“Ragazzi, abbiamo i soldi per durare sì e no un anno, ma se fra sei mesi siamo sotto il punto di pareggio, chiudiamo e tutti a casa”. Così, nell’imminenza del debutto in edicola, fissato il 23 settembre 2009, il direttore Antonio Padellaro metteva in guardia i giovani cronisti che avevano deciso di unirsi all’avventura del Fatto Quotidiano. Invece di anni ne sono passati dieci. Ai nostri primi dieci anni è dedicato il numero speciale del mensile FQ MillenniuM, diretto da Peter Gomez, in edicola da domani dopo essere stato presentato in un’edizione speciale alla festa della Versiliana.

La nascita del Fatto è raccontata dai fondatori: Marco Travaglio, Marco Lillo, Cinzia Monteverdi, insieme ai citati Padellaro e Gomez. Al governo c’è Silvio Berlusconi con il suo carico di conflitti d’interessi e imputazioni giudiziarie, ma sul fronte opposto i Ds hanno normalizzato L’Unità, diretta proprio da Padellaro – succeduto a Furio Colombo – e dove Travaglio aveva una rubrica quotidiana, Bananas. Da qui l’idea di fondare un nuovo quotidiano indipendente (anche dai fondi pubblici, rifiutati per principio, e dai grandi gruppi imprenditoriali). Il titolo di apertura del primo numero dice già tutto: “Indagato Letta. Da 10 mesi. E nessuno ne parla”. La notizia stava soprattutto nella seconda parte: nell’Italia di dieci anni fa c’erano dei potenti che l’informazione non osava toccare. L’inchiesta su Gianni Letta era nota da tempo in molte redazioni, che però si guardavano bene dal pubblicarla.

Cominciano così dieci anni di inchieste, scoop, campagne, che FQ MillenniuM – in edicola con una copertina da collezione disegnata da Riccardo Mannelli – ripercorre grazie ai racconti dei giornalisti e delle giornaliste che ci hanno lavorato. Così le 130 pagine dello speciale diventano l’occasione per rileggere un decennio ancora fresco e poco raccontato, ma ricco di eventi importanti. Il caso Ruby e le grandi indagini politico-giudiziarie, dalla trattativa Stato-mafia a Consip. Il tramonto del berlusconismo e le parabole effimere di chi è venuto dopo, da Monti a Renzi. Il No al referendum costituzionale. Gli scandali bancari e i lati oscuri dei potenti del capitalismo italiano. Il lavoro, da Marchionne agli esodati, un dramma sociale che Il Fatto ha raccontato per primo. I diritti, a partire dalla decisione tormentata di pubblicare in prima pagina la foto del cadavere tumefatto di Stefano Cucchi. E così via. Ma anche il racconto di un’Italia più leggera, quella della televisione, del cinema, della musica, del calcio. E quella inchiodata dall’ironia dei nostri vignettisti, capitanati da Natangelo. Qual è stato il meglio e il peggio di questo decennio? La risposta la danno alcuni dei nostri commentatori, da Gian Carlo Caselli ad Andrea Scanzi, da Daniela Ranieri a Lorenza Carlassare, da Pietrangelo Buttafuoco a Luca Mercalli

Dal 2009 Il Fatto non solo ha superato gli scogli paventati da Padellaro nell’incertezza del debutto, ma è diventato un gruppo editoriale che ha creato via via un sito da due milioni di utenti unici al giorno, la casa editrice Paper First, il mensile FQ MillenniuM, fino alla tv Loft e alla quotazione nelle Borse di Milano e Parigi. Un viaggio lungo e non sempre comodo, accompagnato da grandi firme che purtroppo oggi non ci sono più, e che negli anni hanno affidato alle nostre colonne grandi storie, invettive politiche e intuizioni poetiche: Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Lucio Dalla. E Andrea Camilleri, l’ultimo a lasciarci. Lo speciale sui nostri primi dieci anni ci dà anche l’occasione di ricordarli. E riscoprirli.

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