È stato un undercover agent, un agente sotto copertura, a mettere nei guai Gabriele Villone e Bruno Caparini, i due manager italiani che gli Stati Uniti vogliono processare per cospirazione, frode e riciclaggio. Sono accusati aver cercato di comprare una turbina di produzione Usa per cederla a un’azienda di Stato russa. Sette milioni e mezzo il prezzo di acquisto, 17 milioni e 300 mila dollari quello di vendita. Un guadagno da quasi dieci milioni per i quali rischiano fino a 45 anni di carcere, insieme a due imprenditori russi e uno americano.

Villone è il managing director della Gva International Oil and Gas services con sede a Dubai. Arrestato il 28 agosto a Savannah, in Georgia, è stato richiuso nel penitenziario di Chatham County per 24 ore prima di essere trasferito: secondo quanto risulta al Fatto è stato poi rilasciato, ma è al momento irreperibile. A piede libero, invece, Caparini, che ha nome, cognome e curriculum praticamente identici a quello di un industriale bresciano, storico amico di Umberto Bossi e padre di Davide, deputato della Lega dal 1996 al 2018 e oggi assessore al Bilancio in Regione Lombardia. I Caparini del Carroccio negano di aver mai saputo nulla delle contestazioni americane.

Nei documenti dei magistrati il Bruno Caparini sotto accusa è identificato come commercial director of an Italian engineering and construction company. In un’organigramma online della Mesit, società italiana di ingegneria e costruzioni con sede a Milano, Bruno Caparini è indicato come direttore commerciale, mentre il figlio Davide figura come presidente. Quella pagina, però, non è più online: è rintracciabile solo la cache.

Con lo stesso meccanismo, tra le consociate di Mesit si trova anche la Gva di Villone e sul sito di Gva (anche questo offline) si rintraccia il logo di Mesit. I simboli delle due società fanno bella mostra persino nella brochure di presentazione della Mesit. Che sulla carta è amministrata da uno studio di commercialisti di Bergamo attraverso un trust. Dal 2018 l’amministratore è la moglie di Bruno Caparini, Teresina Gasparotti, che ha preso il posto di Angelo Balzarini. Mesit ha sede Milano in piazzale Duca d’Aosta 12, dove è domiciliata la Sti, una società consortile fondata nel 2010 e presieduta proprio da Bruno Caparini. Amministratore della Sti nel 2010? Sempre Balzarini, ex ad di Mesit.

Insomma: i legami tra la Gva e la società per cui lavorava Caparini, amministrata dalla moglie, sono molti. Solo che il Caparini noto in Italia per il sostegno alla Lega nega di essere lo stesso Caparini che in Usa rischia 45 anni di carcere. Un nodo che non si scioglie, visto che nell’atto d’incolpazione del Grand jury non è contenuta né la data né il luogo di nascita degli imputati. In compenso sono descritte tutte le accuse. In 30 pagine Caparini è citato 14 volte: a partire dall’aprile del 2017, quando l’italiano incontra i rappresentanti della “compagnia A” per acquistare una turbina Vectra 40G.

L’identità della “compagnia A” è omissata, ma secondo il quotidiano russo Kommersant si tratta della ex Dresser-Rand, oggi Siemens. La “compagnia A” più volte chiede a Caparini – e a Dali Bagrou, l’imprenditore americano sotto inchiesta – spiegazioni sull’uso della turbina. Dall’invasione della Crimea, infatti, è tra i beni che è vietato vendere alla Russia. Agli atti ci sono messaggi ed email che Caparini e Villone si scambiano: sostengono di voler utilizzare negli Usa quella turbina. “Sanno già di mentire”, scrive il Grand Jury.

Nel frattempo, infatti, sono spuntati i russi Oleg Vladislavovich Nikitin e Anton Cheremukhin della Ks Engineering. Che da una parte si accordano per comprare da Gva. D’altra s’impegnano a rivendere a una compagnia di Stato russa che la userà sulla piattaforma Prirazlomnaya nel mare Artico, gestita da Gazprom Neft. Le contrattazioni procedono fino al 2019: il manager della Gva Villone invia foto della turbina ai russi e allo stesso Caparini. Crede che l’affare sia praticamente fatto.

A febbraio invia il preventivo da 7 milioni e mezzo ai russi ma cancella il prezzo. “Il costo – spiega – è più alto del previsto perché l’oggetto non è più in produzione e per via dello stretto controllo”. Alla fine si accordano per 17 milioni e 300 mila dollari: circa 10 milioni in più. Nel frattempo, però, nella trattativa si è infiltrato un agente sotto copertura. Villone lo incontra a Savannah il 28 agosto pensando di concludere, ma quel giorno viene arrestato. Stando ai documenti del giudice, però, continua a scrivere ai russi: “Abbiamo immediatamente bisogno di 500 mila dollari oggi. È un emergenza che vi spiegherò più avanti”. Qual è l’emergenza? A cosa servono i soldi? Due settimane dopo Nikin vola da Mosca alla Georgia: ad attenderlo gli agenti dell’Fbi.

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