29 gennaio. Una coppia di coniugi di Wuhan in vacanza a Roma viene prelevata dall’Hotel Palatino di Via Cavour e portata all’ospedale Spallanzani. Verrà diagnosticata ad entrambi una polmonite da Sars-CoV-2.

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30 gennaio Il presidente del Consiglio Conte annuncia i primi due casi di contagio e la chiusura del traffico aereo da e per la Cina.

31 gennaio Una nave da crociera con 6000 persone a bordo viene bloccata a largo di Civitavecchia per due casi sospetti. L’Oms dichiara l’emergenza sanitaria internazionale. Il direttore dello Spallanzani Giuseppe Ippolito riferisce in conferenza stampa il rapporto del Centro europeo per il controllo delle malattie: “Il rischio di ulteriori limitate trasmissioni da persona a persona all’interno dell’Ue è da basso a molto basso”.

1° febbraio. Il Consiglio dei ministri dichiara lo stato di emergenza per 6 mesi e stanzia 5 milioni di euro. Viene nominato Commissario straordinario il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli.

2 febbraio. Sessantasette italiani vengono rimpatriati da Wuhan e portati nella caserma militare della Cecchignola per la quarantena.

4 febbraio. Il Ministero della Salute istituisce una task force dedicata al virus 2019-nCoV e rafforza i controlli negli aeroporti e porti italiani. I presidenti leghisti di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia e della provincia autonoma di Trento chiedono al governo di imporre la quarantena a chi rientra dalla Cina, compresi gli alunni delle scuole.

5-21 febbraio. Tutto procede in una placida routine. Renzi minaccia battaglia sulla prescrizione. I morti sono oltre 1000 in Cina.

21 febbraio. È il nostro venerdì nero. A 54 minuti dalla mezzanotte l’Ansa batte la prima agenzia: “Coronavirus, un contagiato in Lombardia”. È il “paziente uno”, un 38enne ricoverato per polmonite all’ospedale di Codogno, nel basso Lodigiano. Nel corso della giornata emergono due casi a Vo’ Euganeo, nel Padovano: alle 23.40 uno dei due, un 77enne di Monselice, muore. È il primo morto in Italia. Salvini intima al governo di chiudere tutto: “Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!”.

22 febbraio. Conte firma un decreto: le aree dei due focolai del Lodigiano e di Vo’ Euganeo diventano “zone rosse”: non si potrà uscire né entrare. Nel corso della giornata i contagi arrivano a 76.

23 febbraio. Vengono chiuse le scuole in sei regioni del Nord.

26 febbraio. Il presidente della Lombardia Attilio Fontana si mette in isolamento in diretta Facebook dopo aver annunciato la positività di una sua collaboratrice.

27 febbraio. Da più parti si grida all’allarmismo ingiustificato. Il sindaco di Milano Sala chiede al governo di riaprire i musei, riapre i locali dopo le 18 (già chiusi dalla Regione), indossa la t-shirt con lo slogan #milanononsiferma, si fa ritrarre mentre prende lo spritz e condivide un video commissionato da 100 brand della ristorazione che esalta i “ritmi impensabili” della capitale morale. Salvini va da Mattarella a chiedere di “Riaprire tutto e far ripartire l’Italia” e intima al governo: “Riaprire tutto quello che si può riaprire. Riaprire per rilanciare fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti, centri commerciali!”. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti va sui Navigli per un simbolico aperitivo coi giovani del partito. Nove giorni dopo annuncerà di essere positivo al Coronavirus.

28 febbraio. Il governo approva il decreto legge “misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Salvini chiede: “Aprire, aprire, aprire! Si torni a produrre, a comprare, si torni al sorriso”. Confcommercio stila un decalogo: “Sono gli ultimi giorni di saldi: approfittane! Vai dal parrucchiere o dall’estetista! Incontra gli amici al bar per un aperitivo, non sono più chiusi dopo le 18! Esci a cena, i ristoranti sono aperti! Fai una passeggiata e mangia un gelato prima di tornare a casa”. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia denuncia al Corriere i danni della psicosi da Coronavirus: “L’export e il turismo hanno pesanti contraccolpi”. Riapre il Duomo di Milano. Sono 888 le persone contagiate, 64 in terapia intensiva 21 i morti.

29 febbraio. L’Oms eleva il Covid-19 a “minaccia globale molto alta”.

1° marzo. Conte firma un decreto su proposta del ministro della Salute Roberto Speranza per il contenimento del contagio nelle regioni maggiormente coinvolte e per il territorio nazionale (sorveglianza per chi proviene da zone a rischio epidemiologico, disciplina del lavoro agile, sospensione dei viaggi d’istruzione, sanificazione dei mezzi pubblici, etc.). L’Italia è divisa in 4. Sono superati i 1.000 contagi in Italia e i 3.000 morti nel mondo.

4 marzo. Chiudono le scuole e le università in tutta Italia.

6 marzo. Il governo stanzia 7,5 miliardi a sostegno di famiglie e imprese. La mappa genetica ricostruisce l’albero genealogico del virus: il “paziente zero” europeo forse è un manager della Baviera.

8 marzo. La Lombardia e 14 province nel nord vengono dichiarate “zona rossa”. Bar e ristoranti chiudono alle 18. Chiudono palestre, piscine, cinema, teatri. Vietati funerali e matrimoni. Vietati i colloqui nelle carceri. Le anticipazioni filtrate in serata dal Consiglio dei ministri (la Cnn dice dalla Regione Lombardia) scatenano la fuga in treno di migliaia di persone verso il Sud, che tuttavia prosegue nelle ore, nei giorni e nelle settimane successive.

9 marzo. Conte annuncia che tutta Italia diventa “zona protetta”. È il provvedimento “Io resto a casa”. Il dpcm prevede: divieto di assembramento; spostamenti solo per lavoro, salute o necessità con autocertificazione; chiusura delle scuole; stop allo sport. L’Italia diventa il secondo paese al mondo per decessi legati al Coronavirus dopo la Cina. Rivolte nelle carceri. Salvini: “Non basta, chiudere tutto”.

10 marzo. Aumentano i contagi tra gli operatori sanitari. Il protocollo in uso negli ospedali prevede ancora il link epidemiologico territoriale. Non vengono testati gli asintomatici, anche se sono stati a contatto con contagiati. Sono 10.149 i casi totali. La Sanità lombarda è al collasso.

11 marzo. Alle 22, in diretta tv e Facebook, Conte annuncia che tutta Italia è “zona rossa”. Chiudono le attività commerciali, tranne quelle di prima necessità. Le aziende sono tenute ad adottare protocolli di sicurezza. Si può uscire di casa solo per motivi di salute, lavoro o acquisti indispensabili.

12 marzo. Le città si svuotano. Molti italiani cantano sui balconi. Siamo tutti in quarantena.

15 marzo. Viene varato il maxi-decreto (praticamente una finanziaria bis) con misure per contenere l’emergenza e sostenere l’economia. Si prevedono ospedali campali militari. Le persone in terapia intensiva sono 1.672, i morti 1.809, anche giovani e senza alcuna patologia pregressa.

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