 miliardi erogati) e prorogate dal decreto Rilancio. Il pacchetto famiglie va dai 600 euro per il bonus baby sitter ai congedi (un’indennità al 50% della retribuzione) fino al lavoro agile che resta la modalità prevalente per chi ha figli fino a 14 anni.

Lavoratori. Nella lunga e sofferta attesa di ricevere gli aiuti statali, ai 7,7 milioni che hanno chiesto la cassa integrazione è andata peggio di tutti: ad oggi è arrivata solo a 5,5 milioni di persone, ma a 4 milioni è stata anticipata dal datore di lavoro. La situazione si è sbloccata solo negli ultimi 10 giorni. Non è un problema di fondi (agli ammortizzatori sono andati 15 miliardi su 25 stanziati dal dl Rilancio per il pacchetto lavoro): è il meccanismo della cassa in deroga ad aver imbarazzato governo, Inps e Regioni. Ora è stata introdotta una procedura veloce che consente all’Inps di anticipare il 40% dell’assegno, ma si applicherà solo dal 19 giugno. Resta il divieto di licenziare fino a metà agosto. Il reddito di emergenza per le famiglie più bisognose, l’altra novità da 1 miliardo, si può richiedere online dal 22 maggio.

Imprese. Disco verde anche per le misure che rimandano il pagamento delle tasse, dell’Irap e dell’Iva. Stop anche alle cartelle esattoriali. A segno pure il credito d’imposta del 60% per chi continua a pagare il canone di locazione. C’è, invece, da aspettare per i 6 miliardi di contributi a fondo perduto per imprese con cali di fatturato: la procedura web sarà disponibile solo dalla seconda metà di giugno. A rilento, l’erogazione dei prestiti miliardari garantiti Sace: ne sono stati concessi 27 per la miseria di 204 milioni di euro. In attesa di assegnare 6,3 miliardi a Fca e 1,25 ad Autostrade.

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